Cannes e Venezia insieme? Solidarietà per salvare il cinema

È di poche ore fa l’intervista che il direttore Thierry Frémaux ha rilasciato per Variety e che sembra svelare scenari inediti per l’edizione 2020 del Festival de Cannes e per tutto il mondo del cinema. Soltanto il 14 aprile, in un desolante comunicato stampa a ridosso delle ultime disposizioni governative, l’organizzazione di Cannes aveva confermato il definitivo posticipo dell’evento a tempi più favorevoli. Il nuovo rinvio era stata pietra sulle speranze di ogni cinefilo, ennesima sferzata in un apparato industriale già in ginocchio. I meno cinici avevano volto lo sguardo all’autunno veneziano, anche se lo stesso Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra del Cinema, aveva paventato – in un’intervista – il possibile annullamento dell’evento.

Per la Francia Macron ha vietato ogni evento pubblico fino a metà luglio, ma in Italia tutto versa in una ancora più pesante incertezza, con alcune regioni che hanno già depennato gli eventi fino alla fine dell’estate.

Oggi l’intervista di Frémaux a Variety non solo apre nuovi spiragli, ma sembra profetizzare addirittura il miracolo: una collaborazione fra Cannes e Venezia.

Ma andiamo in ordine, con le parole di Frémaux:

«Il cinema e la sua industria sono minacciati. Dovremo ricostruirli, affermare nuovamente la loro importanza con energia, unità e solidarietà».

Poi Variety lo incalza: «potrebbe aver luogo un’alleanza di solidarietà con altri festival? Come Venezia o il Lumière di Lione (di cui Frémaux è ai vertici)

«Come ogni anno, parlo molto con Alberto Barbera, anche lui preoccupato della situazione. Dall’inizio della crisi abbiamo sollevato la possibilità di fare qualcosa assieme se Cannes fosse stato cancellato. Stiamo continuando a discuterne. Altri festival ci hanno invitato: Locarno, San Sebastian e Deauville. Sono tutti gesti molto toccanti.»

Festival de Cannes e Mostra del Cinema di Venezia insieme, in che modalità?

Sebbene sarebbero gioiosamente accolte, è giusto frenare fantasie promiscue su una chimera palma-leone. Per ora concediamoci l’immagine di un dialogo scevro di concorrenza fra le più importanti manifestazioni festivaliere. L’impellenza rimane per tutte le parti l’ideazione di un format efficace, che prevenga anche le disposizioni più severe in ambito di distanziamento sociale. Cannes su questo è già stata categorica: no a streaming o annullamento di sezioni secondarie. Mentre altri festival mettono al vaglio l’ipotesi “virtuale”, le produzioni languono.

Selezione ufficiale è un brand utilizzato sia da Cannes che da Venezia per fregiare i prodotti più valorosi, sì, un’autocelebrazione nella prospettiva di interessi economici plurivoci, ma ora più che mai ancora di salvezza per un settore al collasso, composto da professionisti e sale di proiezione in tutto il mondo. Se questo è il momento per prestare attenzione al cinema minoritario, ai cortocircuiti e alle espansioni, non ci si può dimenticare dei grandi circuiti dell’intrattenimento. Nel caso un’allenza dovesse stringersi davvero, come speriamo noi di Birdmen Magazine, non sarà per un ritorno di immagine, ma per dare nuova speranza al cinema e al suo pubblico, perché senza cultura non c’è vita;

«Se Cannes avrà luogo – dice Frémaux – vorrà dire che la vita avrà vinto»

Festival-Cannes-Venezia-insieme


Qui l’intervista integrale di Variety a Thierry Fremaux.
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