Tutte possiamo essere Winx – Isotta Santinelli ci racconta il suo Caro Diario… Sono una fata!!! | Lucca Comics & Games 2026
Se tu lo vuoi, tu lo sarai, una di noi non era solo la parte della sigla di Winx Club che ci rimaneva in testa ogni volta che le guardavamo su Rai 2, ma anche un invito. Sono delle fate dai costumi scintillanti e vibranti e nonostante tutto, possiamo essere come loro perché in fondo sono adolescenti piene di problemi famigliari e sentimentali e, solo perché non abbiamo outfit altrettanto incredibili, non significa che quel divario sia così davvero così grande. Se c’è una persona che in questi anni ha reso le Winx ancora più iconiche di quanto non lo siano già di base, è la fumettista Isotta Santinelli, che sul suo profilo Instagram @isotta_snt pubblica dal 2024 posta disegni umoristici delle fate di Alfea per parlare di dinamiche relazionali, tematiche attuali, l’esperienza dei fuorisede e tantissimo altro.
Già avezza a parodie grazie al collettivo Slow Comix (la serie di Mostriciattoli Tascabili docet), dopo essere approdata a Lucca l’anno scorso con il suo primo fumetto, l’autobiografico Si torna sempre dove si è stati male dove raccontava la sua vita sentimentale attraverso l’avatar Micia, oggi torna con Caro diario… sono una fata!!!, la parodia ufficiale, autorizzata da Rainbow, della prima stagione di Winx Club, edito sempre da Balloon Gallucci. L’abbiamo incontrata in occasione dell’uscita per parlare del progetto e della bellezza di essere magical girl:

Come nasce il tuo amore per le Winx?
Io ero esattamente il target di riferimento quando sono andate in onda per la prima volta su Rai 2. Un giorno alle elementari io mi sono svegliata, ho acceso la televisione, ho visto le Winx e ho esclamato “no, vabbè”. Poi ho preso proprio il primo numero del magazine quando uscì e tutto il merchandise di quegli anni come le carte lenticolari e i manuali, come Vivi la tecnologia con Tecna, vivi la magia con Bloom. Avevo tutte quelle cose perché a sette anni ero già una fan sfegatata.
Ho visto le prime tre stagioni, che sono quelle che sono passate su Rai 2, poi non so cosa sia successo, io ero anche più grande però per le prime tre stagioni io sono rimasta totalmente in fissa. È una passione che non è mai scemata, cioè ogni tanto negli anni comunque tornava a galla e mi trovavo spesso a disegnarle e a reinventarle.
Nel momento in cui ho deciso che era ora di smetterla con le scuole di disegno e di cercare di buttarsi sul mercato, ho fatto qualche prova di post divertente su Instagram per vedere cosa funzionava meglio, e con mia grande gioia ho notato che quello che avevo fatto con le Winx era andato benissimo rispetto agli altri, quindi ho continuato a spingere in quella direzione, divertendomi sempre tanto. Era una roba che sicuramente facevo per utilità, però anche per passione. Sono arrivata veramente a renderle le mie bimbe.

Per quanto riguarda il linguaggio, le Winx si chiamano “amo” tra loro, usano tante terminologie che io vedo nel mio gruppo di amici, ma potrebbero anche rappresentare una bolla. Tu come hai vissuto questa cosa nella scrittura?
Io credo molto che il fumetto funziona nel momento in cui io mi metto meno freni possibile, mi preoccupo il meno possibile di queste peculiarità, perché secondo me una buona narrazione in generale funziona anche e quando ti offre degli scorci su una bolla.Se sei bravo abbastanza, fai entrare la persona anziché escluderla e questo è stato il mio obiettivo. Poi sicuramente c’erano alcune cose che magari erano molto di nicchia, che sono state smussate in fase di editing per renderle più comprensibili al grande pubblico, però mi piace molto questa specificità del linguaggio. Per alcune cose mi hanno consigliato di mettere una didascalia, cosa che faccio sempre e comunque in maniera ironica.

Tu fai sia produzioni indipendenti con il collettivo Slow Comix che fumetti editi da una casa editrice con Gallucci. Come vivi queste tue due vite artistiche?
Se sei una persona con mania di controllo come lo sono io, fare autoproduzione ti permette di sfogare tutto ciò, nel senso che il fumetto esce esattamente come lo vuoi tu. Quindi io posso, come dire, investire tutto emotivamente in questa cosa.
Mentre per me, che ho questa cosa che devo controllare tutto quanto, lavorare con un editore e quindi anche attenermi alle tempistiche dell’editore, all’editing e tutto il resto, è un grande allenamento per diventare delle persone meno ossessive, perché io lì necessariamente devo essere in grado di darmi dei freni, perché se dovessi seguire completamente quella che è la mia ossessione, impazzirei, cosa che succede comunque, però sto cercando di migliorare.
In questo fumetto tu hai adattato la prima stagione. C’è qualcosa anche del futuro delle Winx che sogni di adattare della loro storia?
Io sono contentissima già così, nel senso che già questo per me è pazzesco e incredibile. Se si riuscisse ad andare avanti e a progredire quantomeno fino al primo film Winx Club – Il segreto del regno perduto – quindi facendo prima, seconda, terza stagione e film di conclusione – io potrei andare in pensione. Non avrei veramente nient’altro da conquistare nella vita.
E ogni tanto hai paura di fare dei favoritismi per delle Winx rispetto ad altre?
Sì, di continuo, è una cosa a cui cerco di stare attentissima, perché è ovvio che nel libro c’è un po’ più di focus su Bloom, ma perché la serie stessa è fatta così. Di mio ho cercato di stare attenta, di dare dello screen time, anche se è un fumetto, a tutte le Winx nella maniera più omogenea possibile. Ho cercato di inserire Aisha in una maniera che non fosse forzata, anche se è la prima stagione. [la scena della comparsa di Aisha è fenomenale e non ve la spoilereremo, ndR]
Secondo te cos’è la cosa più bella dell’essere una Magical Girl?
La cosa che io apprezzo di più della Magical Girl è il fatto che combatte senza essere per forza la donna tosta, forte, indipendente e male gaze friendly. Riesce a essere una combattente senza rinunciare a una femminilità, anche più stereotipata, se vuoi.
E un giorno ti piacerebbe fare anche una parodia di qualcos’altro?
Madonna, certo! È qualcosa che faccio con Slow Comix, noi siamo grandi appassionati di parodie, di partire da qualcosa per distruggerlo e dire qualcosa perché ci diverte molto. Sicuramente è un modo di narrare che da un lato può essere considerato più semplice, perché non è che ti devi inventare qualcosa. Se mi facessero fare la parodia anche delle Witch poi, mica direi di no.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.