Gli Infedeli – Non siamo animali, siamo dei mostri

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L’articolo contiene spoiler

È uscito lo scorso 15 luglio per Netflix Gli Infedeli, il nuovo film di Stefano Mordini (già regista de Il testimone invisibile, qui la nostra recensione) con Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea e Massimiliano Gallo, remake dell’omonimo film francese del 2012. Il film di Mordini, come già l’originale d’oltralpe, è una commedia di costume ad episodi che racconta sei storie diverse accomunate da un unico tema, riprendendo un format tipico della commedia all’italiana degli anni ’70. Le vicende narrate infatti, come dichiarato sin dal titolo italiano, ruotano tutte intorno all’infedeltà coniugale e in particolar modo all’infedeltà da parte degli uomini nei confronti delle proprie compagne. In merito alla questione del titolo, credo meriti una segnalazione quello scelto da Netflix per la distribuzione internazionale del film (già titolo dell’originale francese per il mercato anglosassone) e cioè The Players. Il titolo inglese manifesta una pluristratificazione di significati che il didascalismo di quello scelto per il mercato italiano non ha: player infatti in lingua inglese significa anche ‘attore‘ o ‘colui che recita‘.

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Nel film di Mordini ci sono infatti uomini che si fingono altro in continuazione, per sfuggire alle proprie responsabilità, alla donna cui sono legati o, più profondamente, per fuggire da sé stessi. C’è un uomo di mezza età che, con moglie e figli a casa, in occasione di un’uscita lavorativa, si toglie la fede, si veste con jeans e t-shirt come un ragazzino, e cerca di portarsi a letto una qualsiasi delle colleghe; un grigio direttore di banca che esce una sera alla settimana dicendo alla moglie di recarsi a vedere la partita di pallacanestro della sua squadra del cuore, ma preferisce poi di gran lunga andare ad infilare il proprio pene in un glory hole; c’è un uomo ricco e potente che falsa la realtà a pagamento, costruendo intorno a sé un mondo di menzogne per non ammettere il proprio tradimento, fino ad arrivare a far credere alla povera moglie di essersi inventata tutto a causa di un esaurimento nervoso; e poi ce n’è un altro che invoca la compassione della propria compagna per il suo essere un traditore, ricordandole che in fondo è una questione ancestrale, che l’uomo è cacciatore e che in quanto tale può tradire, mentre per la donna è diverso.

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C’è qualcosa di macabro e marcescente che permea tutto il film, sin dai titoli di testa che scorrono presentando delle figure umane che sembrano malate, emaciate, con la pelle che tende al verdastro e le espressioni sconvolte, respingenti, come in un quadro di Schiele o di Toulouse-LautrecOgni personaggio maschile de Gli Infedeli infatti si fa detestare: in questo, Mordini e i suoi hanno lavorato alla grande. Il film non è mai assolutorio nei confronti dei suoi protagonisti, tanto più che la risata, fine teorico di un film che almeno per linea editoriale si presenta come una commedia, non arriva mai riguardo il tradimento, l’atto del tradire e il relativo come, ma arriva per qualche battuta dialetticamente ben costruita, oppure, per la maggior parte delle volte, non arriva affatto. Gli Infedeli è una commedia che non fa ridere perché forse non è una commedia, ma un film dell’orrore sul “maschio”. 

L’episodio finale del film di Mordini in questo senso offre l’occasione di un’ulteriore riflessione. Al tavolo di un elegante ristorante a mangiare pesce crudo Valerio Mastandrea, Riccardo Scamarcio e Massimiliano Gallo parlano di donne; sono uomini di mezza età, arrapati e volgari, dicono che si scoperebbero il novanta per cento delle donne del mondo, che Narciso era un depresso e che in fin dei conti un uomo quando scopa una donna — cito testualmente — scopa sé stesso che scopa una donna. All’improvviso ecco che entrano quelle che di spalle sembrano due esponenti del gentil sesso, che si accomodano ad un tavolo poco distante. ‘Te le scoperesti quelle?’ ‘Certamente’ si dicono il personaggio di Mastandrea e quello interpretato da Scamarcio. Peccato che, una volta voltate verso la macchina da presa, le due donzelle rivelino le loro reali fattezze: [Spoiler] sono gli stessi Scamarcio e Mastandrea, con rossetto e parrucca, alla Tony Curtis e Jack Lemmon in A qualcuno piace caldo, che sorridono e si frizzano al centro dell’inquadratura in un grottesco fermo immagine. In chiusura la domanda sorge dunque spontanea: questi uomini sono veramente così machi come vogliono far credere o per caso è una recita anche questa? Per sentirsi meno in discussione, meno in pericolo, meno transitori, meno traditori. Per continuare a seguire uno spartito che da sicurezza a chi lo interpreta, che stabilisce dei rapporti di forza tra i sessi retrogradi, obsoleti, ma consolidati. La sensazione in questo momento storico però è che tali rapporti di forza siano destinati ad essere spazzati via, insieme ai personaggi maschili de Gli Infedeli e a tutti quelli come loro.

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