Lucca libera tuttə – La Self Area è il cuore pulsante del fumetto italiano | Lucca Comics & Games 2026
Nel chiostro interno della Biblioteca Civica Agorà, lontano dalla cacofonia delle piazze centrali della città che quest’anno ha accolto la manifestazione Lucca Comics & Games per la sessantesima volta, si trova il nido della Self Area. Questo luogo è composto da stormi di menti creative unite sotto lo stesso stendardo: l’arte libera ed indipendente. Albi, leporelli, antologie, collezioni, spillati, collane – dal 2007 le realtà di autoproduzione di tutta Italia presentano qui i loro progetti, frutto di un impegno a trecentosessanta gradi che prevede di essere il proprio scrittore, disegnatore, colorista, editor e manager, il tutto in totale autonomia.
Tornare alla Self Area dopo un anno particolarmente avvelenato dallo spropositato utilizzo dell’intelligenza artificiale nei campi del sapere e delle arti è come mettere piede su un’arca sicura senza doversi preoccupare di guardarsi le spalle, una proverbiale boccata d’aria fresca.
La differenza tra il capogiro che caratterizza i padiglioni dei grandi editori e quello che dà colore al chiostro è sostanziale. E del resto di sostanza si deve parlare, poiché per creare un fumetto indipendente occorrono ingredienti diversi rispetto a quelli necessari per produrne uno stampato su larga scala. Lo studio e la ricerca di una formula narrativa che funziona, di design accattivanti, typesetting interessanti e materiali di stampa alternativi sono nelle mani di una squadra ristretta che spesso deve accompagnare alla propria passione un secondo lavoro.
Vivere il chiostro come acquirente è una gioia, così come lo è soffermarsi ad ascoltare il processo creativo di chi ha messo anima, cuore e notti insonni nelle proposte che si rinnovano annualmente. Dall’altro lato dello stand abbiamo gli espositori con idee e vie sempre diverse e innovative. La manifestazione dà voce ad esempio a realtà peculiari come Storie Brute, collettivo specializzato in fumetto storicamente ambientato presso cui i cavalieri sussurrano e le cui produzioni sono fruibili online gratuitamente, e a realtà che indicono un tema e lo interpretano sulla base della sensibilità dell’artista per creare una raccolta di racconti antologici come il Collettivo Viscosa, alle prese con la sua prima edizione del Comics.
È alquanto improbabile, se non impossibile, uscire da questi quattro stretti corridoi senza essersi in qualche modo arricchitə, che sia perché uno scambio di parole ha innescato una scintilla nella nostra mente o perché nel giro di un quarto d’ora ci si ritrova il nostro peso in carta sulle spalle. È anche straordinario come non importi quanta pianificazione si possa fare tramite i canali social di collettivi ed editori prima di solcare la soglia della Self, la sorpresa inaspettata è dietro l’angolo e verrà a casa con te, pronta per essere letta e riletta fino allo sfinimento.
Ad accoglierci nella sala antecedente il porticato la fresca mattina del 28 ottobre è stata la mostra in bianco e nero di una selezione di magnifiche tavole disegnate e magistralmente inchiostrate da Veronica Cianciarini, vincitrice del premio Self Area 2025 con Cadaveri squisiti per Ragdoll – fumetti scomposti, per poi cedere il passo alla libreria indipendente Inuit di Bologna, il cui ricco e variegato catalogo vale come minimo un’intensa mezz’ora di consultazione senza distrazioni da agenti esterni. La sala grande premette che tutto ciò che si è visto dentro i padiglioni accessibili solo con il braccialetto colorato viene qui ricalibrato, l’anatomia del fare fumetto viene stravolta e poi ricucita, le storie non subiscono censura e non sono più pensate per essere vendute a quante più persone possibili, bensì per trovare le loro persone giuste.

Oltre la soglia, il chiostro brulica di vite che si stringono la mano per la prima volta, bevono il terzo caffè della mattina alle 9:00 e si ritrovano dopo mesi passati a prepararsi per questo grande evento che è diventato parte integrante del tumulto stagionale che scuote le ferrovie dello Stato al cadere delle prime foglie.
A far muovere l’ecosistema Self è la curiosità, seguita a ruota dalla prospettiva irresistibile del confronto diretto con chi ha dato vita all’opera che si sfoglia. C’è un divario molto marcato tra l’entità del Grande Fumettista che effettua firmacopie su prenotazione e la consapevolezza che chi vende l’opera autoprodotta può dedicarti anche venti minuti di conversazione alla pari, parlandoti di cosa ha originato il proprio collettivo, qual è stato il primo seme che ha piantato, quali i titoli che hanno cambiano tono assieme al progetto stesso, quali le collaborazioni che hanno stimolato una crescita o un cambio di direzione.

