Chi è chi in Daredevil Born Again Stagione 2
Facile fare i nichilisti con The Boys. Immaginare il peggio possibile per poi scoprire che gli sceneggiatori di BlackRock saranno comunque un passo avanti a voi e lasciarsi andare al vomito fine a sé stesso come un un ubriaco alle 10:00 di mattina. Provateci voi a ereditare una serie TV quasi perfetta di un altro produttore, rimetterla in sesto in un universo condiviso superstratificato, mantenerne il tono cupo e non farle perdere lo smalto. A dirla tutta, un poco di smalto è andato perduto nella stagione precedente, ma in questa seconda stagione Dario Scardapane, apparentemente più libero di osare rispetto a prima, sforna una seconda metà di serie che è un vero e proprio vademecum in chiave superomistica del contesto sociale attuale, con tanto di citazione iniziale al capitolo più politico (e polemico) di Metal Gear: Sons of Liberty. Su quanto la stagione sia riuscita sotto il profilo tecnico e narrativo, è già stato scritto in abbondanza. A noi interessa ribadire che una serie sulla contemporaneità è ben fatta quando risulta divisiva come il 25 aprile. Vediamo assieme allora chi è chi in questa serie di quasi finzione.

Karen Page
I millennial radicalizzati. Gli ultimi figli del benessere che scoprono di avere a cuore diritti e giustizia sociale appena in tempo prima di diventare parte integrante del sistema che li vuole assorbire, sfruttare e sputare. Karen Page è quella che ha dovuto imparare velocemente a fare le barricate in strada (e non per la borghesia) e a passare inosservata tra la folla. È la trentenne che ha letto una volta Carlos Marighella e si sente già pronta a fare la guerriglia urbana. Ricolma di una rabbia giusta e con addosso parte di una stanchezza collettiva, Karen in questa stagione è anche l’ironica rivincita della sua controparte cartacea. Non più l’anima smarrita tra eccessi e perdizione e neanche la vittima sacrificale sull’altare della redenzione. Karen è talmente stravolta dalla vita da compiere un vero e proprio ribaltone e prendersi cura, sia pur controvoglia, di quello che nei fumetti è il suo carnefice.

Pointdexter
Alle elementari e alle medie era il bambino iperattivo, alle superiori quello che iniziava le risse, in università quello che lanciava la bomba e nascondeva la mano, ma se gli chiedevi spiegazioni rispondeva «almeno io faccio qualcosa per cambiare, tu che fai? Leggi Marx?» Sia chiaro che Pointdexter non è il caos della violenza ma la violenza del caos (erroneamente scambiato per anarchia), prima di tutto interiore. Per questo alle urne vota sempre “la sicurezza e la disciplina” così poi da avere bersagli su cui fare “centro” (in inglese “Bullseye”).

Heather Glenn
Palesemente l’autrice della più recente riforma universitaria nostrana, la dottoressa Glenn sfrutta i suoi agganci col potere per soddisfare i suoi desideri repressi di controllo e assoggettamento. Se è vero che non c’è conoscenza che non sia potere allora è vero anche il contrario e infatti Heather usa ogni potere a sua disposizione per conoscere e distruggere le sue vittime. Prigioniera di voglie inconfessate, è il volto perfetto dell’autoritarismo che cerca di nascondere la sua brutalità sotto una patina di legittimazione culturale. Ufficialmente una moderata, è stata vista più volte frequentare circoli massoni e intrattenere relazioni con estremisti di destra e imprenditori altolocati.

Kirsten McDuffie
Avvocata e attivista per i diritti civili, McDuffie è un’icona di stile e un punto di riferimento per i giovani che vogliono informarsi su Instagram grazie alle sue infografiche accattivanti. Osteggiata dalla destra parlamentare proprio a causa del suo attivismo più che per le cause effettivamente vinte (poche), McDuffie pubblica reel che sono spesso motivo di litigio tra parenti a tavola durante le feste.

B.B. Urich
Troppo giovane per entrare nella redazione di Report, troppo precaria per permettersi inchieste pericolose mettendoci la faccia, B.B. Urich è il prodotto dello scollamento tra realtà e giornalismo. Non è un segreto che il lavoro di inchiesta per lei e per molti altri ragazzi sia dettato più da questioni personali irrisolte che non da una devozione reale alla causa; ciononostante il suo lavoro è seguito da sempre più persone di idee politiche trasversali. Alcuni la seguono perché illustra le contraddizioni del potere, altri solo perché sembra legittimare le proprie teorie del complotto. In ogni caso è la voce fuori dal coro di cui c’è un disperato bisogno per continuare a credere in qualcosa. Non chiedetele però quali siano le sue fonti.

Daniel Blake
Influencer di destra e amico delle guardie, Blake è la quintessenza del “fuffaguru” liberale. Grazie al “duro lavoro” è riuscito ad avere un attico in centro a Milano e un altro appartamento intestato a suo nome a Roma. Ha comunque rispetto per chi non condivide le sue idee in quanto “leale avversario”. Va a messa quasi ogni domenica con la madre e si fa riprendere mentre parla con dei contestatori per strada. Non chiedetegli però dove vada quando scompare per interi pomeriggi. Secondo le malelingue si vede con una giornalista di sinistra, forse per chetare la sua coscienza sporca o più probabilmente per portarsela a letto così da potersi vantare di aver sedotto il nemico. Del resto afferma di essere stato di sinistra in passato quando c’era “lvi”, cioè Renzi.

