#BirdmenConsiglia: (altri) 6 film da guardare in streaming | Parte 5

Fintanto che è stato possibile prendere posto comodamente in una sala cinematografica, ogni mese questa rubrica ha sempre cercato di compattare e consigliare un manipolo di titoli di volta in volta ritenuti i più interessanti tra quelli in uscita al cinema (spesso pure ignorando la loro circolazione in circuiti limitatissimi e d’essai). Da qui, con il conseguente confinamento e prolungamento della quarantena a un tempo forse indeterminato, cerchiamo di declinare il senso di questa rubrica rispetto alle nuove contingenze. L’obiettivo, allora, diviene quello di restituire a voi lettori le possibilità di un orientamento lungo l’intricata babilonia delle piattaforme streaming. I film di rilievo ora disponibili sono tantissimi, spesse volte anche gratuitamente. Ci è parso quindi più giusto e sensato scandire la distribuzione della rubrica non più mensilmente ma settimanalmente, e consigliare 6 film da vedere in streaming, uno per ciascuna piattaforma selezionata tra le più blasonate e seguite dagli utenti: Netflix, Prime Video, Disney+, VVVVID, MUBI e RaiPlay.

Eccoci dunque al quinto appuntamento, coi consigli settimanali del mese di aprile che portano il grande cinema nelle nostre case! Qui tutti i nostri consigli di visione.


#BirdmenConsiglia


Netflix

Under the skin (2013), di Jonathan Glazer

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Scarlett Johansson in Under the skin

Nascosto nella vastità del disordinato catalogo Netflix, e che al più uno spettatore inconsapevole può scorgere nella locandina con la figura di Scarlett Johansson seminuda, c’è questo film di Jonathan Glazer tratto dal romanzo Sotto la pelle di Michael Faber. Un’opera quasi sottratta alla narrazione, potremmo dire, che volge lo sguardo sul lento processo della divorazione di uomini da parte di un’aliena donna, appunto con le forme procaci della Johansson. Ma di tanto in tanto quello stesso sguardo finisce per allinearsi a quello dell’aliena: entra con lei nella dimora in cui gli uomini sono prima denudati e ingannati, pronti a consumare con lei un amplesso, e poi vengono risucchiati dal buio di un liquido nero, senza che il silenzio inquietante lasci mai spazio a un più che giustificato sgomento. Entro le immagini di una natura inquadrata nella sua bellezza virginale, qualcosa però cambia: una sensibilità umana fa breccia nella pelle dura dell’aliena; la fiacca, dà evidenza di un sentimento. Una contaminazione imprevista. Quali conseguenze, allora, attendono questo corpo muto?


Prime Video

Il nastro bianco (2009), di Michel Haneke

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Il nastro bianco di Michael Haneke

Il regista austriaco è sempre stato uno dei più abili cineasti del nostro tempo nel saper parlare delle brutture generate dal male e del male stesso, dell’atto con cui esso reprime la bontà e mette in luce il carattere naturalmente degenere dell’umano. E uno dei frutti migliori in tal senso è proprio Il nastro bianco, Palma d’Oro a Cannes nel 2009, nel cui luminoso bianco e nero Haneke sceglie di sezionare gli atteggiamenti maligni di un gruppo di ragazzini che si rendono protagonisti di ingiustificati atti crudeli, all’interno di un villaggio tedesco colto appena prima del primo conflitto mondiale. Una risposta è continuamente negata nell’orrore di un male banale che prende a dirigere senza logica questi diavoli ignari. Un film di una bellezza travolgente.


