L’Orlando Furioso di Davide Livermore è il sonno del senno che genera il brainrot

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Nicolò Villani

Già giurato a Venezia75 nella sezione Classici e caporedattore di «Birdmen Magazine», con un Ph.D. in Film & Media Studies, svolgo ricerca sull'analisi semiotica applicata alla serialità e al mercato mediale. Strutturalista per vocazione, nerd per natura, "lost in Time, lost in Space... and Meaning".

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  • Fortunatamente esistono ancora recensioni vere! È tutto un servire e riverire, con lo scopo ovviamente di fare bella figura con i finanziatori. 150 minuti di agonia di cui 5 minuti di autocompiacimento negli applausi finali con tanto di canzoncina e balletto degli attori (ma sul serio?). Grazie Nicolò Villani per aver tradotto a parole il mio sentimento quando sono uscito dalla sala.

  • Gentile Nicolò, concordo in pieno con quello che lei scrive. L’aspetto più preoccupante di questo spettacolo è che è stato applaudito, probabilmente da persone che non hanno mai nemmeno sfogliato il poema di Ludovico Ariosto. Ma, abbruttiti come siamo da due decenni di berlusconismo e da un bombardamento quotidiano di spot pubblicitari, ci siamo ridotti ad applaudire come dei beoti qualsiasi cosa.

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