Jack Duquesne
Ricco borghese discendente di nobili decaduti ed erroneamente collocato dal pubblico nella sinistra extraparlamentare, Duquesne è solo un vecchio annoiato dai salotti benpensanti che si diverte a procurare guai a ex soci in affari. Quando non seduce ricche vedove dell’alta società pavese, lo si può incontrare in qualche caruggio a menare i poliziotti razzisti durante le loro ronde, ma anche qui solo per il gusto di mettersi alla prova. Un gusto che gli è costato caro ultimamente e infatti adesso è nel carcere di Sassari a parlare di anarchia con Alfredo Cospito.

Mr. Charles
Poco o niente si sa di quest’uomo che nessuno afferma di conoscere ma con il quale tutti hanno parlato. Secondo alcuni Mr. Charles sarebbe stato il tramite tra CIA e servizi segreti dei paesi europei in odore di comunismo. Sua sarebbe la regia di Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, il rapimento di Aldo Moro e ovviamente la strage dell’Italicus. Al momento è impegnato a far desistere i PM italiani dal perseguire la cosiddetta “pista nera” sugli attentati a Falcone e Borsellino e l’unica sua apparizione pubblica è in un’intervista rilasciata al TG4 nel quale sostiene energicamente la correlazione tra mafia, nazismo e comunismo come «un’unica entità del male». Spopolano i meme che lo paragonano per la somiglianza fisica a Shaggy di Scooby Doo.

Franklin “Foggy” Nelson
In vita non se lo filava quasi nessuno, da morto tutti rivendicano la sua memoria. Foggy, di famiglia socialdemocratica, era sì un’idealista, ma profondamente non violento e sempre disponibile al dialogo. Appassionato di musica anni ‘60, fantascienza camp e action figure vintage, Foggy vive nei ricordi dei suoi amici, ma viene sfruttato dalla destra per giustificare le politiche repressive contro chi manifesta. Sognava di fare un viaggio a Disneyland con una maglietta di Paperino che impugna falce e martello.

Cherry
Vecchio poliziotto in pensione, Cherry è stato progressivamente allontanato dai suoi colleghi per le sue posizioni contrarie all’attuale esecutivo. È rimasto profondamente scosso da Genova 2001, ma è rimasto fino alla fine in polizia sperando di poter cambiare qualcosa da dentro. Il personaggio del vice commissario Mercuri in Milano Calibro 9 è parzialmente ispirato alla sua giovinezza in commissariato.

Matt Murdock
Nonostante la sua vicinanza agli ambienti della sinistra armata, Murdock rimane profondamente un cattolico praticante. La sua azione politica è fedele alla prospettiva della redenzione individuale e la sua visione del peccato rimane ancorata a quella agostiniana dell’allontanamento dal bene o nel suo caso dalla legge. La sua condizione di persona con disabilità l’ha comunque avvicinato agli ambienti della sinistra extraparlamentare e alla realtà di molte categorie marginalizzate. Benché sia in prima linea nella lotta, rimane profondamente scettico verso ogni istanza autenticamente rivoluzionaria, confidando in un’applicazione “cieca” (AH!) del diritto. Per questo è inviso a molti antifa e anarchici, benché riconoscano l’importanza della sua prassi (anche perché è uno dei pochi che ha una prassi e non solo relegata tra le mura di un tribunale).

Wilson Fisk
La destra che ha vinto la lotta di classe. Non c’è molto altro da dire. Sua è la facoltà di stabilire cosa sia legale e cosa no. Wilson Fisk è la destra attuale, ma senza la balordaggine maldestra di chi la rappresenta. Per questo è il personaggio più irreale di tutta la serie. La realtà ci ha consegnato una destra cialtrona per quanto pericolosa e criminale. Fisk rimane invece insopportabilmente affascinante e persino umano nel suo dolore. Un mostro amabile per quanto mostruoso. Credibile se non altro che si accompagni a un’israeliana che bene interpreta il ruolo di una criminale senza scrupoli.

Angela del Toro
Sapete perché The Boys e altre serie “pessimiste” sono destinate a deludervi sempre e comunque? Perché non hanno personaggi che incarnino autenticamente le istanze rivoluzionarie, belle o brutte che siano, ma solo storie e archi narrativi che illustrano quanto brutta e (presumibilmente) immutabile sia la realtà. Angela del Toro invece non ha una tessera di partito, non ha letto Lenin e non ha studiato legge o psicologia. È “solo” autenticamente, ferocemente e visceralmente incazzata con la polizia, con i fasci e, perché no, anche e soprattutto con quegli intellettuali del cazzo che le dicono che «rabbia e vendetta non sono la riposta». Sperando che la nuova e feroce Tigre Bianca non venga addomesticata da sceneggiatori e produttori pavidi (vedasi Ironheart), Angela del Toro è ciò che la narrativa mainstream aspettava da tempo: un manifesto chiaro e diretto che ruggisce «Viva la revolucion».

Bonus: Jessica Jones, Luke Cage e Punisher
Jessica Jones è la goth dell’università che ti diceva che non avrebbe mai avuto figli e ora corre dietro a una marmocchia. Luke Cage era lo scopamico di mezzo dipartimento di psicologia che inveiva contro la monogamia e ora ha una casa e una figlia con la goth e un lavoro per il governo. Nessuno dei due è veramente utile alla lotta, ma che cazzo, sono dieci anni che non li vedi, venite qui e fatevi abbracciare. Punisher e l’ex destrorso innamorato di Karen Page e per la quale con mezzi destrorsi finisce a far fuori tutti i destrorsi pur di non farsi definire più destrorso. Non chiedetegli però di Falluja.

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