Critical Zone – Piccole resistenze nella notte di Teheran | Biografilm 2025
Critical Zone (in Italia distribuito con il nome Buonanotte a Teheran e presente a Biografilm 2025) è un film clandestino, così come sono state clandestine le condizioni in cui è stato girato. Ali Ahmadzadeh, alla terza prova dietro la macchina da presa, sfida il proprio Paese, l’Iran, per mostrarne le infinite contraddizioni, le molteplici zone d’ombra, gli spiriti ribelli che si muovono nella notte.
Il film è il racconto di una delle tante notti estreme di Amir, uno spacciatore di Teheran. Tuttavia, Amir non è uno spacciatore come gli altri, ma all’interno di un ridotto arco temporale cambia spesso ruolo a seconda di coloro con cui ha a che fare. Ahmadzadeh riesce a farci entrare in empatia con il suo protagonista senza mai idealizzarlo, ma anzi presentandocelo umano troppo umano fin dalle scene d’apertura in cui viene mostrato il suo rientro a casa dopo aver ritirato un carico abnorme di erba, hashish e altre sostanze. Amir ha la faccia stanca e stralunata, è sgraziato e goffo nei movimenti, condivide l’appartamento con Mr. Fred, un bulldog inglese, e ha soltanto il tempo per sminuzzare e porzionare la “roba”, farsi, riposare qualche istante, fare una doccia frenetica e poi uscire a lavorare dentro il suo personale ufficio, una Peugeot bianca. Ancora una volta, una macchina come punto d’osservazione privilegiato dell’Iran, anche se con Taxi Teheran di Panahi le differenze stilistiche sono abissali.

La sua automobile è il luogo in cui passiamo più tempo: si muove all’impazzata, freneticamente ma allo stesso tempo lucidamente. Amir è fatto, ma dà sempre l’impressione di aver tutto sotto controllo, di seguire uno schema preciso, praticato probabilmente già un’infinità di volte tanto che la percentuale di rischio si è ridotta fino a smarrirsi nella semplicità dell’abitudine.
La Peugeot bianca di Amir fa tante fermate. Regala piccole porzioni di erba alle prostitute transgender, offre sollievo agli anziani di una casa di riposo, concede un passaggio al cliente che glielo richiede, porta gente all’aeroporto e ne raccoglie altra. E infine risponde anche alla richiesta d’aiuto di una madre che ha un figlio ridotto in pessime condizioni da sostanze che Amir non si sognerebbe mai di vendere. Quindi lo spacciatore diventa anche medico, una sorta di taumaturgo, di uomo della notte che offre la sua piccola dose di serenità agli strati più fragili e vessati dalla società.
Critical Zone ci mostra le persone dimenticate dall’Iran e ci mostra un popolo che si ribella – “ribellione” è la parola più volte sottolineata dal regista in fase di presentazione al film – in tante forme diverse, grandi o piccole che siano. La ribellione, nel film, deflagra nella scena-madre in cui Amir e l’amica appena scesa dall’aereo, dopo aver tirato cocaina, si lanciano in una corsa sfrenata in automobile urlando tutta la loro rabbia dai finestrini contro un regime teocratico che opprime e mette a tacere.

Ali Ahmadzadeh non è potuto andare a Locarno a ritirare il Pardo d’oro, ma ha scelto comunque di rimanere in Iran, nel suo paese. Come ci stanno dicendo in tanti in questi giorni di Biografilm, per fare film bisogna avere, prima di ogni altra cosa, tanta determinazione e tanta perseveranza. Due attributi che non mancano ad Ahmadzadeh che, pur di dare voce a una parte di Teheran che si muove accorta tra le tenebre, ha girato clandestinamente, con degli amici come attori (in questo senso l’intensa prova di Amir Pousti acquisisce ancora più valore) e rischiando la propria vita.
Critical Zone, con uno stile oscillante tra l’iperrealismo e l’espressionismo, ci porta dentro un popolo della notte che resiste e che porta avanti delle piccole rivoluzioni personali all’interno di una catena sociale che lega i più deboli e marginali. Nella zona critica in cui siamo condotti non c’è mai la luce; l’unica che vediamo è nei piccoli gesti di uno spacciatore che spaccia anche umanità.
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