Kreepaway Kamp – Cosa ha da dirci SpongeBob sugli slasher
I campeggi estivi sono notoriamente tra i luoghi più letali al mondo. È che ai serial killer piace un sacco nascondersi dietro agli alberi, dentro ai cespugli, nell’angolo più ombroso di una baita abbandonata per tagliare a fette ogni povero campeggiatore che gli capiti a tiro. Lo sanno bene i ragazzini che hanno deciso di passare la loro (ultima) estate a Camp Crystal Lake (vedi alla voce Venerdì 13), a Camp Stonewater (The Burning), o ancora a Camp Redwood (American Horror Story: 1984). E quest’anno – chi l’avrebbe mai detto – persino SpongeBob e i suoi amici di Bikini Bottom hanno imparato la triste lezione: nel loro ultimo speciale di Halloween sono infatti rimasti bloccati nel fatiscente Kamp Koral e sono stati perseguitati da un inquietante energumeno che si aggira nell’ombra.

Coltellate in fondo al mare
Distribuito su Paramount+, SpongeBob SquarePants: Kreepaway Kamp è una divertente e totalmente inaspettata parodia dei film slasher dalla durata di soli 45 minuti. Lo speciale è degno di nota perché, oltre a riprendere e storpiare le classiche dinamiche di genere tra un killer mascherato e un gruppo di giovani ignari, arricchisce il tutto con riferimenti (anche piuttosto accurati) all’immaginario tipico di questo sottogenere dell’horror.
Quando la Signora Puff indossa per gioco un vecchio completo da hockey è alla saga di Venerdì 13 che compie un omaggio; la scena in cui il killer aggredisce Bubble Bass è un assurdo remake della celebre scena della doccia di Psycho; persino il titolo stesso dello speciale è una chiara allusione ad un grande cult del genere, l’indimenticabile e terrificante Sleepaway Camp. Ma si tranquillizzino pure i genitori che temono per la salute mentale dei propri figli: questi riferimenti divertiti rimangono nel campo delle semplici citazioni e delle strizzatine d’occhio rivolte agli appassionati del genere, privi dell’intenzione di spaventare i piccoli spettatori che infatti – e per più di una buona ragione – vengono tenuti lontani da film come Non aprite quella porta.

C’è stato comunque qualcosa, ben al di là di questi riferimenti più o meno ricercati e di queste divertenti storpiature, che ha catturato in modo particolare la nostra attenzione: il pesciolino Harvey, il nerd del gruppo. Nell’ultima parte dello speciale, quando le cose si mettono male, questo poveretto non fa altro che ricordare agli amici quali sono le regole da seguire in un film dell’orrore per evitare di morire ammazzati. Si agita, si affanna, ma è tutto inutile: puntualmente nessuno lo ascolta. Eppure, noi crediamo che avesse veramente qualcosa di importante da dire.

Randy Meeks e i suoi tanti figli
Il primo personaggio di un film slasher che conosceva a memoria tutte le regole di genere è stato Randy Meeks in Scream. Randy rappresentava un’innovazione significativa: attraverso di lui Wes Craven poteva mettere alla berlina i cliché dei film slasher degli anni ’80 e ’90 e impostare in questo modo il suo discorso decostruzionista. Com’è noto, Scream ha inaugurato un nuovo modo di fare slasher, e Randy è stato certamente l’elemento chiave con cui Craven ha potuto attuare questa rottura con la tradizione passata (ne abbiamo parlato qui).

Ma se i numerosi stereotipi di cui erano intessuti i primi slasher hanno portato alla creazione del loro contro-stereotipo in Randy, bisogna comunque osservare che, come spesso accade, con il passare del tempo questo contro-stereotipo è diventato a sua volta un altro stereotipo. Negli ultimi trent’anni il successo di Scream ha dato infatti vita a una miriade di meta-slasher in cui il “nerd dispensatore di consigli” è diventato un topos ricorrente, un personaggio prevedibile intrappolato in schemi d’azione sempre più stereotipati. Che rispondano al nome di Leslie, di Chuck, di Duncan o di Mindy, il modo che questi “nerd” hanno di parlare di slasher all’interno di film slasher segue oramai formule standard e ripetitive, secondo le quali o non riescono a convincere i loro amici a seguire le regole degli horror (e quindi tutti muoiono) o riescono a farsi ascoltare (e tutti muoiono comunque, solo in modi più creativi e imprevedibili). Non esistono terze vie.

Da unico e rivoluzionario che era, il personaggio del nerd-cinefilo è diventato una figura tanto scontata quanto prevedibile, al pari di quegli altri “tipi” classici del genere (la vergine, la ragazza facile, il palestrato…) che l’ondata di meta-slasher ha cercato in tutti i modi di criticare. In questo modo, avendo perso l’iniziale carica sovversiva e la capacità di offrire nuove prospettive al pubblico, la figura del “nerd” è diventata nel corso del tempo una macchietta innocua, una sorta di personaggio comico non più rilevante degli altri, e come tale viene ora tranquillamente fagocitata da speciali Halloween poco impegnati e destinati persino a spettatori più piccoli.
Le due morti di Randy
In un certo senso, si può dire che Randy Meeks sia stato ucciso due volte. La prima volta da Ghostface in Scream 2, in un furgoncino parcheggiato nel cortile dell’università; la seconda volta da SpongeBob nello speciale di Halloween Kreepaway Kamp. Il pesciolino Harvey, nelle gag in cui urla agli abitanti di Bikini Bottom di seguire le regole degli horror, in realtà annuncia tra le righe la fine definitiva dell’eredità di Randy e della rivoluzione iniziata con Scream.
L’ondata decostruzionista a cui hanno preso parte tanti di questi horror è giunta al suo capolinea, e se lo slasher non vuole cadere in una nuova serie di cliché è chiamato a cercare – ancora una volta – altre strade. La buona notizia è che qualcuno, forse, le ha già trovate: ogni tanto fanno capolino nuovi approcci e talvolta capita di incappare in prodotti veramente innovativi e degni di nota, come nel caso di In a Violent Nature (2024, Chris Nash) o di X (2022, Ti West) – ne parlavamo qui. Ci stancheremo anche di questi nuovi slasher, sia chiaro: ma questo è un discorso da rimandare al prossimo speciale di Halloween.

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