Nel tempo di Cesare – La vita fiumarola di Roma in un documentario lungo vent’anni
Il film documentario è, per definizione, uno strumento che cristallizza momenti storici, personaggi, eventi, per renderli eternamente godibili, chiudendo il tempo in un segmento che ha un inizio e una fine. Nel tempo di Cesare di Angelo Loy, invece, usa il genere documentario come chiave per tenere aperto quel segmento: fotografa il presente senza risalire alle origini, né tantomeno trarre conclusioni. È un viaggio lungo vent’anni nella Roma che si nasconde sotto l’aura della città eterna, la Roma delle sponde del Tevere e dei fiumaroli.

Il film, prodotto da La Sarraz Pictures con Rai Cinema e realizzata con il sostegno del Piemonte Doc Film Fund, racconta la vita di due famiglie di pescatori di anguille, i Rosci e i Ciccioni, e del loro senso di appartenenza alla cultura del fiume, prima perseverante, ora in trasformazione.
La guerra del Tevere
Loy inizia il suo racconto alla fine degli anni ’90, quando le sponde del Tevere sono dominate da due famiglie. Da una parte Cesare e Alfredo Bergamini, i Rosci, dall’altra Nando e Franco Gabiati, i Ciccioni, insieme alla madre Sor Irene. Il fiume è il protagonista, un palcoscenico di scontri e soprusi, che col tempo però lasciano spazio a qualcosa di nuovo: Loy torna sul Tevere vent’anni dopo, quando Sor Irene vive ormai con i Rosci, che hanno deciso di prendersi cura di lei dopo la morte dei suoi figli. Un gesto in nome del senso di appartenenza al fiume, da cui Sor Irene avrebbe fatto fatica ad allontanarsi.

Poco dopo, l’arrivo di Anwar – migrante bengalese – aggiunge uno strato alla narrazione. Il suo sogno di costruire un futuro e permettere alla sua famiglia di raggiungerlo si intreccia con quello che rimane delle comunità fiumarole romane: Anwar diventa il simbolo di un rinnovamento ineluttabile, l’erede di un mondo che deve cambiare per non estinguersi. La sua storia permette in qualche modo a Loy di allontanarsi dalla malinconia e concentrarsi piuttosto sul senso di comunità e sul significato che ha per chi vive ai margini. Dalle sue note di regia: «Noi esseri umani cerchiamo di liberarci di tutto ciò che è predeterminato o deciso da altri, di trovare la nostra strada. E magari ci riusciamo anche. Poi, a un certo punto, per quanto lontani possiamo essere, ci accorgiamo, come l’anguilla, che è il momento per tornare verso il punto di origine».
Il tempo come strumento
Il film, girato in 16mm, si fa testimone di un’epoca che scorre esattamente come l’acqua del fiume. L’immagine non è mai patinata, ma cruda, ruvida, capace di restituire perfettamente la vita sulle sponde del Tevere. Ma il vero protagonista di Nel tempo di Cesare è, appunto, il tempo. Girare un film nell’arco di vent’anni significa costruire un’opera che si muove e cambia con i suoi protagonisti, lasciare che sia il passare degli anni a scrivere la sceneggiatura. Loy testimonia fatti che si sviluppano con naturalezza, per portarli poi nel cinema del reale con una riflessione profonda sul concetto di trasformazione e di legame con il passato.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.