I diari di Angela – Noi due cineasti. Capitolo terzo – Insieme oltre la morte | Venezia 82
Si conclude dopo sette anni un viaggio cinematografico attraverso il lutto e la memoria. I diari di Angela – Noi due cineasti. Capitolo terzo è difatti l’ultima parte del progetto iniziato da Yervant Ganikian nel 2018, l’anno stesso in cui la sua collega e compagna, Anna Ricci Lucchi, morì per un tumore. La fine di questo rapporto artistico e personale ha provocato in Gianikian il bisogno di narrare quella relazione attraverso immagini di repertorio, accompagnate da porzioni del diario di Ricci Lucchi e narrate dal regista stesso. La trilogia parte dagli anni Settanta, in cui iniziò il sodalizio fra i due cineasti, e con questo ultimo capitolo si affrontano gli anni Novanta, fino ad arrivare al periodo più recente con il sopraggiungere della malattia e la morte di Angela.
Tutta la trilogia de I diari di Angela procede su due piani che si sovrappongono. Da un lato, Gianikian prosegue l’obiettivo che lui e Ricci Lucchi hanno da sempre portato avanti: una ricerca rigorosa e filologica su materiali d’archivio, utilizzati come strumento di riflessione e svelamento della violenza che ha caratterizzato il secolo scorso. Il loro è un lavoro prima di tutto etico e politico, che ha lo scopo di far luce sulle ingiustizie attraverso il recupero di immagini, frammenti, e pellicole dimenticate. Su questo piano procede la ricerca da parte dei due registi di materiali che documentino la vita nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Tali frammenti di pellicola, ormai erosi dal tempo, vengono recuperati e analizzati durante tutta questa prima parte. Nel vedere tali fotogrammi consunti, contenenti solo una parte dell’immagine originale, affiora l’idea del logorio incessante dei ricordi, del cinema come custode di una verità irrimediabilmente parziale.

Allo stesso tempo, Gianikian sviluppa un piano di narrazione strettamente personale, in cui si ricostruisce la figura e la persona di Ricci Lucchi tramite la lettura dei diari e filmati che ritraggono la quotidianità dei due registi. Angela diviene maestra di pre-adolescenti con difficoltà psichiatriche, e dipinge i volti degli studenti con i suoi acquerelli. Nei suoi diari annota le sofferenze di questo lavoro, ma anche la forza che riesce a dimostrare nell’affrontare tali difficoltà. È proprio tramite questo esempio di determinazione e generosità che poi, con la scoperta del tumore di Angela, siamo preparati ad affrontare la malattia insieme a lei e a Gianikian.
È tramite la connessione fra il piano politico e personale, fra cinema intimista e cinema militante, fra diario e saggio, che I diari di Angela riesce a mantenere uno sguardo lucidissimo, ma sempre empatico, su un capitolo così tragico della vita. Il racconto della malattia, della morte e della fatica di affrontare la quotidianità rimane sempre sospeso a metà fra l’analisi personale e la celebrazione artistico/intellettuale. Pur non cancellando la forte componente emotiva, a tratti straziante, che permane per tutto il film, Gianikian evita qualsiasi trappola ricattatoria.

È quasi impressionante come un modo di pensare il cinema d’archivio possa essere così misteriosamente efficacie nell’affrontare un argomento come la morte di una compagna di vita. Non ci si trova di fronte, infatti, a un omaggio della persona o dell’artista Angela Ricci Lucchi, ma piuttosto di fronte alla celebrazione di un metodo di fare cinema costruito insieme: una visione comune che, tramite i ricordi, riesce attraverso il cinema ad andare oltre i ricordi stessi, sconfiggendone il logorio.
La grandezza de I diari di Angela sta proprio in questo: non si tratta semplicemente dell’elaborazione di un lutto, ma della continuazione di un corpus cinematografico che prescinde da esso, che non permette alla morte di terminarne la ricerca espressiva. Questo connubio di politica, empatia, rigore e umanità rende tutta la trilogia, e questo capitolo finale in particolare, uno atto cinematografico fondamentale e stupefacente.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.