La valle dei sorrisi – Per un horror orgogliosamente italiano | Venezia 82
Cos’è l’horror in Italia al giorno d’oggi? Prevale tristemente il prodotto d’importazione, magari figlio di franchise dove suore piangono sangue o dove delle bambole assassine si nascondono negli angoli bui delle stanze. È un prodotto prevalentemente in lingua inglese, da consumare doppiato nei multisala, unici luoghi dove l’horror è consentito. Le poche incursioni italiane nel cinema horror si trovano in una posizione precaria e svantaggiata già dalla finestra distributiva – troppo italiane e indipendenti per avere spazio nei multisala e lontane dai normali luoghi di fruizione per il genere – e così anche titoli meritevoli, che non hanno nulla da invidiare ai rivali esteri, rischiano di non trovare mai il loro pubblico.
La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli, presentato fuori concorso all’82° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è un esempio di horror italiano e orgogliosamente tale che arriverà nelle sale italiane anche in quei luoghi inesplorati grazie a una distribuzione come Vision Distribution che scommette sulle possibilità di andare oltre ai pregiudizi del caso per iniziare finalmente a ricostruire una tradizione horror locale e popolare. Strippoli è il regista più adatto a questa operazione: dopo un piccolo caso cinematografico (Piove) e un fenomeno digitale (A Classic Horror Story, co-diretto con Roberto de Feo e distribuito direttamente su Netflix durante gli strascichi della pandemia), La valle dei sorrisi rappresenta per lui l’occasione di sognare più in grande e di conquistare a tutti gli effetti lo schermo cinematografico.

Quando Sergio Rossetti (Michele Riondino), un ex campione di Judo trasformatosi in insegnante di ginnastica arriva nella Valle dei Sorrisi tra le montagne friulane, sta piangendo una vita che non tornerà più da lui, un figlio morto senza che lui potesse fare niente per evitarlo. Un trasferimento in un’altra storia sarebbe l’opportunità per ricominciare ma per Sergio è l’ennesima porta che si spalanca su un abisso e quando tutte le persone che lo accolgono sembrano contagiate da un’inspiegabile gioia, lui si sente ancora più solo nella prigione del suo dolore.
La barista Michela (Romana Maggiora Vergano), dopo avergli rifiutato l’ennesimo whisky, sceglie di accompagnarlo dalla cura dei suoi mali: Matteo Corbin (Giulio Feltri), un ragazzo scheletrico con parte dei capelli e delle ciglia completamente bianchi, che si è trasformato per la comunità locale in un’icona sacra dai poteri salvifici, il cui abbraccio basta per alleggerirsi il cuore e la mente. Nessuno sembra però capace di vedere il ragazzo dietro al santo: un adolescente che vorrebbe avere controllo del suo corpo e dei suoi desideri.
Ne La valle dei sorrisi l’orrore nel senso più letterale del termine è liquido e insidioso, nascosto nelle crepe e nei silenzi e poi manifesto in suoni stridenti e in uomini-maschere che spiano i movimenti di Sergio tra le strade di Remis. È parte intrinseca dell’identità del territorio e dei corpi che si fanno fantocci manipolabili e abitabili.

Nella semplicità del suo intreccio, che assomiglia a una leggenda e che forse proprio per quello fatica nel trovare una chiusura soddisfacente che non rasenti il buonismo, La valle dei sorrisi esplora il dolore, non come nemico da annientare, ma più come necessità, come chiave di lettura del mondo e tratto d’unione tra anime diverse ma ugualmente sole. Talvolta la sceneggiatura firmata da Strippoli insieme a Jacopo Del Giudice e Milo Tissone cade nell’esagerazione, nella necessità forzata di jumpscare per andare incontro alle quote del cinema horror internazionale, ma la sua riuscita è più merito della sua ambiguità, di una cittadina che è maledizione e salvezza, tutto e il suo contrario. Se dovremo aspettare l’uscita in sala il 17 settembre per giudicare i risultati dell’esperimento, La valle dei sorrisi potrebbe riaprire le porte per una distribuzione più capillare e rispettosa dell’horror italiano e della sua inventiva, capace di offrirgli gli spazi che merita di diritto e dove potrà finalmente incontrare il suo pubblico.
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