“Lo specchio”, di Andrej Tarkovskij – regia all’ennesima potenza

Ieri sera, a Radio Aut, si è tenuto il consueto cineforum organizzato da Birdmen. Per l’occasione, la nostra Giorgia ha scelto di presentare il quarto lungometraggio del cineasta russo. Alla luce delle considerazioni fatte dai presenti al termine della proiezione, proviamo ad analizzare alcuni aspetti di questa complessa pellicola.

Approcciarsi a una regia come quella di Tarkovskij ne Lo specchio (1975) è un’operazione di grande difficoltà. Bisogna prendere coscienza del fatto che in questo film non sono solo l’uomo e la macchina da presa ad agire, ma anche la natura, intesa come elementi naturali che paiono imbrigliati e stregati dal regista: il vento tra gli alberi, improvvise folate che scompigliano gli alti fili d’erba verde, gocce d’acqua che spandono una eco imperitura. Parrebbe che l’unica struttura unificante sia l’alternanza tra “bianco e nero” e colori, a scandire le varie linee temporali che sono però totalmente stravolte e compongono una storia di movimento solo immaginato, perché vissuto interiormente, nello specchio della mente. Lirismi potentissimi e non sempre totalmente comprensibili si susseguono, ribadendo la vena poetica di un regista che ha fatto dello slancio visuale la sua cifra stilistica più riconoscibile. Le improvvise simmetrie generate da carrellate simili alle pennellate di un paesaggista generano un ordine davvero spiazzante all’interno di una storia che richiede grande attenzione durante la visione.


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L’articolo è stato pubblicato il 26 maggio 2017 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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