Sex Education: parlare di sesso per parlare di molto altro

L’inizio del nuovo anno ha riservato piacevoli sorprese per gli affezionati spettatori di Netflix. Su tutte, va registrato il balzo in avanti di un prodotto di appena otto episodi: Sex Education di Laurie Nunn, autrice inglese emergente, serie prodotta da Eleven Film. Le stime rilasciate dalla piattaforma di streaming parlano di circa 40 milioni di famiglie rimaste affascinate da questa storia, tanto da generare sorpresa nella sua stessa showrunner, come riportato da La Repubblica:

“Sono stata completamente stesa dalla reazione positiva allo show. Ne ero orgogliosa ma non avevo idea che sarebbe riuscito a trovare una connessione così forte con la gente. Ho trovato interessante come le persone hanno risposto in modo forte alla consapevolezza sessuale dei personaggi femminili. Mi ha fatto davvero felice capire che le persone si stanno godendo questo elemento della storia ma allo stesso tempo trovo triste che nel 2019 questo tipo di personaggi femminili, liberi e disinibiti, ancora sorprendano. Spero che ce ne siano sempre di più di personaggi così nel mondo del cinema e della tv”.

Ed in effetti, la storia insegue i soliti tabù sulla sfera sessuale che ancora contaminano la società contemporanea, ma dal punto di vista degli adolescenti. Una storia di reietti. Analizziamola.

Tutto si svolge in una piccola cittadina inglese, in una sorta di bolla spaziale, in cui i vari personaggi si ritrovano ad agire secondo uno schema molto tradizionale. Il motivo scatenante, molto semplice ma che man mano si arricchisce di nuovi connotati, è il sesso.

Eppure la tempesta ormonale della pubertà viene mitigata dall’insolita sensibilità del protagonista: Otis Milburn, un teenager impacciato, la cui sfera emotiva e relazionale risente molto dell’influsso dei propri genitori e soprattutto della madre, terapista sessuale piuttosto invadente. Otis si rifugia nell’amicizia con Eric Effiong, il suo miglior amico, omosessuale proveniente da una famiglia africana molto cristiana. Già in questa caratterizzazione si potrebbero notare alcuni elementi che la cultura di massa tenta solitamente di evitare: insicurezza adolescenziale dettata da difficili rapporti familiari, inconciliabilità dei propri orientamenti sessuali con la sfera religiosa, fino alle difficoltà integrative degli immigrati in un nuovo paese.

Tuttavia, lo stile franco, spontaneo e divertente alleggerisce il carico, rendendo la fruizione di questi temi quasi naturale. Molto in tal senso è realizzato anche dall’azzeccatissima colonna sonora aperta su un ventaglio molto ampio di generi dal pop al rock.

La vita scolastica continua nella definizione di questo mondo. Interviene Maeve Wiley a smuovere la narrazione: la cattiva ragazza, bisognosa di soldi, percepisce la possibilità di sfruttare l’insolita capacità di dar consigli di Otis per creare una “clinica del sesso” a pagamento, sfruttando i fatiscenti bagni abbandonati del polo scolastico. Il ragazzo non riesce a rifiutare per via della sua cotta per la dark lady. E tuttavia, il compito non è affatto semplice per l’accozzaglia varia di problematiche adolescenziali: masturbazione, la fatidica prima volta, le difficoltà comunicative all’interno di una coppia, le diverse possibilità fisiche dell’esperienza sessuale.

Il banale viene evitato dall’autrice, salvaguardando la sua opera da categorie semplicistiche di riferimento: vere e proprie scene “esplicite” compaiono direttamente solo nelle prime puntate – in brevi sequenze – per poi spostare la narrazione verso sfaccettature inedite. La caratterizzazione superficiale evapora, permettendo una varietà tematica notevole: ognuno sta combattendo la propria battaglia interiore.

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Funziona molto il gioco delle opposizioni: Otis inevitabilmente si oppone a Maeve, eppure trova in lei una grande amica, il bullo scoprirà nella sua vittima un’affinità inaspettata, le ragazze più chic della scuola dovranno spesso rinunciare al proprio muro fatto di sdegno e chiedere aiuto a ragazzi da loro disprezzati. Si definisce un profondo percorso di crescita personale nella ricerca di relazioni o nella loro salvaguardia; attraverso episodi in cui domina una sorta di gentilezza disinteressata si trasmettono insegnamenti fondamentali per gli adolescenti, in grado di mettere d’accordo intere famiglie di spettatori. L’armonia di gusto fra fasce d’età differenti si manifesta nella caratterizzazione anche degli adulti che partecipano alla narrazione; madri apprensive o al contrario assenti, padri orgogliosi o completamente distanti dai propri figli. Altre figure adulte compaiono solo sporadicamente.

Una rinascita totale lontana da veti sociali, che in un contesto così piccolo possono fare ancor più male, coinvolge i protagonisti della serie: Otis percepisce finalmente il modello della madre ed ammette i propri limiti relazionali; Maeve è molto più di ciò che può apparire ai suoi compagni e decide di assecondare il proprio talento nella scrittura; ed infine Eric non è il ragazzo fragile che si aveva nei primi episodi ma un modello da seguire per la piena accettazione di sè. Quasi un invito agli spettatori a riscoprirsi continuamente.

Il cast emergente arricchisce l’originalità del prodotto; fra i volti noti bisogna ricordare il giovane Asa Butterfield/Otis (Il bambino con il pigiama a righe, Hugo Cabret, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali) e Gillian Anderson (la madre di Otis), poliedrica attrice angloamericana attiva in radio, televisione, cinema e teatro. Convincono anche le interpretazioni di Eric da parte di Ncuti Gatwa e di Maeve da parte di Emma Mackey, in cui molti ravvedono una straordinaria somiglianza con Margot Robbie.

Agli inizi di febbraio la serie è stata rinnovata per una seconda stagione, in cui la Nunn ribadisce “tutto può succedere”.

Da recuperare sicuramente, ovviamente in lingua originale per coglierne appieno tutte le sfumature comunicative.


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