Questo è stato, con nostra grande gioia, il caso di Sabina Sodaro, autrice del Collettivo Viscosa, per la quale far parte della Self Area significa: “essere costrette a muoversi costantemente, ad essere creature dinamiche, a ricevere input continui che innescano un’immensa voglia di fare arte,” ci ha risposto Sabina. Le Viscose nascono prima come colleghe, diventano amiche in un secondo momento e tra loro spicca una forte personalità eclettica, specchio diretto della loro collezione di antologici che seguono il filo rosso di un tema. Il progetto di punta, Contaminazione, è una collezione di fumetti brevi, ognuno con un carattere differente, che riassume al meglio la natura del collettivo. Fare fumetto è contaminarsi a vicenda, lavorare sulle lacune con l’aiuto delle altre viscose, percorrere strade diverse rimanendo in contatto per arrivare tutte allo stesso traguardo. Traspare, da ogni storia dell’opera, un bisogno viscerale di esprimersi, una sensazione melliflua che Sabina ci confida essere collegata al vuoto che la pandemia ha creato nel mondo del fumetto indipendente, messo in pausa dall’impossibilità di muoversi al di fuori della propria abitazione. “Abbiamo vissuto uno scoppio di idee che per circa due anni hanno avuto modo di germogliare e fruttare. C’è stato un rinnovo delle idee e dei materiali perché c’è stato modo di contaminarsi a vicenda seppur da lontano e di scoprire nuove tecniche di stampa, creando una bolla in un certo senso parallela a quella delle manifestazioni. Ci si conosce, si scoprono le realtà che ci circondano, si imparano soluzioni a cui non si era pensato prima e la voglia di creare risulta sempre esponenziale.”
Gianluca Girelli, l’autore che impugna la penna de La Testa del Principe Nero per Storie Brute, ci ha riferito che “la Self è l’unico posto dove mi vedo, perché fare fumetto indipendente significa poter trasporre le idee senza alcun filtro”. La particolarità dei bruti — così si chiamano i membri del collettivo — è l’adattamento della saggistica e la divulgazione storica tramite veicoli che non sono grandi personaggi conosciuti di cui si trovano facilmente statue equestri ossidate in giro per il mondo, ma persone di ogni giorno che si trovano a dover fare i conti con la storia come entità. La forza dirompente e biologica del cambiamento, i miti di vincitori e vinti, il misticismo, lo scontro di culture, le rivolte e le insurrezioni; insomma, lo spotlight non è mai su pluri-cantati re e regine, ma sul popolo che deve pensare a piazzare un tozzo di pane nello stomaco per vedere un’altra alba. Un’altra particolarità di Storie Brute è proprio l’archivio di produzioni consultabili gratuitamente sul loro sito. Questa decisione è in linea con il collettivo e con la sua presenza nel chiostro, poiché: “La cultura per noi dovrebbe sempre essere accessibile e democratica e non potremmo vederla diversamente: i nostri stessi lavori sono basati su studi accademici e saggi che altre persone hanno deciso di rendere accessibili a noi, su queste cose non si può essere elitari.”

Se invece si cercano fumetti umoristici con cui dilettarsi durante le vulnerabili ma a loro modo confortevoli soste sul gabinetto, basta impugnare lo scopino del bagno e sussurrare Slowcomix per tre volte davanti allo specchio. Il collettivo, capitanato da Isotta Santinelli, pubblica opere coloratissime di stampo parodistico, giocando con la grafica anni 2000 che ha camuffato le crisi economiche per permettere che la generazione del momento non crescesse nel delirio totale. “Lucca Comics è senza dubbio un palcoscenico privilegiato per chi fa autoproduzione in Italia. Noi ci siamo sempre trovati bene e nel tempo abbiamo avuto grandi soddisfazioni, nonostante ovviamente ci siano aspetti nella gestione delle questioni logistiche che sono ciclicamente argomento di discussione [N.d.R. la rete Wi-Fi che non funziona, nessun riparo dalle condizioni meteorologiche, i bagni come concetto astratto che al quinto giorno di manifestazione rischiano di diventare una minaccia alla salute pubblica, distributori di bevande vuoti o guasti, scarsa accessibilità per le persone con disabilità]. Il pubblico con cui abbiamo la possibilità di entrare in contatto è sempre più vasto e ogni anno più affezionato: ormai Lucca è quell’appuntamento dove ci si ritrova con lettori di lunga data in cerca di novità o che passano anche solo per salutarci perché conoscono il nostro catalogo a memoria.” Laddove Slowcomix è quello che definiremo un collettivo regular a Lucca, riconoscono anche che “per quello che [LC&G] vuole rappresentare ed essendo ad accesso gratuito per il pubblico – caratteristica preziosissima e irrinunciabile, non si può negare che il costo di una postazione sia proibitivo per molte realtà, emergenti e non, che non possono permettersi un investimento come quello dello stand. Questo è sicuramente uno scoglio per certi collettivi che di fatto potrebbero portare nuova linfa all’autoproduzione.”
L’acquisto del terzo volume di Mostriciattoli Tascabili (formato liberamente ispirato ai giornalini che compravamo in edicola d’estate e che rileggevamo finché in sogno non ci apparivano le pubblicità delle merendine) ha portato con sé la generazione a quattro mani di un mostro per Birdmen, PAPERHEIDIMON, un gioioso ibrido creato in laboratorio mischiando il DNA di Heidi e quello di una papera. Alcune cose sono destinate a finire nel portafoglio assieme alle foto dei propri animali domestici, e questa è una di quelle istanze.

