Le migliori conversazioni origliate a Venezia 83
«Il maltempo si avvicinava. Dovevo raggiungere i miei spritz prima che il vento diventasse troppo forte. Le nostre ricerche in laguna erano durate mesi. Ora quell’antico vaso pieno di conversazioni origliate andava portato in salvo. Sembrava impossibile, ma ce l’avevamo fatta»
Ebbene sì, ce l’avevamo fatta, anche quest’anno le spie di Alberto Barbera erano rimaste a bocca asciutta, prive di spritz e soprattutto prive delle conversazioni origliate che state per leggere. Come ogni anno è stata durissima, direi sempre più dura, perché il Barbera sotto attacco si fa agguerrito e tetragono, una sorta di mo’ai di Wild Horse Nine che inamovibile tutto vede e tutto testimonia, sguinzagliandoti addosso ex agenti della CIA (Cinema Italiano Antitetico), disarmati fino ai denti per cercare di privarti di tutti quei documenti segreti che con fatica hai raccolto. Una mèsse che viene dalle sale Darsena, dalle Sale Volpi, dalle Sale da bagno del Casinò, dalle file per il Cynar, dalle allegrie di naufragi di Isola Edipo, da gente col complesso di Isola Edipo, da Edipo stesso (che è un accredito verde), dalle feste private di cui sei privato se non hai i contatti eccetera eccetera.
Vedete, origliare non è un’attività facile a condursi, si passa la maggior parte del tempo a vedere film in attesa che dopo i titoli di coda qualcuno alzi la voce e dica qualcosa… quest’anno io e i miei informatori insieme alle informatrici abbiamo dovuto vedere complessivamente qualcosa come 300 film… un’enormità, soprattutto se pensate che tutto quel tempo in sala aumenta le possibilità che Barbera si accorga di noi. Meno male che quest’anno c’erano Hirokazu Kore’eda e Werner Herzog a darci una mano: entrambi hanno rinunciato a vincere premi per aiutarci a contrabbandare le frasi origliate di quest’anno. Herzog ha procurato un antico vaso in cui ficcare a forza tutte le frasi stampate su fogli A3, mentre il maestro giapponese ha selezionato un aereo dalla collezione di Harrison Ford e l’ha fatto atterrare nei pressi del galoppatoio del Lido di Venezia. Da lì i due, insieme al pilota (Pedro Almodóvar), hanno preso il bus Linea A e sono scesi davanti al Palabiennale (detto anche “Palabestiame”), hanno comprato 3 insalate al Bar Leone d’Oro e poi si sono diretti con questo enorme vaso ellenico al nostro punto di ritrovo, il solito red carpet: abbiamo notato infatti che le azioni più turpi al Lido vanno fatte alla luce del sole, là dove gli influencer non hanno paura di mostrarsi.
Subito avvistati da Alberto Barbera stesso, abbiamo avuto appena il tempo di un saluto e uno spritz e siamo dovuti scappare. Ma ormai era fatta, i documenti li avevo messi nell’antico recipiente e già il nostro infiltrato Atticus Affleck stava correndo col vaso verso l’aereo. Stavano per acciuffarlo ma una geniale Maggie Gyllenhaal, venuta a conoscenza del piano malefico di Barbera ha fatto un doppio sgambetto volante al direttore e quindi eccoci qua, a testimoniare ancora una volta gli orrori del Lido. Buona lettura!

Le migliori conversazioni origliate a Venezia 83
– Mi siedo venti minuti e poi vado da Guadagnino
– Condoglianze…
In sala Stampa l’8 settembre
– Non ho ucciso nessuno.
Un uomo con la coda di paglia in Sala Darsena dopo la proiezione di Bucking Fastard di Werner Herzog
– Ma tu li leggi i sottotitoli durante il film?
– No io sono madrelingua inglese, non ho studiato un cazzo ma…
Flexing in Sala Darsena poco prima di Wild Horse Nine di Martin McDonagh
– E tu che credevi che Orlando Bloom fosse morto?
