La classe operaia va (ancora) in paradiso – 50 anni dopo

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Alessandro Amato

Classe 1990, Alessandro Amato è milanese ma si è laureato a Torino. Al momento scrive principalmente per Sentieri Selvaggi. Ha collaborato con Fondazione Cineteca Italiana e Aiace Torino come assistente programmazione. A seguito dell'esperienza con Dong Film Fest, cura eventi e testi sul cinema cinese contemporaneo. Co-fondatore della casa di produzione Ordinary Frames, soggettista e sceneggiatore. Tiene corsi di linguaggio cinematografico per varie realtà. È nel comitato di selezione del Torino Underground Cinefest.

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  • è verissima la vicinanza alla pittura fiamminga, la foto pubblicata, ad esempio,si affianca per efficacia espressiva a certe scene invernali di Brueghel, è un grande film anche solo per questa scelta estetica. la lettura del film è, a mio parere, assolutamente condivisibile, centrando il problema sulla frustrazione individuale e sull’azione come sussulti di sopravvivenza. Elio Petri ha realizzato un film fuori dal coro e dalla retorica degli slogan che tendevano a fare della disperazione un bene collettivo spendibile politicamente. questa tesi Petri,la supera orientando la storia di Lulù come una lotta per vivere meglio, per non morire di lavoro, e in questa lotta ognuno è solo.

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