The Encampments – Dentro le proteste studentesche per la Palestina | Biografilm 2025
Hind Rajab è una bambina palestinese di nemmeno sei anni. Nel gennaio del 2024 è in macchina con gli zii e i cugini. Stanno cercando di fuggire da Gaza in seguito all’ennesimo ordine di evacuazione quando, nei pressi di una stazione di servizio nel quartiere di Tel al-Hawa, il veicolo viene bombardato dall’esercito israeliano. Hind sopravvive e, nel corso di una straziante telefonata con un’operatrice della Mezzaluna Rossa, chiede aiuto. Dodici giorni dopo, il suo corpo viene rinvenuto senza vita insieme a quelli dei soccorritori e dei familiari – l’auto crivellata da più di trecento colpi. L’omicidio di Hind è emblematico della brutalità e della spietatezza di Israele contro il popolo palestinese. È in sua memoria che i manifestanti della Columbia University rinominano la Hamilton’s Hall come Hind’s Hall, una volta occupato l’edificio al culmine delle proteste studentesche caratterizzate dall’allestimento di un accampamento tendato nel campus. The Encampments, con la regia di Kei Pritsker e Michael T. Workman, è una testimonianza diretta del movimento studentesco pro-Palestina negli Stati Uniti. Il film è stato presentato in anteprima italiana al termine della serata di premiazione di Biografilm Festival.

Il 17 aprile 2024 un gruppo di studenti della Columbia University allestisce un accampamento di tende all’interno del campus per esprimere solidarietà alla popolazione palestinese e denunciare la connivenza dell’università con l’occupazione israeliana e l’industria bellica attraverso i suoi investimenti finanziari. Il documentario chiarisce come il gesto di protesta arrivi in risposta alla crescente repressione da parte dell’università nei confronti di altre forme di dissenso pacifiche nei mesi precedenti. La scelta era tra rimanere paralizzati e depressi o agire, dice la studente Sueda Polat.
Polat, insieme a Mahmoud Khalil, si fa portavoce del movimento studentesco. I due mettono sul tavolo le loro competenze in materia di diritti umani e in ambito diplomatico nel tentativo di negoziare con l’università. Quello che chiedono gli studenti è una maggiore trasparenza sui legami economici della Columbia e, soprattutto, il disinvestimento immediato dalle aziende che traggono profitto dall’occupazione israeliana dei territori palestinesi con la produzione di armamenti. Tali rivendicazioni evocano le lotte delle generazioni passate, a partire dalle mobilitazioni studentesche del Sessantotto contro la guerra in Vietnam, un parallelismo reso esplicito dai registi tramite l’uso di materiali d’archivio. Ci sono dei precedenti che dimostrano come, nei momenti cruciali della Storia, l’attivismo studentesco sia stato foriero di cambiamenti concreti. Eppure, almeno finora, la Columbia ha scelto la via della repressione, non solo minacciando e mettendo in atto sanzioni disciplinari, ma anche chiedendo l’intervento della polizia per sgomberare l’accampamento sin dall’inizio delle proteste. Già la sera del 18 aprile vengono arrestati oltre cento studenti: la macchina da presa di Pritsker è testimone della repressione, che tuttavia non riesce a fermare la diffusione dei movimenti studenteschi e degli accampamenti in altri atenei statunitensi e all’estero.

The Encampments offre uno sguardo autentico e non mediato sulle rivendicazioni, la determinazione e la solidarietà che hanno animato il movimento degli accampamenti, restituendo la voce ai manifestanti che chiedono giustizia per la Palestina. Attraverso riprese dal cuore delle proteste, che spingono il pubblico a osservare l’attivismo dall’interno piuttosto che dai margini, il documentario confuta le accuse di antisemitismo mosse dalle autorità, dai media, e dalle università stesse, mostrando un movimento pacifico e multiculturale.
Quella che racconta The Encampments è una storia nel suo divenire. Sebbene ad oggi gli accampamenti siano stati sgomberati, le proteste continuano, dentro e fuori dalle università, nonostante con l’amministrazione Trump la criminalizzazione e la repressione del dissenso si siano intensificate proprio con la scusa di combattere l’antisemitismo. Basti pensare, come ricorda il documentario nelle sue battute finali, all’arresto di Khalil – attualmente ancora detenuto in un carcere della Louisiana – avvenuto lo scorso marzo con motivazioni pretestuose.
Le immagini di Gaza che mostra il documentario sono crude, reali e impossibili da ignorare. Dopo settantasette anni dall’inizio della pulizia etnica e cinquantasette anni di occupazione militare di Gaza e della Cisgiordania, non si può più negare l’evidenza della situazione in Palestina. Il genocidio che Israele sta commettendo si sta consumando sotto gli occhi del mondo, con il tacito assenso dei governi e delle istituzioni. The Encampments mostra come la forza della comunità possa mettere a nudo l’ipocrisia di quelle istituzioni e attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Ma la strada è ancora lunga.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.