Due tizi sottovoce a inizio proiezione di Bucking Fastard
– Ha tipo quindici finali, uno più brutto dell’altro
Anonima critica in Sala Stampa, su Nessun Dolore di Gianni Amelio
– Ci ho messo 40 minuti per pippare
Luogo e persona che è meglio restino anonimi
– Cazzo, questa è esattamente l’ora in cui trovo mia nonna ancora sveglia, cazzo!
In forte accento veneziano, tornando sul bus alle 2 di notte, l’11 settembre
– Tra Javier Bardem e Penelope Cruz c’è proprio tanta ALCHIMIA…
Dopo la proiezione di Bunker di Florian Zeller
– 15/18 è come Mare fuori in psichiatria
Accostamenti visionari dopo la proiezione stampa di 15/18 (A Place to Heal)
– Ma c’è Derek Jarman?
Qualcuno che ha preso troppo sole, cercando Derek Jarman, morto nel 1994, sul red carpet di Queer Edward II
– Iddu fece cagare pure a mio padre.
– Che è un po’ il metro di paragone…
Due ragazzi ricordando i vecchi tempi il 5 settembre sul bus delle 10.30 per Palabiennale
– Che cos’è l’ovulazione? Perché lo fate? Ma succede sempre?
In fila al bar dentro Palazzo del Casinò, uomo sui 40 interroga genuinamente interessato la donna che lo accompagna
– Il film di Moretti è una rom-com ispirata a Ultimo tango a Parigi da vedere su Netflix quando non c’è nient’altro
6 settembre, luogo e autore sconosciuti
– Cazzo di francesi.
Dopo la proiezione di Un bon petit soldat in Sala Grande, 9 settembre
– Com’era? Bello bellissimo, per metà ho dormito
– È un film iraniano, quindi si dorme
Dopo la proiezione di Moragheb (Falling House) di Mohsen Gharaei
– Ah, ho visto Nessun dolore
– No ma alla fine anche vedere film brutti è un’esperienza positiva.
Mattina presto, conversazione su un bus stracolmo in direzione Mostra
– Guardi, ho delle pistole nella borsa
7 settembre, un uomo rivolto a una poliziotta ai varchi d’ingresso della Mostra
– Finalmente un film un po’ divertente
Dopo la proiezione stampa di Arrested Memory di Sabu in Sala Grande
– Ho sentito solo quella cazzo di tenda che si muoveva per tutto il film!
8 settembre, Sala Darsena, dopo la disturbatissima proiezione di Company di Casey Affleck, iniziata con una litigata ad alta voce e parole grosse tra gente delle ultime file e proseguita con lo strano caso della tenda posseduta che scorreva da sola.
– No, Company era una merda
Uomo buttando i residui del suo pranzo nella spazzatura
– No io sono del comitato di liberazione dei vampiri, lasciateli stare! Si meritano molto meglio di film del genere, o gli fate una storia bella e sincera o li lasciate in pace!
Signora in sala darsena, 9 settembre, ormai esaurita dopo un settimana di festival, un brutto film sui vampiri, e una giornata uggiosa
– Oh, se fa cagare usciamo…
Accreditata Press alla proiezione di Mr.Nelson, did you kill people?
– Geoffrey Rush? Ma c’ha duemila anni!
Sempre la stessa persona, alla comparsa del nome di Rush nei titoli di testa di Mr. Nelson, did you kill people?
– Ho fatto una bella dormita, però qualcosa l’ho preso
Dopo la proiezione di Woman Unknown di May el-Toukhy, poi vincitore del Leone d’Oro

E con questo toccante tramonto senza data center in vista, vi salutiamo e ringraziamo per l’attenzione.
Grazie, Serenissima, all’anno prossimo!
Qui le conversazioni origliate negli anni precedenti
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