Horizon: An American Saga, parte 1 – Un grande prologo che oscilla tra serie TV e film
«A Hollywood pensano che io sia pazzo e non mi capiscono fino in fondo». Un po’ di follia ci deve sicuramente essere in Horizon: An American Saga, la nuova creatura cinematografica di Kevin Costner che, nel 2024, decide di dedicare ben quattro film di lunga durata al western. Un’operazione in totale controtendenza con i tempi; quasi una palingenesi del genere che ha contraddistinto a lungo l’America nel mondo durante il Novecento, quindi una grande ode alla propria culla culturale e personale.
Regista, sceneggiatore, produttore e attore: l’americano, vincitore del premio Oscar per Balla coi lupi, crede molto in questo suo nuovo progetto. Lo ha ribadito, con intensa sincerità di parole, quando al Festival di Cannes prima e al Magna Graecia Film Festival poi ha presentato il primo capitolo di Horizon – è recente l’annuncio che il secondo capitolo della saga sarà proiettato fuori concorso a Venezia. «Ho voluto avere l’ultima parola su ogni aspetto del film. Tutto quello che vedrete è stata una decisione mia e non di una casa produttrice» ha dichiarato con orgoglio sul palcoscenico calabrese. «Volevo fortemente rievocare un mondo che al suo interno ne contiene sterminati: sullo schermo ci sarà la mia visione e quella di nessun altro». Ebbene, dopo una profonda immersione, cosa ci lascia il primo capitolo di questo mondo?

Costner, dopo lo straripante successo della serie Yellowstone, intende produrre un gigantesco omaggio al genere che gli ha dato maggior lustro durante la sua carriera e all’universo storico-cinematico in cui si è più trovato a suo agio. Horizon è quello che viene esattamente definito epic western: a essere messa sullo schermo è l’America a cavallo della guerra civile, lo spostamento di masse di popolazioni verso lo spopolato West, la creazione di nuove colonie e cittadine (quella omonima al titolo), lo scontro infinito tra esercito americano e popolazioni pellerossa.
Un drappello Apache rivoltoso attacca un accampamento di bianchi, scontro a fuoco, sonoro di grande impatto, violenza affatto lesinata, momenti di alta tensione: è l’inizio travolgente di Horizon che coglie di sorpresa lo spettatore e lo tiene col fiato sospeso. Il film sarà tutto così? No, il ritmo rallenta, la narrazione prende pieghe diverse e di momenti simili ne seguiranno pochi e mai allo stesso livello. Quella prima sequenza iniziale è una delle cose migliori di questo primo capitolo e mostra fin da subito alcune delle qualità della pellicola: la brillante e luminosa fotografia – che mostra un West molto patinato (forse troppo?) e che di selvaggio ha più i modi che i paesaggi e le scenografie – e una colonna sonora potente, emozionale e ispirata.

La narrazione procede per storie parallele che, nelle intenzioni, dovrebbero convergere intorno alla nuova cittadina di Horizon. Questa scelta sembra naturale in una pellicola dalla corposa durata di tre ore che dovrà estendersi ancora molto a lungo; tuttavia, una delle pecche di questo primo capitolo è il fatto che questi filoni narrativi rimangono piuttosto separati, con un punto d’incontro che è più suggerito che concretizzato. Le storie che si suppongono convergenti, poi, sono tante e questo non dovrebbe essere un problema in un film di 181 minuti. Eppure, a ben vedere, sono talmente tante che i personaggi principali di ognuna di queste faticano a farsi effettivamente conoscere e rimangono così delineati per linee sommarie che non giungono a una profondità tale che lo spettatore riesca ad affezionarsi, se non in piccola parte.
Nel finale, poi, un montaggio accelerato che fa progredire in rapida sequenza le diverse storie porta il racconto avanti nel tempo, rapidamente verso la formazione di Horizon. Una scelta registica che, a posteriori, conferma due impressioni. Innanzitutto ci suggerisce che questo primo capitolo della saga funge da grande prologo di quello che vuole essere un universo narrativo molto ampio che, presumibilmente, intende raccontare la vita della cittadina la cui formazione abbiamo assistito. Poi lascia trapelare un impianto creativo che sembra essere più seriale che cinematografico: o meglio, sembra essere un ibrido.
Il prodotto, infatti, può essere realmente apprezzato sul grande schermo del cinema per la vocazione epica, i grandi campi larghi e il ricco comparto tecnico. Tuttavia, la costruzione della storia e dei personaggi risponde a caratteristiche direttamente irrelate con la serialità. Una tendenza che è in sintonia con la complessiva durata della saga che, nella sua completezza, verrà ad acquisire la lunghezza di una stagione di una serie televisiva.

È sempre difficile giudicare le pellicole che escono in sala in parti: banalmente perché sono incomplete e si rischia quindi di dare giudizi affrettati e scivolosi. Per cui si rende necessario e doveroso attenersi a un giudizio che riguarda solo la singolarità di un primo capitolo il cui scopo, senza dubbio, è quello di introdurre, dare un assaggio dell’universo narrativo e dei personaggi che successivamente verranno esplorati.
Detto questo, si può concludere che, come prologo di una serie/film molto più lunga/o, il primo capitolo di Horizon funziona parzialmente. I difetti non sono pochi e il peggiore di questi è l’inconsistenza di certi passaggi; ma, davanti a un prodotto assolutamente incompleto e incipitario, bisogna ovviamente astenersi da valutazioni globali e trancianti. Questa prima parte, infatti, non vuole essere auto-conclusiva, ma aprire i battenti di un saloon che raccoglierà al suo interno tante evoluzioni.
La regia di Costner è ispirata nella prima parte, più sfuggente col prosieguo del film, così come sono sfuggenti alcuni personaggi. Di certo, al netto delle sbavature che abbiamo menzionato, Horizon riesce a trasportarci dentro un mondo che, seppur abbiamo già visto tante volte, non smette di affascinarci. Il poderoso monumento al grande western che Kevin Costner sta erigendo è solo alle fondamenta; a Venezia vedremo un tassello che ci dirà tante cose in più sullo svolgimento di questo progetto.
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