The Last Dance – Sport e mito nell’immaginario collettivo statunitense

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Gianni Pigato

Classe 1994, mi sono laureato in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale presso l’Università degli studi di Padova con una tesi dal titolo “Scrittura per immagini e immagini per scrittura. Kathryn Millard e gli sconfinamenti della sceneggiatura nell’epoca del digitale”. Ho conseguito un master in sceneggiatura presso l’Università degli Studi di Padova. Ogni tanto provo anche a scrivere delle storie. Ho vinto nel 2017 la terza edizione del Premio Vincenzoni per giovani sceneggiatori indetto dalla Città di Treviso.

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  • […] L’ultimo ballo di Micheal Jeffrey Jordan è un tiro dal mid-range nell’austero Utah. Prima della stagione ’97-’98 ci sono stati 5 titoli NBA, 4 titoli di MVP di regular season, 5 come MVP delle finali, 9 come miglior marcatore della NBA.In un paese cui non è culturalmente propria una forma di racconto mitologico classico — quella nativa è stata sostanzialmente spazzata via insieme a coloro che la tramandavano o rinchiusa insieme agli ultimi superstiti in qualche zona desertica vicino ad un canyon per fare folklore — lo sport ha sempre rappresentato una grande occasione di narrazione morale a beneficio collettivo.Jason Hehir dirige per l’accoppiata Espn/Netflix una serie documentario che definisce dei personaggi, ci fa empatizzare con loro e ce ne fa detestare degli altri, utilizzando uno schema di scrittura piuttosto canonico (si pensi a Christopher Vogler o Robert McKee tra gli altri), ma spesso vincente per questo tipo di prodotti di massa.L’eroe e i suoi aiutanti devono vincere contro le forze del male e il male è di volta in volta più forte e all’apparenza impossibile da sconfiggere. Il male è fuori ed è il mondo, che si palesa in diverse forme incarnato dalle franchigie che puntualmente i Bulls sconfiggono. È nel tuo sistema relazionale, nei panni del tuo General Manager Jerry Crause che ha deciso di smembrare la squadra più vincente della storia NBA (e in The Last Dance non ci interessano tanto le sue ragioni, perché è semplicemente “Il cattivo”) e poi infine il male sei tu stesso, con i tuoi lati oscuri e le tue idiosincrasie: il gioco d’azzardo, la competitività compulsiva.Forse però se sei MJ i tuoi lati oscuri non è necessario tenerli a bada, servono a renderti quello che sei: un indimenticabile vincente e un personaggio ancor più interessante da raccontare in una serie Netflix. Di Gianni Pigato. Qui la nostra recensione. […]

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