Il peccato seriale dell’America – A 60 anni dall’omicidio Kennedy
«Twas a dark day in Dallas, November ’63 / A day that will live on in infamy / President Kennedy was a-ridin’ high / Good day to be livin’ and a good day to die»; così inizia Murder Most Foul, il lungo e crepuscolare singolo di Bob Dylan uscito nel 2020 che parte dall’omicidio di John Fitzgerald Kennedy per elencare una vastità di particelle di cui è composta la cultura statunitense; un Murder Most Foul quello di John Kennedy che dopo 60 anni ancora resta intrinsecamente velato da una fitta coltre di mistero e che fin da quel giorno ha saputo farsi per l’immaginario americano incontenibile oggetto seriale, replicato all’infinito, sminuzzato, analizzato nei dettagli, diventando a tutti gli effetti uno dei pilastri mitologici fondativi della contemporaneità occidentale. Il paradosso di questo omicidio – avvenuto in diretta televisiva, eppure pare che nessuno fosse in grado di vedere realmente l’accaduto – lo ha reso una fonte imprescindibile per l’industria culturale, diventando più o meno centrale in tantissimi prodotti mediali. In questo articolo vi presentiamo tre casi tratti dalla serialità contemporanea dove la figura di Kennedy interseca gli eventi narrati: tre versioni differenti di un momento della Storia congelato nella sua continua, reiterata e mai risolta rappresentazione.
The X-Files – Il complotto in abisso

Si incarna in un personaggio, Sigaretta (o uomo che fuma, o Cancer Man) la paranoia crescente di Fox Mulder nella quarta stagione di The X-Files, quella che più di tutte alza l’asticella della complessità narrativa e mette sulla scacchiera i pezzi di un gioco in costante mutazione. E proprio nel pieno della quarta stagione, nel settimo episodio, viene rivelato passo passo come questo personaggio inquietante e magnetico (interpretato da un perfetto William B. Davis) sia diventato il deus ex machina del Deep State americano, mettendo una firma color sangue su eventi cruciali del dopoguerra. Tra questi, neanche a dirlo, ci sono i due omicidi che hanno posto le fondamenta per la cultura civile statunitense, ovvero quelli di Martin Luther King e di John Kennedy, i cui fili oscuri vengono ricondotti a questa figura che, sempre circondata da una nube di fumo, inquina come un cancro ogni dimensione narrativa che ruota intorno a Mulder e Scully, replicandosi, reiterandosi e ponendosi sempre al centro delle storie, personali e collettive. L’uomo che fuma è la personificazione dell’impossibilità di afferrare la verità, perciò diventa l’unico possibile responsabile di un delitto i cui estremi – siano questi il mandante o l’esecutore, nonché il movente – restano inevitabilmente impossibili da ricostruire, irrapresentabili; non a caso il colpo di fucile sparato da un giovane Cancer Man parte dal basso, diventa un inganno impossibile persino nei confronti degli spettatori che assistono a quella “verità là fuori” che in tutto The X-Files resta sempre e comunque precariamente solida come la cenere sulla punta di una sigaretta da troppo accesa. Nicolò Villani
The Umbrella Academy – Alla fine del tempo

Nella seconda stagione di The Umbrella Academy l’assassinio di JFK è un’ossessione, un pastiche di teorie cospirazioniste contradditorie e ai limiti dell’assurdo. Quando i fratelli Hargreeves si ritrovano nella Dallas dei primi anni ’70, Diego sente di avere una missione: inizia a pedinare Lee Harvey Oswald con l’obiettivo di tagliargli un dito affinché non possa premere il grilletto. Nel mondo di The Umbrella Academy la corsa allo spazio è stata cambiata da un UFO precipitato su Roswell. La sua tecnologia ha dato agli Stati Uniti un enorme vantaggio sulla Russia, ma quando JFK ha iniziato a mettere in discussione l’operazione, si è deciso di ucciderlo. Non è la prima volta che gli alieni vengono inclusi nelle teorie sulla morte di Kennedy (la teoria è apparsa per la prima volta nel libro A Celebration of Freedom: JFK and the New Frontier di William Lester), ma in The Umbrella Academy la verità è al contempo più semplice e più complicata del previsto. La storia nella serie potrebbe cambiare: un’esplosione devastante presso la sede dell’FBI di Dallas ha permesso la fuga della famiglia Kennedy dalla città, ma ha anche determinato una nuova guerra nucleare. La storia non deve essere alterata per salvare l’umanità e così grazie al sacrificio di uno dei fratelli Hargreeves, l’omicidio torna a svolgersi come raccontato dai libri di Storia. La serie basata sui fumetti di Gerard Way e Gabriel Bá gioca però anche con un’altra curiosa teoria attorno al caso Kennedy: come già successo in The X-Files, ci si sofferma sull’uomo con l’ombrello che qui si chiama Louie Steven Witt, ma è uno scagnozzo di Sir Reginald Hargreeves chiamato a fungere da distrazione per l’Umbrella Academy. Giada Sartori
The Crown – Dear Mrs. Kennedy

Netflix, The Crown, seconda stagione, episodio sette. Dopo aver stregato l’Europa intera, i Kennedy piombano a Buckingham Palace e con americana disinvoltura sbaragliano uno ad uno tutti gli ossequiosi protocolli reali. Dopo le tanto dovute quanto imperfette riverenze, la coppia si incastra in un incontro simmetrico con la Regina d’Inghilterra e il suo irrequieto principe consorte. Se Elisabetta sovrasta Filippo in termini di rango, Jacqueline surclassa JFK per fascino e raffinatezza, al punto che sedersi accanto a lei alla cena allestita è motivo di competizione tra tutti gli uomini della sala. Per strappare la First Lady dalle grinfie del proprio marito, la padrona di casa la coinvolge in un improvvisato tour di palazzo tra sole donne; rifugiate in un salottino adibito a cuccia per corgi, le formalità vengono meno per lasciare posto ad un’imprevista empatia. Si tratta però di un ingenuo abbaglio: non si lascia infatti attendere una serie di malelingue da parte dell’ospite, che accusa di mediocrità e ignoranza il capo di stato. La figuraccia conduce a un secondo imbarazzante colloquio durante il quale Jacqueline, volendo davvero svelarsi, racconta delle anfetamine e dei tranquillanti che è costretta ad assumere, oltre alla gelosia e alla violenza del marito scatenata dalla sua popolarità. Il giudizio dello spettatore si inceppa più sulla novità di questa rappresentazione oscura di Kennedy – fuori da ogni retorica abituale – che sul fermoimmagine visto e rivisto della sparatoria. Vittoria Poggi
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[…] britannica firmata BBC iniziata quel fatidico 23 novembre 1963 – il giorno dopo l’omicidio di Kennedy – è un campionario ricchissimo di come abbia saputo svilupparsi la serialità televisiva, […]