Howard – L’importanza delle parole

«A una sirena ha dato la voce e a una bestia l’anima». Il tagline della locandina di Howard – La vita, le parole cela l’essenza del suo prodotto a marchio Disney: l’importanza delle parole; scritto e diretto da Don Hahn e disponibile su Disney+, il documentario datato 2018 celebra il genio creativo di Howard Ashman, scrittore e paroliere che tra gli anni ’80 e ’90 ha dato prova del suo incommensurabile talento firmando i testi delle canzoni de La Sirenetta (1989), La Bella e la Bestia (1991) e Aladdin (1992).

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Partendo dalle memorie della sorella, il documentario ripercorre puntualmente le tappe fondamentali della vita e carriera di Ashman: l’infanzia e le storie inventate per intrattenere famiglia e vicinato, i primi passi verso il mondo del musical, il sodalizio con la Disney e gli Oscar, l’AIDS e la sua prematura scomparsa. Susseguendosi in un andamento frenetico e serrato, la testimonianza passa attraverso le parole del compagno, degli amici e dei colleghi. Oltre ad attenuarne notevolmente l’aurea da tiranno, le interviste presenti permettono allo spettatore di comprendere appieno la personalità di Ashman, sottolineando in particolar modo le ambizioni e le paure. Tra tutti, spiccano i ricordi di Jodi Benson, voce originale di Ariel, e Alan Menken, fedele compositore e collaboratore di Ashman che ancora oggi lavora attivamente con la major di Topolino.

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Vera protagonista del documentario è l’intuizione di Ashman di inserire le canzoni all’interno dei film d’animazione non come un momento di arresto, bensì come un innovativo metodo per portare avanti storia e ragionamenti dei protagonisti. Contrapponendosi radicalmente alle vecchie consuetudini, lo scrittore arricchisce tramite i suoi testi i personaggi disneyani con un’umana psicologia contemporanea.

Questo procedimento non viene subito visto di buon occhio dagli addetti ai lavori: esempio tra tutti, l’aneddoto dell’animata discussione tra Ashman e il resto della crew per preservare la meravigliosa sequenza in cui Ariel canta Parte del tuo mondo ne La Sirenetta. Una scelta per l’epoca indubbiamente azzardata, ma assolutamente vincente: per la prima volta lo spettatore riesce più che mai a ritrovare sé stesso in un Classico Disney. In seguito all’89, i capolavori della casa di Topolino non sono più gli stessi: contribuendo a definire le peculiarità di quello che viene oggi definito il Rinascimento Disney, Ashman ancora oggi rappresenta un’inimitabile figura di riferimento per quanto concerne la caratterizzazione contemporanea dei personaggi animati.

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Tuttavia, seppur la visione di Ashman venga presentata chiaramente allo spettatore, la prima parte di questo prodotto risulta contaminata da lacune e occasioni mancate. L’iniziale narrazione frettolosa e titubante infatti non riesce immediatamente a mettere a fuoco la figura dello scrittore, sia dal punto di vista personale sia da quello professionale. A risentirne maggiormente, l’iniziale percorso a Broadway: senza indugiare troppo sul successo de La piccola bottega degli orrori, il documentario pare in qualche modo ridurre a una meteora questo spettacolo che invece ha segnato la storia di Broadway e che ancora riscuote parecchio successo negli adattamenti contemporanei.

Altra occasione mancata è l’analisi di quanto il mondo di Broadway entri a fine anni ’80 in collisione con il cinema d’animazione. Dando per scontato questo passaggio che sicuramente meriterebbe più attenzione anche da parte della stessa critica, il documentario sembra spaccare la vita professionale di Ashman in due parti, prima teatro e poi cinema. Non amalgamando in maniera sufficiente questi due mondi, lo spettatore finisce per percepire solo le loro differenze, perdendo inevitabilmente la ricchezza di questa connubio professionale.

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Mancanza più grave di tutte però è la quasi totale assenza di video di repertorio: Howard – La vita, le parole appare più come un podcast accompagnato da immagini e sottofondo. I pochi materiali video presenti sono legati alle registrazioni delle colonne sonore dei film, già molto conosciuti nel web dagli amanti della casa di Topolino. Senza aggiungere visivamente niente, il documentario Disney sembra però, come dice il titolo stesso, celebrare la vita di Howard Ashman tramite l’importanza delle parole, le stesse che lo hanno reso grande e che hanno fatto sognare intere generazioni.

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