I dettagli fanno la differenza: “Il testimone invisibile”

Nelle sale dal 13 dicembre, Il testimone invisibile per la regia di Stefano Mordini, thriller con protagonisti Riccardo Scamarcio e Miriam Leone e con Fabrizio Bentivoglio e Maria Paiato, è il remake di Controtiempo, noir spagnolo scritto e diretto da Oriol Paulo.

Una giovane fotografa (Miriam Leone) viene trovata uccisa in una camera d’albergo e il protagonista (Riccardo Scamarcio), imprenditore dell’anno e amante della donna, è l’unico possibile assassino ma si dichiara innocente. Dovrà preparare la sua difesa insieme a una importante penalista, famosa per non aver mai perso una causa, all’ultimo caso della sua brillante carriera. Ma niente è come sembra e, come l’avvocatessa ripete frequentemente, «sono i dettagli a fare la differenza».

Ed è proprio nei dettagli che Il testimone invisibile non riesce a pieno: nonostante sia molto vicino all’originale spagnolo – ricorrono richiami costanti e inquadrature simili, se non uguali – l’adattamento italiano sceglie di rischiare decidendo di aumentare il disordine di una sceneggiatura intrigante ma già complessa e intricata, costringendo così i protagonisti a continui riassunti verbali della vicenda, per non far perdere nessun particolare allo spettatore. Ma, nonostante tutto, un dettaglio fondamentale si smarrisce.

La trama si sviluppa a scatole cinesi, la storia procede interessatamente ad incastro, all’interno del racconto di un protagonista si innesta la narrazione di un altro personaggio (come nell’episodio La storia più o meno infinita della stagione XVII de i Simpson), e quando si pensa di essere giunti ad una versione definitiva della vicenda un nuovo colpo di scena, la rivelazione di un nuovo dettaglio fondamentale, costringe a rivedere il tutto in una continua variazione avvincente. Eppure, il dettaglio più importante, il passato teatrale della coppia di “antagonisti” Bentivoglio-Paiato, dettaglio ripetuto frequentemente nella versione spagnola e che dovrebbe reggere e rendere credibile il (seppur poco plausibile in ogni caso) colpo di scena finale (un colpo di scena alla I soliti sospetti o Shutter island) si perde nella confusione.

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Il testimone invisibile ha degli elementi interessanti, anche di regia, e la sceneggiatura, nella riscrittura dello stesso Mordini con Massimiliano Catoni, è originale e coinvolgente, è un film che può piacere ma che pare non raggiungere a pieno il proprio potenziale. Necessiterebbe inoltre di una recitazione appassionante da parte di tutti gli attori: se la Leone non delude e Bentivoglio e la Pagaia fanno una buona prova, Scamarcio (dopo l’ottima performance in Euforia, per la regia di Valeria Golino) risulta invece non del tutto convincente nel ruolo del protagonista principale che si trova spesso da solo a dover reggere la scena.

(Piccola curiosità inutile: il ruolo del protagonista recitato da Scamarcio è, nell’originale Contratiempo, interpretato da Mario Casas, attore che aveva preso il ruolo di Scamarcio nella trasposizione spagnola di Tre metri sopra il cielo.)

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