The Basics of Philosophy – Schrader e le catene della colpa
Fuori concorso a Venezia 83, con The Basics of Philosophy Paul Schrader torna a interrogarsi sulla questione morale, sul senso di colpa che consuma un uomo. Jack Huston è John Jorisse, un docente universitario del Midwest, dalla vita tranquilla e con un matrimonio in arrivo. Colto e posato, legge il mondo attraverso i fondamenti della filosofia e sta scrivendo un saggio su Baruch Spinoza. La sua vita, però, subisce una frattura nel momento in cui il padre Melvyn (Bill Pullman) muore. Al funerale si accorge della presenza di Miguel Basque, un evento tenuto distante per tutta la vita. Le certezze si sgretolano, facendo riemergere dal passato qualcosa che era stato tenuto lontano, un’ombra che lo porta verso una scelta assoluta.
I grandi temi del regista americano – anche qui prodotto da Scorsese – tornano prepotenti in uno dei film forse più polarizzanti della Mostra.

Come in Hardcore e Affliction, c’è la voragine delle relazioni tra genitori e figli: un padre troppo egoista scambia il silenzio per denaro per proteggere il buon nome e il rispetto della famiglia, mentre in John quella colpa inizia a divorarlo come un cancro. L’evento è qualcosa di inaccettabile e Schrader tenta di raccontare l’indicibile per ragionare sul conflitto tra passione e ragione. Lo spettatore è messo in una posizione scomoda: l’espiazione non cancella, così come non lo fa la morte, e non può assolvere. Non si tratta soltanto di una questione di confine tra bene e male; il regista americano indaga piuttosto un conflitto insuperabile e lo fa attraverso il più respingente (per tema) dei suoi soggetti.

Bressoniana è la misura del protagonista, così come bressoniana è la messa in scena, fredda e misurata – dalle luci al neon del locale notturno alle strade della città. Schrader si riconferma uno dei più grandi registi nel saper mostrare il corpo maschile. I corpi dei protagonisti, infatti, si muovono quasi come invisibili in un ambiente glaciale e si percepisce tutta la tragedia nelle battute brevi, negli sguardi di una coppia o nelle mani che si accingono a preparare una dose mortale.
La vita allora diventa una recita, si protrae nella sua miseria, ma la colpa esplode e nulla può salvarci quando si sceglie di oltrepassare una soglia. Il pentimento non garantisce una via d’uscita e la coscienza non può affidarsi a teorie liberatorie.
The Basics of Philosophy non è un film facile a cui avvicinarsi: si sente il rigore di un grande autore che ancora non smette di interrogarsi su ciò che più ci disturba e che vorremmo nascondere. È un duro, chirurgico nella sua messa in scena e diretto nell’indagare la foresta oscura della coscienza. Di nuovo, una grande lezione sull’impossibilità della redenzione.
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