Emilia Pérez – L’amore e la violenza | RoFF19
Rapimenti, sparizioni, violenza di genere. Ma anche canti di speranza, solidarietà, amore.
Sono le componenti del dualismo che attraversa Emilia Pérez, il film di Jacques Audiard, vincitore del Premio della giuria a Cannes e del Prix d’interprétation féminine per le interpretazioni femminili e presentato nella categoria Best of 2024 alla Festa del cinema di Roma.
Tra il gangster movie, la commedia e il musical, Emilia Pérez racconta le storie di due donne, le cui vite si intrecciano inevitabilmente in un percorso di cambiamento e di rivendicazione della propria identità: Rita (Zoe Saldana) è un’avvocata insoddisfatta ma determinata, che lavora nell’ombra dei suoi superiori, e che vede nell’incontro con Manitas Del Monte (Karla Sofía Gascón), uno spietato boss dei cartelli della droga, che desidera fare l’intervento chirurgico di riassegnazione del sesso, la possibilità di una vita migliore. Rita, infatti, dovrà aiutare Manitas nel percorso di nascita di Emilia Pérez, la donna che ha sempre sognato di essere.

Emilia Pérez è dunque un’opera queer, in cui il tema della transizione di genere, della necessità di rivendicare un corpo in cui rispecchiarsi, un corpo che occupa uno spazio, è centrale e funzionale a raccontare anche il tentativo di redenzione di Emilia che, dopo un passato votato alla criminalità, si impegna nella causa di trovare le persone scomparse in Messico e a una vita di amore e cura verso le persone care, inclusi i suoi figli.
Violenza e amore. Sacro e profano. Sono dicotomie che caratterizzano il film, dividendolo perfettamente in due parti, in cui il percorso di cambiamento, il tema del doppio, interessa anche Rita, non più costretta a difendere la parte maschile nei casi di violenza di genere, e Jessi (Selena Gomez), la moglie di Manitas, all’oscuro della sua transizione e insofferente per la sua presunta morte, che rivendica la propria esistenza e la propria identità nella sessualità.

I corpi di queste donne si appropriano degli spazi che appartengono a loro nei numeri musicali presenti nel film – in quelli coreografati ma anche in quelli sussurrati – i quali si inseriscono naturalmente nella storia, enfatizzando i momenti di tensione o quelli più emozionanti: canti di speranza, dolore e amore; canti per far sentire di più la propria voce.
L’altra protagonista di questa storia, che ne segue gli sviluppi e la natura doppia, è Città del Messico: dapprima appare caotica, asettica e buia, illuminata solo dalle luci al neon delle insegne dei negozi e del mercato, e infestata da una violenza sempre presente nelle sue strade; nella seconda parte del film, ai toni freddi iniziali subentrano colori più caldi e vivaci, a testimoniare un’evoluzione nelle vite delle sue protagoniste.
Emilia Pérez si interroga dunque sulla possibilità di un’esistenza migliore, di una seconda vita, in cui la donna che dà il nome al titolo affronta anche un percorso di redenzione, che non potrà mai essere del tutto compiuto, nonostante il cambiamento fisico e l’impegno sociale. Gli sforzi titanici di Emilia, con gli effetti collaterali che rievocano le dinamiche del suo passato criminale, non bastano a cancellare le sue azioni e a ripulire la sua figura.
Ciononostante, la figura della protagonista testimonia una sofferenza e un’urgenza di appropriarsi di un’identità e di un corpo che la rappresentino, un desiderio di libertà che non ammette ostacoli e che è raggiunta grazie anche alla solidarietà con le altre donne.

Il tema del femminile infatti è centrale, quasi polarizzato nella condanna categorica della violenza di genere e nell’alleanza tra Rita e Emilia, donne profondamente diverse, accomunate però da una disperazione e da un bisogno viscerale di far sentire la propria voce.
«Sono qui» recita il verso di una canzone del film: la loro esistenza è ribadita, è ferma, e non accetta più compromessi o uomini che la sopprimano.
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