Come arrivare preparati a… Spider-Man: Far From Home

L'immagine di copertina è del nostro illustratore Riccardo Ferrari. 
Date un'occhiata al suo profilo qui.

Basta! Finiamola una volta per tutte di credere che i cinecomic siano sempre e solo dei film basati pedissequamente su dei fumetti (a meno che non si stia parlando di Spider-Man: Into the Spider-Verse, in quel caso sì). Se c’è una cosa che l’MCU ha dimostrato è che sicuramente bisogna avere una buona conoscenza del materiale di partenza, ma a patto di saper sviluppare da esso dei prodotti nuovi, originali e freschi. Detto questo se al cinema riuscite a individuare e spiegare tutti i vari riferimenti dei fumetti nei film, sempre più gente vorrà andare al cinema con voi e chi lo sa, magari tra quella gente si cela anche l’amore della vostra vita…. Non dite poi che Birdmen non aiuti a essere felici. E allora, via con le nostre letture consigliate!

L’Uomo Ragno: Il Segreto del Vetro (2004)

Cosa ci fa l’Uomo Ragno in Italia e nello specifico a Venezia? Se lo chiedete a Jon Watts, al suo secondo giro di regia marvelliana e ragnesca con Far From Home, vi dirà che è in gita scolastica. Se lo chiedete invece al duo di Maestri del fumetto italiano Tito Faraci e Giorgio Cavazzano (tutti in piedi per favore) vi diranno che è in missione giornalistica per il Daily Bugle. Pubblicata nel febbraio del 2004, L’Uomo Ragno: Il segreto del vetro fa parte di quell’insieme di pubblicazioni del gruppo “Marvel Europa” e vede il nostro supereroe ragnesco preferito recarsi a Venezia per fotografare il Carnevale. Qui si troverà invischiato in una torbida storia di vetro, sangue e artigianato mentre si scontrerà con il mefistofelico Alvise Gianus. La storia in sé, in tutta franchezza, non è forse particolarmente memorabile ma il fumetto rimane comunque un gioiellino non solo per la rarità del prodotto (una storia di Spider-Man ambientata in Italia e realizzata totalmente da autori italiani) ma anche per degli scorci bellissimi e inusuali di Venezia a opera di Giorgio Cavazzano (noto disegnatore di paperi antropomorfi su Topolino). L’uomo Ragno il Segreto del Vetro è ad oggi l’unica storia di Spider-Man ambientata a Venezia e una delle poche ambientate in Italia. Non ci è ancora dato sapere se i Marvel Studios abbiano o meno tenuto conto di questo fumetto ma almeno quando parliamo di Spider-Man a Venezia si sappia che siamo stati noi italiani i primi a portarcelo.

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Fa strano vedere un autore disneyano alle prese con i supereroi?
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Decisamente. Ma è una stranezza che conquista, ammalia e sorprende. Come Venezia del resto.

The Amazing Spider-Man #13 (1964)

Prima che il mondo associ per sempre il bel viso di Jake Gyllenhall al nome di Quentin Beck, facciamo almeno un piccolo sforzo di bibliofilia e andiamo a ripescare il Mysterio dei comics. Apparso per la prima volta nel numero 13 di The Amazing Spider-Man del 1964 (in Italia su L’Uomo Ragno la serie #11 del 1970), Mysterio, alias Quentin Beck, era un ex-tecnico degli effetti speciali per il cinema prima che la sua carriera andasse a rotoli. Per provare a tutti di essere ancora sulla cresta dell’onda, Beck creò l’identità e il costume di Mysterio e sfidò pubblicamente Spider-Man (con tanto di Jameson e il Daily Bugle come tifoseria) ma venne, non senza difficoltà comunque, sonoramente sconfitto da quest’ultimo. Negli anni Mysterio, o “boccia dei pesci” come lo canzona da sempre Spidey, è sempre ritornato a rendere la vita difficile principalmente a Spider-Man ma anche ad altri eroi come Daredevil. Ciò che però ci preme sottolineare in questa sede è la natura squisitamente “ditkiana del personaggio. Mysterio è infatti una creatura di Steve Ditko, il co-creatore di Spider-Man assieme a Stan Lee, e tutto di lui trasuda quella “ditkianità”, ovvero quel gusto per l’irrequieto e l’assurdo, la spigolosità isterica e la deformazione quasi psichedelica dell’umano, che hanno reso non solo Spider-Man e comprimari ma anche personaggi come il Dottor Strange e la Domanda grandi e immortali. Cosa ci sia di questo Mysterio in Far From Home non è ben chiaro dato che dai trailer rilasciati finora sembra che sia un eroe di un’altra dimensione e pure belloccio, ma è anche vero che Mysterio è pur sempre il maestro delle illusioni.

