#BirdmenConsiglia: (altri) 6 film da guardare in streaming | Parte 4

Fintanto che è stato possibile prendere posto comodamente in una sala cinematografica, ogni mese questa rubrica ha sempre cercato di compattare e consigliare un manipolo di titoli di volta in volta ritenuti i più interessanti tra quelli in uscita al cinema (spesso pure ignorando la loro circolazione in circuiti limitatissimi e d’essai). Da qui, con il conseguente confinamento e prolungamento della quarantena a un tempo forse indeterminato, cerchiamo di declinare il senso di questa rubrica rispetto alle nuove contingenze. L’obiettivo, allora, diviene quello di restituire a voi lettori le possibilità di un orientamento lungo l’intricata babilonia delle piattaforme streaming. I film di rilievo ora disponibili sono tantissimi, spesse volte anche gratuitamente. Ci è parso quindi più giusto e sensato scandire la distribuzione della rubrica non più mensilmente ma settimanalmente, e consigliare 6 film da vedere in streaming, uno per ciascuna piattaforma selezionata tra le più blasonate e seguite dagli utenti: Netflix, Prime Video, Disney+, VVVVID, Mubi e RaiPlay.

Eccoci dunque al quarto appuntamento, coi consigli settimanali del mese di aprile che portano il grande cinema nelle nostre case! Qui tutti i nostri consigli di visione.


#BirdmenConsiglia


Netflix

Blue Jay (2017), di Alex Lehmann

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Mark Duplas e Sarah Paulson in Blue Jay

Mark Duplass e Sarah Paulson insieme a interagire nei panni di Jim e Amanda, ex fidanzati ai tempi del liceo che ora non sanno più nulla l’uno dell’altro. Si rincontrano vent’anni dopo nella cittadina in cui sono cresciuti, camminando lentamente attraverso il bellissimo paesaggio boschivo tutt’intorno, dove non c’è nessun’altro se non il proprietario di un vecchio drugstore che li ricorda come la coppia più bella possibile. E forse lo erano. Separati da due esistenze ormai inconciliabili, Jim e Amanda decidono di trascorrere almeno un ultimo giorno insieme, avvolti da una conversazione che, con l’ausilio della splendida fotografia in bianco e nero, inevitabilmente li trascina in quanto di più bello abbiano mai avuto, il loro passato.


Prime Video

Storia di un fantasma (2017), di David Lowery

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Rooney Mara in Storia di un Fantasma

I fantasmi di David Lowery hanno una consistenza quasi materica, sono corpi che si muovono sotto lenzuoli bianchi forati su due punti in corrispondenza degli occhi, ovviamente per vederci meglio. Ce n’è uno in particolare, quello del premio Oscar Casey Affleck, che si trascina lungo gli spazi domestici da lui un tempo abitati con la compagna, interpretata da Rooney Mara. Il fantasma osserva la vedova, impegnata a tenere vivo un ricordo e a tentare di comunicare con lui attraverso i ritagli di luce che filtrano nella casa, nonostante la distanza che separa i due corpi sia minima. Nient’altro che un film sull’amore, meditato nelle forme della solitudine e della elaborazione del lutto.


Rai Play

Kyoto story (2010), di Yoji Yamada e Tsutomu Abe

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I tram che attraversano la Kyoto di Yamanada

Negli studi cinematografici di Kyoto si annida il retaggio di un Cinema leggendario, come quello di Kurosawa e Mizoguchi. Organismo vivo più che industria, nella Kyoto odierna quegli studios sono ormai monumento che decorano la via della città in cui s’incrociano le vite di Kyoko, studentessa e bibliotecaria part-time, e degli uomini tra cui è divisa, Kota ed Enoko, rispettivamente un aspirante comico e un accademico. Ma lungo la via ci sono pure un’università e il negozio di tofu dei genitori di Kota, a cui il ragazzo è tristemente destinato. E passa un tram fantasma come passano le generazioni e i desideri e le indecisioni, quelle di andare o restare. Incrocia dunque cinema e vita, Yoji Yamada, che più di chiunque altro a 88 anni e con una marea di film diretti, riconosce come perfettamente integrati l’uno nell’altro.


VVVVID

Strade perdute (1997), di David Lynch

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Bill Pullman e Patricia Arquette in Strade Perdute

Non cervellotico ma da disposizione insane, psicotica della mente spettatoriale. Conviene porre sempre una premessa per chi è in procinto di gettarsi nelle profondità della Galassia Lynch (qui il nostro approfondimento). Il film è conosciutissimo, ormai un classico che al più si potrebbe definire come thriller onirico: un sassofonista forse ha ucciso sua moglie – è un video che lo assicura –, ma finito in prigione, al suo posto le guardie trovano un meccanico che, guarda caso (guarda Lynch!), si arma di coraggio per difendere una donna identica (ma bionda) alla moglie assassinata dal sassofonista. Che diavolo succede?


Disney Plus

Timmy Frana (2020), di Tom McCarthy

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Winslow Fegley nei panni di Timmy Frana

La Franamobile si muove per le strade di Portland, guidata dal detective bambino Timmy Frana e scortata dal suo partner immaginario, l’orso polare Super. Ma “qualcuno ha sbagliato”, dice Timmy: la Franamobile è stata rubata e un mucchio di altri crimini sono stati commessi, tra i quali la morte di un criceto. Sospettoso di chiunque – ovunque si annidano cimici russe! –, il detective indaga col suo partner, dispiegando un immaginario fortissimo, quello che replica al vuoto dell’abbandono paterno. Divertente e commovente assieme, il film conta su una sceneggiatura solidissima, frutto di quel Tom McCarthy che già aveva scritto il bellissimo Up (2009) e il premio Oscar Il caso Spotlight (2015).


Mubi

Kingyo (2009), di Edmund Yeo

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Luchino Fujisaki e Takao Kawaguchi in Kingyo

24 minuti e un tour ad Akihabara, un professore universitario e la giovane donna che gli fa da guida. Conversano a lungo i due. Vanno a fondo di un passato che in realtà è stato in parte condiviso in una relazione, e in parte frenato dalla memoria forte di un’altra donna. Un incontro che avviene nel dialogo e quasi mai nelle immagini, da Edmund Yeo elaborate secondo uno split screen lungo quasi l’intera durata del film. È la memoria a congiungere simmetricamente i due ritagli d’immagine, in un congegno che imbastisce metaforicamente un discorso sulla continuità e sulla discontinuità del tempo, sulla possibilità di posizionarsi in una prospettiva da cui si può far combaciare le parti interrotte di un vissuto.

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