L’estranea di Paolo Strippoli trova l’estasi nel sadismo | Venezia 83
Premessa: per scelta politica questa recensione non contiene nessuna frase del tipo “per il cinema italiano”, “nel cinema italiano” e similari. È ora di spogliarsi dei pregiudizi per un contesto produttivo rispetto a un altro.
La prima volta che Anna (Jasmine Trinca) incontra una donna elegante (Valeria Bruni Tedeschi) con indosso un trench color cammello e un algido caschetto biondo, le bastano pochi minuti per rendersi conto che quell’estranea sa molte più cose della sua vita di quelle che lei gli abbia rivelato. Quando sei vulnerabile ed è quello che succede se tua figlia è in sala operatoria dopo un tragico e inspiegabile incidente, ti capita di dire qualcosa di troppo, di trovare conforto anche nel primo sconosciuto che ti passa davanti, ma per Anna questo è un caso diverso. Non solo quell’estranea conosce il suo vissuto ma anche il suo futuro e per questo le propone uno scambio: di quell’incidente alla piccola Alice (interpretata in ordine di fasce d’età da Gabriella Telegrafo, Mariandrea Cesari e Romana Maggiora Vergano) rimarrà solo un brutto spavento se solo Anna deciderà di sacrificare qualcos’altro, giusto una piccola deviazione nel percorso di vita di un’altra persona. Prendere o lasciare. Quando però la tua famiglia inizia essere vittima di una tragedia dopo l’altra, sapere che basta un patto per proteggerli è un’opportunità sempre più golosa, anche se significa sottostare alle regole di una totale sconosciuta.

L’estranea segna il ritorno alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia di Paolo Strippoli, a un anno da La Valle dei Sorrisi e questa volta finalmente in Concorso. Questa volta il regista e co-sceneggiatore (accompagnato da Salvatore De Chirico) si allontana leggermente dal cinema horror che ha segnato le sue origini per realizzare un’opera ambiziosa, che corteggia molteplici. Si potrebbe definire L’estranea un dramma, una commedia, un horror o un thriller e nessuna di queste intuizioni sarebbe definitivamente sbagliata o corretta. Sa essere la manifestazione dei terrori più angoscianti di una madre e far scoppiare da ridere alla scena successiva, il tutto senza mai apparire stridente o forzato. L’estranea, nel panorama del concorso veneziano, è un’anomalia orgogliosa di essere tale: le sue quasi due ore di durata assomigliano al percorso delle montagne russe, un crescendo vertiginoso (o la discesa in una spirale, vedesi le liquirizie divorate dal personaggio di Trinca e anche il titolo in inglese del film) fino ad arrivare a un finale sadicamente soddisfacente.
Se dovessi descrivere L’estranea in due parole, parlerei proprio di “tragedia sadica”. La famiglia Colonna era «quello che gli altri volevano essere»: una delle famiglie più benestanti di Bari, una coppia solida e innamorata composta da Anna e Walter (Adriano Giannini) e due figli pronti per un futuro brillante, Alice e Tobia (interpretato in ordine di fasce d’età da Alessandro Carbonara, Andrea Rossini e Andrea Genovese). Un giorno, nell’ultimo Ferragosto del Millennio, tutto cambia e Anna, per difendere la famiglia ma anche la reputazione del cognome Colonna, cede a patti faustiani con l’estranea. Anni dopo, tra debiti con il diavolo accumulati e crescente senso di colpa, la donna arriva alla porta di casa della figlia Alice, nel mezzo di una tempesta che sta travolgendo Roma per raccontarle finalmente la verità sulla sua famiglia. Perché quando hai distrutto la tua famiglia le bugie bianche non servono tanto a ricucirla. L’estranea non concede sconto alcuno ai suoi personaggi, gioendo insieme al personaggio di Valeria Bruni Tedeschi nel vederli marinare in quella asfissiante tristezza. Non c’è empatia, solo risate di gusto di fronte alle lacrime altrui e saremo sadici ma a volte ci va bene così.

Il film sceglie di muoversi per flashback, partendo dalla cornice dell’incontro nel 2026 tra madre e figlia, ed è una forma che gli sta stretta. Quando torna al presente dopo le violente tragedie del passato, non trova molto da fare che non sia far aprire le finestre in continuazione per vedere il disastro climatico che si sta abbattendo su Roma. Allo stesso modo la divisione per capitoli, uno per ciascuno dei membri della famiglia Colonna, ingabbia il film in un ordine che non è suo per natura. L’estranea funziona soprattutto quando perde il controllo, crudele e fiero di distruggere i sogni della sua famiglia protagonista (e tal proposito, Valeria Bruni Tedeschi non è mai stata così brava), lontano dalle forme ordinate a cui ci hanno abituati i libri di sceneggiatura. Quanto è bello vedere nel concorso così pettinato di Venezia film così consapevoli, così diversi, così divertenti, così cattivi. Era anche ora.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.
[…] adattamento del manga Look Back, per non parlare dei tanti italiani in concorso, dallo Strippoli di L’estranea al Pallaoro di The Echo Chamber su sceneggiatura di Bertolucci, fino al Nanni Moretti […]