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Lo diciamo qui e adesso: se non vediamo almeno una ragnatela che scompare in una cortina di fumo, allora il Mysterio cinematografico non ha niente da dirci

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Spider-Men (2012)

Sì lo sappiamo, vi abbiamo già consigliato Spider-Men per Into the Spider-Verse, ma questa volta è per un motivo diverso. Come dicevamo, dai trailer mostrati finora, sembra che Mysterio sia un abitante di una dimensione alternativa giunto su quella del Peter Parker del MCU, rendendo così edotti i protagonisti dell’esistenza del multiverso. Chi ha letto Spider-Men, di Brian Micheal Bendis e Sara Pichelli, sa bene che Mysterio non è nuovo a queste incursioni dimensionali e che è proprio lui a mettere in comunicazione (sebbene per scopi tutt’altro che nobili) la Terra-616 (la principale Marvel, ora Terra Prima) e la Terra-1610 (il fu Universo Ultimate). Che questa caratteristica sia stata trasposta nel film al fine di allargare ulteriormente un franchise mediatico pressocché illimitato? Ma anche in questo caso dovremmo mettervi in guardia: ricordatevi che Mysterio è pur sempre il maestro delle illusioni.

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Ultimate Spider-Man #39 (2003)

Se in Homecoming il compianto Tony Stark faceva da mentore al “bimbo ragno”, in questo secondo episodio è il Nick Fury di Samuel L. Jackson a ereditare il ruolo. Credeteci o no ma i primi a spingere per avere Jackson come nuovo direttore dello S.H.I.E.L.D. fu la Marvel stessa nei primissimi anni duemila, quando con l’Universo Ultimate presentarono al mondo un nuovo Nick Fury afroamericano e con le fattezze dell’attore tarantiniano. Come se non bastasse è proprio lo stesso Fury nel fumetto a esprimere, tra il serio e il faceto, una preferenza sull’eventuale attore che lo interpreti al cinema, appunto Samuel L. Jackson. Digressioni metacinematografiche a parte, il Nick Fury dell’Universo Ultimate è oggi, anche grazie al MCU, l’unico Fury presente sulla piazza e di certo il più noto. Uno dei motivi della sua notorietà è il rapporto privilegiato che questi instaura con Peter Parker, un rapporto mentore-allievo che durante tutto il primo decennio degli anni 2000 ha fatto scuola e che è stato trasposto quasi perfettamente nella serie animata Ultimate Spider-Man. Per avere un’idea di quanto questo rapporto sia stato fondamentale nel ridefinire gli equilibri drammatici e narrativi dello Spider-Man del nuovo millennio andatevi a leggere il numero 39 di Ultimate Spider-Man (in Italia il numero 20) Therapy, nel quale Nick Fury cerca di risollevare il morale di Peter, uscito stremato e scioccato da una battaglia con Venom. Il dialogo che Peter ha con Fury è un piccolo manuale di scrittura dialogica (non a caso stiamo parlando ancora una volta di Bendis) e che vale da solo il prezzo dell’albo. Per la verità il dialogo è proprio tutto ciò che c’è da leggere in quel numero e questo basta a spiegare quanto Bendis abbia scommesso sulla sua sola scrittura. Scommessa vinta in pieno, possiamo dire. Capite bene come per un lettore di fumetti sia lecito sperare in una qualità altrettanto elevata per un film che già dal materiale promozionale dimostra di puntare molto sul rapporto Spider-Man-Nick Fury.

Cattura
È possibile fare alta letteratura essendo al contempo kitsch, trash e pure profetici? Sì è possibile, se ti chiami Mark Millar

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