Jury Duty – Inaspettato successo di un ibrido seriale
Nel sesto episodio di Jury Duty – la sorprendente serie creata da Lee Eisenberg e Gene Stupnitsky targata Freevee e disponibile in Italia su Prime Video – è l’ignaro giurato Ronald Gladden a svelare senza volerlo l’incredibile “gioco” di cui è il protagonista/eroe affermando inconsapevole: «There has not been a single day that we’ve had that just been smooth. There’s always something crazy that comes up. This literally feels like reality TV».
Presentatogli come un documentario che spieghi al pubblico il funzionamento di un processo giudiziario statunitense attraverso il punto di vista di una giuria popolare, lo show a cui si ritrova a prendere parte l’appaltatore solare di San Diego è invece un finto (e a dir poco singolare) processo in cui tutte le persone coinvolte sono attori con il compito di mantenere il più a lungo possibile l’illusione costruita intorno a Ronald, l’unica persona a tutti gli effetti “reale”. A ciascuno dei partecipanti è affidata allora l’ardua sfida di mettere costantemente alla prova Ronald coinvolgendolo in situazioni al limite dell’assurdo adattate di volta in volta alle sue reazioni.
Dal passaparola social fino alle candidature ricevute come miglior comedy alle prossime edizioni degli Emmy Awards e dei Golden Globes, Jury Duty si distingue immediatamente non solo per l’inaspettato successo ma soprattutto per la sua evidente unicità all’interno di un panorama seriale sempre più spesso popolato da prodotti basati sulle stesse formule vincenti. Coniugando caratteristiche di generi televisivi molto diversi e modulandoli secondo le proprie esigenze, lo show di Lee Eisenberg e Gene Stupnitsky si presenta come un interessante connubio tra un reality, un prank show (il programma statunitense The Joe Schmo Show è infatti uno dei riferimenti principali per i creatori) ed una workplace comedy (Eisenberg d’altronde è stato sceneggiatore e produttore del famoso The Office): alla plausibile ma surreale imitazione della realtà propria dei reality e all’essenziale improvvisazione presente nei prank show si uniscono perciò la creazione di una strampalata famiglia allargata e la costruzione di un forte senso di comunità tipici della working comedy.

Lo sforzo preparatorio e attivo della macchina organizzativa che dà vita prima e permette poi lo sviluppo- episodio dopo episodio – di questo tanto gratificante quanto rischioso esperimento appare inevitabilmente enorme. Eppure, è solo un elemento a sancire l’effettiva riuscita della serie, il suo (s)fortunato protagonista Ronald che – come in un moderno Truman Show – finisce per diventare televisivo perché irresistibilmente autentico. D’altronde, i punti di forza di questo inedito ibrido seriale possono essere individuati proprio nella natura gentile, disponibile e allegra del giurato, pronto a sostenere chi gli sta intorno e a stringere legami sinceri con il resto dei membri che compongono la giuria (soprattutto con il bizzarro Todd – interpretato da David Brown – mai giudicato ma più volte incoraggiato da Ronald e con l’attore hollywoodiano James Marsden, che interpreta qui una versione più snob ed esagerata di sé stesso).

È soprattutto grazie alla presenza di Ronald e alla sua (stra)ordinaria unicità, infatti, che Eisenberg e Stupnitsky riescono a garantire al pubblico uno show leggero e coinvolgente facendo passare spesso e volentieri in secondo piano la gigantesca illusione da cui soltanto Ronald sembra essere escluso e non preoccupandosi troppo (se non forse nell’episodio finale) di problematizzare fino in fondo la contraddittoria premessa su cui si basa il prodotto. Se da un lato infatti, nel corso dei suoi otto episodi, Jury Duty ci ridà fiducia nell’umanità dimostrandoci costantemente l’attitudine benevola posseduta dalle persone, rappresentate in questo caso da Ronald; dall’altro finisce per “catturare” la stessa umanità che dovrebbe proteggere per porla al servizio di uno spettacolo. Non resta che augurarsi dunque che questo divertente ma “spaventoso” spettacolo rappresenti soltanto una fortunata e riuscita eccezione e non sia premonitore di un conturbante futuro televisivo e seriale.
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[…] ma si accompagna ora ad una necessaria riflessione su un ipotetico e conturbante futuro seriale. Antonella Danieli | Leggi l’articolo […]