Rimanendo sulla falsariga di creature in miniatura, anche Wabbit Hunting Season fa esperienza di Lucca per la prima volta. Con loro hanno portato l’anteprima di Cuori di Coccio, “un manuale di resistenza contro gli stati autocrati scritto dal punto di vista di una piccola comunità di gnometti che si trova a dover fronteggiare i soprusi di un manipolo di topi arrivati nel loro giardino per rosicchiare le loro libertà”. Ad accompagnarlo c’è l’appendice Come creare uno gnomo, nella quale è spiegato il lavoro svolto — una situazione parecchio peculiare in quanto Gaia, Nicola e Mirko, i geni a capo degli gnomi di pietra che passeggiano per lo stand, hanno unito lo stile 2D al 3D rendendoli un unico veicolo e singolare linguaggio. Il risultato è caleidoscopico e un prodotto tira l’altro. Posare gli occhi sul catalogo di Wabbit Hunting Season è come ritrovarsi a dieci anni in un negozio di caramelle senza adulti che possano dirti questo no. Riguardo l’ebbrezza del primo LC&G, il collettivo ci dice che “è stato bellissimo poterci raccontare per la prima volta a chi ancora non ci conosceva oppure rincontrare conoscenze di altre fiere. La cornice del chiostro è bellissima, quando non piove e c’è il sole! Chiacchierando con il visitatore medio della self, ci sentiamo dire che il luogo dove spendono i loro soldi più volentieri è proprio l’angolo ritagliato alle autoproduzioni. Scoprire cose nuove e soprattutto sfogliare ciò che non puoi trovare in libreria è ciò che fa passare in secondo piano, almeno all’interno di queste manifestazioni, il prodotto più “mainstream”. Sarebbe bello avere sempre più spazio per far sentire la nostra voce e non trattarci più come l’alternativa home-made di chi non ce l’ha fatta veramente ma come qualcuno che ha fatto una scelta consapevole.”

La Self Area è quindi un luogo dove il fumetto può spaccare anche la tradizione e questo è il caso di Scilla produzioni, con il loro nuovo volume Bianco Abisso, ambientato nello stesso universo del precedente Stretto Immenso, il quale ha una modalità di lettura che differisce dal solito schema in formato orizzontale. L’avventura di due gemelli alle prese con corpi celesti e poteri che permettono loro di squarciare le dimensioni si sviluppa in senso verticale e viene sfogliata come si userebbe un calendario. Nell’opera vengono squarciate anche le dimensioni del supporto su cui i protagonisti si muovono, e devo ammettere che nulla mi avrebbe potuto preparare allo stupore provato quando Deet, autore del fumetto, ha aperto alcune pagine e mostrato che a spaccarsi è anche la dimensione del fumetto stesso, sfondando ogni parete ed entrando nella metanarrazione per approdare nel nostro mondo, trovando come sfondo della storia fotografie di luoghi reali e bambole di stoffa.

“Lo spazio Self è il luogo dove si trova il cuore pulsante del fumetto italiano. Chi scopre la Self Area a Lucca difficilmente non ci tornerà, poiché rappresenta un luogo dove le barriere tra autore e lettore crollano e dove le sperimentazioni dei prodotti sono all’ordine del giorno,” ha commentato Deet, e ci troviamo a concordare.
La manifestazione Lucca Comics & Games è un corpo danzante i cui organi sono sparsi per le vie trafficate, e la linfa che le percorre mette in moto il grande sistema della compra-vendita, del consumo con conseguente spettacolarizzazione delle produzioni cinematografiche e televisive, della pubblicità al prodotto. Anche un semplice passaparola può stravolgere la sorte di un progetto a prescindere dall’ambito entro cui ha messo radici. Lo spettatore fa da impollinatore, saltando di padiglione in padiglione con sacchetti, buste e borse utili a riconoscere le categorie di maggiore interesse.
La Self Area giova di uno scalpitio, di un trottare tutto suo, e in lei il fumetto italiano trova il suo organo vitale. Le uniche regole sono essere se stessə e valorizzare la propria libertà di creazione in ogni modo possibile. Ciò che è certo è proprio che uscire dal chiostro ti lascia il desiderio di rientrarci immediatamente e chiedere ad altrə autori e autrici di mostrarti ancora il loro cuore.
In un presente pieno d’incertezza, stabilizzato e chiamato alla conformità, l’autoproduzione rimane un baluardo di resistenza e di speranza per chi sogna una vita non per forza diversa ma ben più colorata, un racconto che prende le vie più ciottolate possibili, ed anche un meritato spicchio di conforto.
Finché la Self ospiterà chi l’arte la fa con mente e cuore, il fumetto italiano sarà in buone, anzi buonissime mani.
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