Mythic Quest – il mondo del videogioco secondo Apple Tv+

Negli anni il luogo di lavoro è diventato uno degli habitat naturali della sitcom. Se prima i protagonisti erano uniti più che altro da un rapporto di amicizia (vedasi Seinfeld e la sua evoluzione più recente Friends), qui a costringerli a creare legami è il posto dove sono obbligati a passare la maggior parte del loro tempo. La workplace comedy è passata negli anni da bar a imprese cartarie, passando per distretti di polizia e forze militari dedicate allo spazio. Sembra insomma che non ci siano terreni inesplorati per questo genere di sitcom, eppure Mythic Quest: Raven’s Banquet riesce a distinguersi in questo affollato panorama fin dalla sua ambientazione. La serie Apple Tv+ infatti segue da vicino una casa di produzione di videogames, alle prese con la prima espansione di Mythic Quest, un MMORPG (Massive Multiplayey Online Role-Playing Game, come World of Warcraft) definito dal suo stesso creatore, Ian Grimm (Rob McElhenney, anche co-creatore) un capolavoro pari a E.T., Avatar e Star Wars.

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L’esplorazione del mondo videoludico di cui si fa carico Mythic Quest è un compito tutt’altro che semplice. Si tratta di un universo che ha sempre incuriosito e attirato l’invidia del resto del mondo dell’intrattenimento, soprattutto per il suo altissimo fatturato. L’industria cinematografica ha provato ad attirare il pubblico di gamers adattando alcuni dei titoli più famosi (Assassin’s Creed, Tomb Raider, Super Mario Bros., ma la lista potrebbe proseguire a lungo), o  sfruttando un videogioco quale Fortnite come trampolino di lancio per il trailer di Tenet di Christopher Nolan. Tuttavia, si tratta anche di una delle fette di pubblico più difficili da inquadrare. Se è nota la ferocia dei gamers, sono da apprezzare l’ingegno e la passione che li animano. Mythic Quest riesce a mostrare questo pubblico in tutte le sue sfaccettature (dagli streamer alle convention, passando anche per i gruppi radicali che in un episodio monopolizzano il gioco), ma porta sullo schermo anche un’operazione di autoriflessione da parte dell’industria videoludica.

La serie, partorita da Rob McElhenney, Charlie Day e Megan Ganz (dietro già a It’s Always Sunny in Philadelphia, la comedy live-action più longeva della storia televisiva americana), ha iniziato a confondere i confini tra videogioco e cinema fin dal suo annuncio, avvenuto sul palco dell’E3, la convention più famosa al mondo per quanto riguarda il videoludico. Il merito va alla partecipazione nella produzione di Ubisoft che ha coinvolto il suo studio Red Storm per creare il videogioco protagonista di Mythic Quest. È importante riconoscere che il suo apporto non si è fermato lì, ma è anche arrivato nella writing room dove attraverso un dialogo continuo con gli sceneggiatori si è cercato il modo migliore per parlare di videogiochi.

Se la serie funziona è merito anche del panorama variegato di personaggi che lavorano a Mythic Quest: Brad Bakshi (Danny Pudi, Abed di Community) è un algido capo della monetizzazione, C.W. Longbottom (il premio Oscar per Amadeus F. Murray Abraham) è uno scrittore che lavora al videogioco senza averlo mai giocato e invece David Brittlesbee (David Hornsby) si presenta come un produttore esecutivo incapace di imporsi persino con la sua stessa assistente Jo (Jessie Ennis). Il cuore di Mythic Quest sono però Ian Grimm, il suo creatore, e Poppy Li (Charlotte Nicdao), che nel tempo ha saputo realizzare il gioco che aveva sempre sognato. Nel loro rapporto si trova l’origine e il sunto dell’intera serie: i due, fissati dalla narrazione come genitori del gioco, sono persone estremamente diverse, spesso con desideri conflittuali, ma che cercano di sopportarsi e supportarsi per la loro folle passione in comune.

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Mythic Quest riesce, partendo dalle risate, a parlare di creatività, autorialità, fiducia nelle proprie idee, amicizia, ma allo stesso tempo non glissa su alcuni degli aspetti più problematici del mondo videoludico: dalle libertà che si prendono le persone dietro uno schermo al fatto che l’industria si basi sui pareri di ragazzini che Internet ha deciso di rendere famosi. Nella serie spiccano soprattutto due episodi: il quinto, A Dark Quiet Death, e lo speciale girato durante il lockdown intitolato Quarantine. Nel primo Mythic Quest abbandona il MMORPG di Ian Grimm per fare un salto nel passato, quando nel 1993 l’incontro tra Doc (Jake Johnson, il Nick Miller di New Girl) e Bean (Cristin Milioti, la madre di How I Met Your Mother) portò alla nascita del videogioco A Dark Quiet Death. L’episodio stand-alone, scritto dallo stesso Rob McElhenney, offre un punto di vista diverso e più toccante sui temi centrali della serie, permettendoci di vedere le vicende di Mythic Quest con occhi diversi. Quarantine, girato grazie al supporto di Apple (interessante a riguardo l’articolo su Vulture), è uno dei primi esempi di racconto sulla crisi mondiale attraverso gli occhi di persone comuni, e per la sua sincerità c’è solo da augurarsi che diventi un modello per queste narrazioni.


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