The Difficult Bride, un ritratto sociale body horror
La manager di un lussuoso salone di bellezza di Dacca sistema minuziosamente gli ultimi dettagli di trucco e acconciatura di una giovane donna prossima alle nozze. “Happy?”, domanda con autocompiacimento alla sua creatura, mentre entrambe sono rivolte allo specchio. Con questa immagine si apre The Difficult Bride, scritto e diretto dalla regista bengalese Rubaiyat Hossain e in parte finanziato dal Fondazione Prada Film Fund, in concorso nella sezione Orizzonti della 83° Mostra del Cinema di Venezia. Un lavoro che riesce a mettere insieme, senza troppe pretese e con la godibilissima durata di poco più di un’ora e venti, il cinema di denuncia con elementi esoterici e soprannaturali. Il linguaggio a metà tra body horror e realismo magico è qui – in modo misurato e per questo convincente – al servizio di una storia che infatti, purtroppo, non ha niente che non appartenga al mondo in cui viviamo.

La sposa difficile del titolo è la protagonista Zaineen, una ragazza dell’alta borghesia di Dacca che si sottopone a infiniti, lunghi, costosissimi interventi e rituali di bellezza in un salone che sembra più una setta pronta a sfornare esemplari di mogli perfette. Consorti di ultima generazione, allineate ai più moderni standard di bellezza che forse generano un’illusione di libertà, eppure piantate con forza in vecchie e retrograde tradizioni che hanno sempre preteso di decidere del loro corpo. Zaineen è soltanto una delle spose difficili oppresse da aspettative famigliari e sociali che vedono il matrimonio come un passaggio necessario al riconoscimento del valore di una donna, l’esibizione di una condizione di stabilità che viene imposto da generazioni. Ma c’è una sposa in particolare che sembra manifestare una misteriosa connessione con lei, e proviene dal passato.
Un giorno, infatti, una delle estetiste del salone racconta a Zaineen di strani avvenimenti che coinvolsero un’altra giovane cliente. Tra immagini di sessioni di manicure, pedicure, cerette, applicazione di maschere e trattamenti per i capelli, si insinua qualcosa di oscuro, pericoloso e repellente: Hossain accosta al mondo frivolo e colorato della cosmesi apparizioni di animali che strisciano, che sbavano o si contorcono, morti o in putrefazione, attraverso un montaggio a tratti serrato. Soprattutto, è sul corpo di Zaineen che si manifestano reazioni mostruose e irrazionali – un serpente scivola dentro il suo orecchio e prende a strisciare sotto la sua pelle – facendole perdere quel controllo che i preparativi pre-matrimoniali pretendevano di garantirle. La corsa alla vita coniugale diventa un viaggio horror, così come lo era stato per la sposa morta prima di lei che continua ad apparirle in visioni inquietanti, mentre vaga ancora vestita, truccata e acconciata.

Le aspettative sono soffocanti per tutte le donne, ma purtroppo in questa eterna ed estenuante lotta c’è chi deve lottare ancora più di altre. Nel rapporto tra Zaineen e la sua estetista, che si prende cura del suo benessere al cento per cento, si scrive l’altro tema centrale del film: la profonda disparità economica e sociale che attraversa il paese. Chi è meno fortunata finisce a portare sulla pelle anche le conseguenze negative del privilegio degli altri, e – a differenza della protagonista, che vive il suo body horror a livello prevalentemente soprannaturale – la giovane donna che lavora per lei viene realmente picchiata e umiliata per aver comprato qualche pacco di sigarette di troppo per Zaineen. Riconoscere ciò non significa svalutare l’esperienza di nessuno, considerando soprattutto che chi si trova nella posizione di esporsi e farsi sentire acquisisce un ulteriore grado di pericolo: l’attrice bengalese di The Difficult Bride – nota attivista per i diritti delle donne – Azmeri Haque Badhon, è stata aggredita da un gruppo di connazionali durante il suo soggiorno a Mestre per la presentazione del film, perché accusata di essere una “combattente di luglio”. A ripensare al film, suona ancora più disturbante e triste la domanda di apertura – happy? Ci vogliono posate e sorridenti, invece saremo sempre più scomposte e arrabbiate.
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