Che verso fa il pesce spada? – La voce imperscrutabile del mare | Biografilm 2025
La pesca del pesce spada a Scilla, al largo del pezzo di mare che divide la Calabria dalla Sicilia, è qualcosa di serio, anzi di sacro. Il senso della sacralità degli sguardi e soprattutto dei gesti è qualcosa che ritorna ossessivamente nella voce dei pescatori che Peppe, il protagonista e in certi momenti alter ego dell’autore, ascolta e intervista. Sono queste le premesse liminari di Che verso fa il pesce spada?, opera prima di Giacomo Triglia presentata in anteprima assoluta al Biografilm 2025.
Il Peppe protagonista del film è un bravissimo e cangiante Peppe Voltarelli che spesso riesce a far ridere e sorridere per la sua comicità innata e il suo essere alieno in mezzo ai pescatori: lui rumoroso, canticchiante, con le fantasie estrose delle sue camicie e gli stivaletti pitonati; loro con i volti scavati dal sole, immersi nel mare e quasi sempre in rituale ascolto e rispetto del pesce che si apprestano a pescare. Ma Voltarelli, con la sua versatilità, riesce a portare lo spettatore anche verso altri territori, più introspettivi e melodrammatici, guidato dalla scrittura e dalla visione di Giacomo Triglia.
Quest’ultimo, infatti, costruisce un docufilm che, come confessa la dicitura stessa, ha una natura ibrida. Tutto parte dall’indagine di una attività sociale e antropologica che sta per scomparire, legata com’è a una generazione di pescatori dentro valori ormai lontanissimi nel tempo, molto più vicini a quelli del capitano Achab per la sacralità del loro agire che alla contemporaneità che vivono. Anche noi spettatori, insieme a loro, stiamo sulla barca, ci mettiamo in mare aperto e ci smarriamo dentro un azzurro ipnotico, dentro uno spaziotempo, quello dell’attesa, che si dilata e prende curvature inaspettate.
Da queste curvature fa capolino l’altra anima del film, quella che vede il protagonista ritrovare e inseguire nella mente e nei ricordi una lontana fidanzata persa in gioventù, che ritorna in forme fantasmatiche e oracolari. Peppe, prima travolgente e istrionico, diventa pensoso e frastornato, investito da un passato doloroso che riapre una ferita lontana ma viva. Sullo sfondo, anzi da co-protagonista, c’è il mare che rimane sempre lì, vertiginosamente sublime.

Giacomo Triglia proviene dal mondo del videoclip musicale, all’interno del quale ha collaborato con cantautori importanti come Jovanotti, Samuele Bersani e Brunori Sas. Tuttavia, in via di presentazione al film, ha confessato la sua appartenenza, sin dagli esordi con la macchina da presa, all’idea di cinema di Enrico Ghezzi e, non a caso, Che verso fa il pesce spada? dimostra una visione autoriale solida e a lungo meditata in cui è presente una commistione tra comico e tragico già operante con incisività nei passaggi tra i vari registri.
Chiedersi che verso faccia il pesce spada significa interrogare il mare, il suo martellante silenzio e l’imperscrutabilità della sua area sommersa. I pescatori non possono dare una risposta – la cercano anche loro da tutta una vita –, ma solo mostrare una postura, che già non è poco. Dopo aver spesso sorriso e ascoltato le testimonianze di chi ha dedicato la propria esistenza alla pesca del pesce spada, ci ritroviamo come Peppe catturati dentro una dimensione altra, in cui il passato risale come un montante.
In mancanza di altro possiamo solo ascoltare dentro noi stessi, farci guidare da chi il mare lo conosce bene e attendere con vivo interesse la prossima destinazione del cinema di Triglia.
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