A New Dawn è un fuoco d’artificio acceso troppo tardi
A New Dawn è un film che si vede prima di tutto con gli occhi di un pittore e questa attenzione artistica è una delle caratteristiche più imponenti e sentite dell’opera. L’esordio alla regia di Yoshitoshi Shinomiya è la terza opera giapponese ad arrivare in concorso alla Berlinale, dopo La città incantata di Hayao Miyazaki e Suzume di Makoto Shinkai, regista con cui Shinomiya ha collaborato come art director su Your Name.
Un debutto arrivato con tutti gli onori, ma con un film che divide parecchio. Una delle opere più belle da guardare uscite dall’animazione giapponese di quest’anno, ma anche una storia con del potenziale che però un po’ fatica a tenere il passo di tanta potenza visiva.
Il titolo originale, tra l’altro, dice già più della storia di quello internazionale: Hanarokushō ga Akeru Hi Ni, letteralmente “il giorno in cui albeggia l’hanarokushō”. L’hanarokushō è un pigmento verde azzurro che un tempo si usava per colorare di blu la fiammata dei fuochi d’artificio, oggi quasi del tutto abbandonato perché tossico.
Siamo a Niura, nella fabbrica di fuochi d’artificio della famiglia Obinata: 330 anni di storia tramandata di generazione in generazione che il comune vuole abbattere per ultimare una riqualificazione dell’area. Da quattro anni Keitaro, il figlio minore, si è barricato lì dentro da solo, ostinato a voler completare lo Shuhari, il fuoco d’artificio leggendario che il padre Eitaro immaginava dovesse “rappresentare tutto l’universo“, prima di sparire senza lasciare traccia.
Quando arriva l’ultimatum di 48 ore dello sfratto, il fratello maggiore Sentaro “Chicchi”, ormai funzionario del municipio e Kaoru, l’amica d’infanzia che vive a Tokyo, tornano a casa. Un ultimo weekend, prima che tutto venga distrutto, per fare i conti con l’infanzia e, magari, accendere davvero quel fuoco.

Shinomiya arriva dalla pittura nihonga, la pittura tradizionale giapponese e si vede in ogni inquadratura. A questo unisce sperimentazione e approcci moderni con sfondi che sembrano acquarelli e convivenza di disegno tradizionale, CGI, stop motion e passaggi girati con camera multiplane in stile tokusatsu con una resa incredibile.
Il racconto stesso procede un po’ come si dipinge un quadro, per pennellate, vuoti e pieni, più che per una scaletta da manuale di sceneggiatura. La storia di Keitaro, Chicchi e Kaoru si inserisce nel conflitto che ogni giovane adulto si trova ad affrontare: l’abbandono della tradizione familiare e la ricerca di una nuova identità.
Lo shuhari è l’elemento di rottura e di integrazione del proprio passato: l’alba di ciò che è stato e ciò che sarà, che trova una forma nelle meraviglie del mondo e della natura, lanciate nel cielo come per dire “esisto anche io”. Sebbene i legami siano più accennati che costruiti, la delicatezza delle relazioni umane e della crescita trovano forma nei vuoti parzialmente riempiti da colori tenui e leggeri.
Il fuoco d’artificio che muove tutta la trama porta un nome che non è un’invenzione del regista Shinomiya. Shu-ha-ri è un concetto delle arti marziali e in diverse discipline tradizionali. Inizialmente l’allievo segue gli insegnamenti che riceve, lo “Shu“. Successivamente, l’allievo comincia a sperimentare ed è la fase di “Ha“: infine, l’allievo si distacca dal maestro per trovare la propria strada, “Ri“.
Non solo il percorso dei due fratelli, ma forse anche quello dello stesso Shinomiya, in bilico tra la pittura tradizionale e il linguaggio dell’animazione contemporanea. Lo spettatore occidentale però non riesce a cogliere il significato di questa parola: il termine infatti viene ripetuto per gran parte del film senza essere approfondito o spiegato.

Il tema di fondo, a un primo sguardo, sembrerebbe essere la gentrificazione. Sullo schermo infatti c’è un luogo con una forte identità storica, ma molto umile e diroccato, che rischia di sparire in nome dello sviluppo urbano.
Quello che racconta A New Dawn però è un fenomeno diverso, più sottile e attuale: la foresta intorno alla fabbrica viene sostituita da pannelli solari, non da appartamenti di lusso. È il dibattito, molto sentito nel Giappone rurale, su quella che vengono definiti “mega solar”, gli impianti fotovoltaici che negli ultimi anni divorano boschi e terreni intorno a paesi già segnati dallo spopolamento, spesso tra le proteste di chi ci abita.
Non è un caso che il conflitto tradizione-innovazione attraversi il film a più livelli, non solo quello narrativo. Si potrebbe descrivere con una espressione cinese entrata a far parte del lessico giapponese: “onko chishin”, ovvero “riscoprire l’antico per farne scaturire il nuovo “. La stessa tensione che regola il rapporto tra Keitaro e la tecnica del padre contrapposta a una innovazione dello sviluppo urbano: da una parte il nuovo che nasce studiando il vecchio, dall’altra il nuovo che lo cancella. Shinomiya ha infatti raccontato che l’idea gli è venuta rendendosi conto che proprio la festa dei fuochi d’artificio del suo paese natale è sparita negli anni duemila, insieme a diversi eventi legati alla tradizione locale.
Il film funziona davvero soprattutto in due sequenze: la prima è sicuramente quella più sperimentale e fuori dal canone dove l’animazione in stop motion incontra un’ottima CGI, ma il vero punto forte è tutto l’ultimo quarto del film, la sequenza finale, quando finalmente avviene il lancio dello Shuhari, in un climax visivo quasi ipnotico, costruito mescolando tutte le tecniche viste fino a quel momento, che per qualche minuto lascia perdere le spiegazioni e si limita a mostrare.

A New Dawn è un film che si guarda quasi in trance, lasciandosi cullare da un’estetica capace di reggere l’attenzione anche quando la trama si perde nei propri vuoti di scrittura, restituendo comunque una storia che lascia una bella sensazione ai titoli di coda.
Sarebbe bastato forse un respiro narrativo in più sui tre protagonisti, o una gestione meno criptica del mistero attorno allo Shuhari per renderlo ancora più convincente. A New Dawn rimane comunque una più che degna prima prova di un autore che sa già far ardere un’immagine: alla prossima, si spera, toccherà anche alla storia.
A New Dawn sarà in sala dal 23 al 29 luglio doppiato in italiano.
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