Rai Play

I misteri di Lisbona (2010, di Raul Ruiz)

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Maria Joao Bastos in I misteri di Lisbona

Basato sul romanzo omonimo di Camilo Castelo Branco (1854), I misteri di Lisbona si configura come il vertice e la summa, tanto attesa e necessaria, della straripante e proficua carriera del regista cileno Raul Ruiz. Sempre sfuggente negli effettivi intendimenti del suo cinema e mai ascrivibile a generi fissi, il cineasta condensa nell’eccedenza di oltre 4 ore un palinsesto di storie romantiche e avventurose, di scontri di classe e percorsi emancipativi. C’è tutto e c’è anche di più nella fortezza di Ruiz, tra il compendio di racconti alla Altman (America oggi, 1993) e l’imponenza ed eleganza architettonica alla Leone (C’era una volta in America, 1984). Il film è disponibile anche nella versione (ancor più) integrale disposta secondo un formato seriale a 6 puntate.


VVVVID

Eraserhead (1977), di David Lynch

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Jack Nance in Eraserhead

In una città già di per sé stramba (forse risvegliatasi da qualche evento traumatico), il tipografo Harry dalla ancor più stramba pettinatura si trova costretto a sposare la fidanzata rimasta incinta. L’esito? La nascita di un figlio mostruoso, finanche più strambo! La scorsa settimana vi abbiamo consigliato Strade perdute (1997); ora facciamo qualche passo indietro cronologicamente, per arrivare all’esordio della carriera lynchana. E che esordio. In quest’opera prima le inquietudini dell’autore statunitense sono già tutte sul tavolo, in forme più o meno embrionali. Se vi interessa la possibilità di intraprendere un viaggio obliquo in una selva di ossessioni irrequiete, dove ogni elemento, anche sbriciolato, suggerisce in potenza una creatività senza eguali, allora siete nel posto giusto: perché qui perdersi è meraviglioso.


Disney Plus

Un giorno in Disney (2019), di Fritz Mitchell

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Un giorno in Disney

In quanti vorrebbero precipitarsi all’interno di quel macromondo di idee e officine creative che è l’impero Disney? Il documentario diretto da Mitchell è allora perfetto per alimentare la vostra curiosità, per permettervi una pausa dalla clausura forzata della quarantena, e per darvi le risposte alle domande che forse neanche credevate di porvi: chi è che tira le fila? Com’è che nasce un drago computerizzato? Quali suggestioni animano gli spiriti infervorati di chi dal nulla partorisce struggenti capolavori d’animazione? Cos’ha da dire di sé la donna che si guadagna da vivere a Disneyland al di sotto dello stratificato costume da mascotte? Ecco cosa fa Un giorno in Disney: apre le porte del castello, dialoga con le maestranze che lo tengono in piedi, rivela un carattere d’amore puro dietro l’artificio del lavoro.


Mubi

Norwegian Wood (2010), di Tran Anh Hung

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Norwegian Wood

In tanti abbiamo letto e apprezzato i romanzi di Haruki Murakami, ma di adattamenti cinematografici non abbiamo quasi per nulla memoria. Ecco allora che Mubi ci propone il film omonimo di quel capolavoro che può essere a tutti gli effetti considerato l’educazione sentimentale dello scrittore giapponese, Norwegian Wood. Attraversata dai moti sessantottini, la storia è quella di Watanabe, giovane studente universitario diviso tra l’amore per Naoko, finita in psichiatria dopo che il suo ragazzo, nonchè miglior amico di Watanabe, si è tolto la vita, e Midori, la compagna d’università per la quale proverà un sentimento sempre crescente. È senza dubbio difficile per il Cinema venire a patti coi romanzi di Murakami, volti a interdire le facili risposte e a introiettare i quesiti nei mondi interiori dei protagonisti. In questo caso, la scelta del regista franco-vietnamita è quella di mantenere un’elevata fedeltà rispetto alle pagine dello scrittore, sostenuta da una fotografia eccezionale e dalla colonna sonora del sempre ottimo Jonny Greenwood (collaboratore di lunga data di Paul Thomas Anderson). Non un capolavoro, sicuramente, ma ideale per rivivere le atmosfere malinconiche e sentimentali di un romanzo indimenticabile.

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