The Waves of Madness – Nuovi esperimenti su H.P. Lovecraft
C’è un ragazzo australiano con una benda sull’occhio che scrive, produce, dirige e interpreta film d’azione a bassissimo budget. Si chiama Jason Trost e il suo obiettivo è quello portare il cinema indipendente su nuovi livelli di follia creativa, ideando pellicole che rispecchiano il suo stile eccentrico e sopra le righe senza dover mai scendere a compromessi con produttori e studi più grandi. La sua ultima fatica è The Waves of Madness (2024), un mediometraggio in cui mescola complotti intergalattici con navi da crociera fantasma. Ma che ha completamente girato – è bene specificarlo – nello spazio di un appartamento, con un budget di appena 20.000 dollari e un gruppo di amici a fargli da troupe.

Una trasmissione perduta
Presentato in anteprima nazionale al Monsters – Fantastic Film Festival 2024, The Waves of Madness è stato descritto come qualcosa di simile ad «una trasmissione perduta da un universo alternativo». Un’espressione un po’ esagerata, ma che riflette bene la sua atmosfera surreale. Il film si distingue infatti per un insolito stile di ripresa ispirato ai vecchi videogiochi a scorrimento laterale, per una CGI estremamente raffazzonata e per l’uso di un bianco e nero quantomeno stravagante. Questa estetica eccentrica nasconde però un racconto molto più semplice del previsto: un pastiche vero e proprio, che riprende e rimescola le figure più comuni di un certo tipo di fantascienza orrorifica e nichilista, con rimandi piuttosto evidenti a racconti come quelli di H.P. Lovecraft e a film come l’Alien di Ridley Scott.

Eppure, i momenti più interessanti di questo lavoro così sui generis possono essere individuati proprio quando si discosta dalla funzione di semplice omaggio a vecchie storie dell’orrore. In alcune sequenze Trost rimescola infatti le carte in gioco per inserirle in un contesto più contemporaneo, dimostrando di saper dialogare con una corrente dell’horror che intreccia il soprannaturale con il dramma psicologico.
I “trauma-horror”
Il cuore del film non si trova tanto nell’originalità del soggetto, quanto nella capacità di esplorare il lato psicologico del protagonista, l’agente Legrasse (interpretato da Trost stesso). Guerriero solitario, devastato dal senso di colpa per la morte della moglie, in più momenti Legrasse si ritrova a combattere non solo contro mostri tangibili, ma anche contro i propri demoni interiori. Questa sensibilità colloca inaspettatamente The Waves of Madness nel solco del cosiddetto “trauma horror”, una corrente sempre più dominante nel cinema di genere contemporaneo che utilizza i traumi personali come filtro per raccontare l’orrore.
Quando Trost usa il trauma come motore narrativo, sfumando i confini tra la realtà e le allucinazioni del protagonista, porta questo suo mediometraggio dallo stile così eccentrico, pieno di mostri tentacolari e di altri riferimenti ad un immaginario horror ormai desueto, ad installarsi su binari non troppo diversi da quelli seguiti da numerosi horror contemporanei di alto profilo, impegnati e con grosse produzioni alle spalle. Parlando di trauma causato dalla morte del partner e del sottile confine tra allucinazione e realtà, The Waves of Madness ha persino anticipato di pochi mesi lo Smile 2 di Parker Finn, tanto per citare un film con un background produttivo completamente diverso, dal grande plauso di critica e pubblico e da poco uscito nelle sale di tutto il mondo.

Il sequel annunciato
Forse è proprio questo il grande merito di Trost: non ha il budget né il sostegno di grandi produzioni ma riesce comunque a confrontarsi sia con i temi e le atmosfere di immaginari horror desueti sia con quelli che dominano gli horror contemporanei. Il risultato è un pastiche imperfetto ma affascinante: non certo quella «trasmissione perduta da un universo alternativo» promessa, né un capolavoro destinato a segnare il genere in cui si colloca, ma un tentativo sincero e coraggioso di omaggiare il passato e provare a raccontare qualcosa di nuovo, pur avendo a disposizione pochissimi mezzi e l’aiuto di appena qualche amico.
E questo ci pare abbastanza per continuare a tenere d’occhio il giovane regista australiano che nel mentre ha pure già annunciato il sequel del film. Gira in rete persino qualche spoiler: stando a quanto comunicato sul suo profilo Instagram, la sua prossima sfida sarà relazionarsi con i mostri classici della Universal. Attendiamo fiduciosi!

The Waves of Madness è in programma al Monsters – Fantastic Film Festival 2024 (Taranto, 25-30 novembre) nella sezione «Vortex», una rassegna di cinema sperimentale curata da Massimo Causo.
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