Italiani e fumetto binomio perfetto | Biografilm 2024
Nella quarta serata del Biografilm Festival 2024 ha avuto inizio una retrospettiva dedicata a Paolo Caredda. Regista poliedrico di grande talento, scomparso nel 2018, Caredda era conosciuto soprattutto per aver diretto Andrea Pazienza – Fino all’estremo (2016), un documentario sulla controversa figura di Andrea Pazienza. In questo primo di tre appuntamenti a lui dedicati è stato proiettato Gli italiani e il fumetto – 50 storie, documentario del 2015 che racconta il panorama del fumetto italiano a partire dai ricordi degli appassionati.

La struttura del documentario
50 brevi episodi completamente slegati tra loro si susseguono nello spazio di ottanta minuti. Ciascuno di questi frammenti ha per oggetto non solo una specifica storia a fumetti (senza distinzioni di genere o formato) ma anche e soprattutto i ricordi di chi con quella storia ci ha avuto a che fare, leggendola, collezionandola, scrivendola, magari distruggendola per farci altro.
Ne emerge un caleidoscopio vivace e variegato, dove si mescolano senza soluzione di continuità diversi modi di vivere e di usare il fumetto. C’è chi ha riempito intere cantine collezionando vecchi numeri di Mister NO, chi ha distrutto i numeri di Kriminal per conservarne solo le copertine e gettare via tutto il resto, chi fingeva di andare al lavoro per leggere di nascosto i fumetti di Milo Manara e chi, invece, rubava da professionista nelle fumetterie.

Italiani e fumetto
Con questo originalissimo documentario Caredda opera un curioso rovesciamento di prospettiva: invece di interessarsi al processo creativo che sta a monte di un fumetto, si occupa viceversa del processo interpretativo che sta a valle, o comunque del modo in cui i fumetti una volta comprati nelle edicole vivono – e si deturpano – nella comunità dei loro lettori. A Caredda non importa affatto del contenuto dei singoli fumetti – un po’ come a quel fumettoclasta che distrugge i Kriminal – perché è interessato alle storie che si generano a partire dai fumetti, storie tanto varie e divertenti quanto vari e divertenti sono i modi di poter usare questi giornalini. E chi si limita a leggerli è semplicemente chi ha meno fantasia.
Questa pluralità di lettori, di collezionisti e di distruttori di fumetti è paragonabile soltanto alla moltitudine di albi, di personaggi e di storie nostrane che magari, avendo terminato da anni le pubblicazioni, spesso ignoriamo e non riconosciamo come parte del nostro patrimonio culturale. Nel documentario vengono menzionati perlopiù albi a fumetti che hanno vissuto il loro momento di gloria negli anni ’60 e ’70 (come ad esempio Diabolik, Satanik o Genius), di cui il regista ha avuto probabilmente esperienza diretta per motivi anagrafici. Talvolta, però, si apre anche alle nuove generazioni, e vengono menzionati autori contemporanei come Gipi, I fumetti della Gleba e Officina Infernale.

Fumetti e memorie
Si aggiunga a tutto ciò il fatto che Caredda racconta ciascuno di questi cinquanta frammenti in modo sempre diverso, adattando stili e toni al tipo di ricordo a cui si lascia andare l’intervistato di turno, e si concorderà sul fatto che non si può terminare la visione di questo documentario senza rimanere sconcertati dalla sovrabbondanza di date, di titoli, di esperienze di lettura, di strani personaggi su carta e di ancor più strani personaggi in carne ed ossa che hanno passato la vita a collezionarli.
Da questa pluralità di ricordi individuali emerge il ritratto di una comunità di appassionati della nona arte estremamente variegata, coloratissima e vivace, a cui non si può non volerne entrare a far parte. Gli italiani e il fumetto fa anzi venir voglia di accaparrarsi quanto prima qualche fumettaccio, di iniziare subito la collezione di una qualsiasi collana, se non altro per avere anche noi qualche storia da poter poi raccontare. E se passando in fumetteria non si sapesse cosa comprare, potrebbe essere una buona idea cominciare proprio da uno dei cinquanta titoli che Caredda ci consigliava.

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