The Great – Una storia vera (di tanto in tanto)
Una donna radiosa, entusiasta, idealista, inguaribilmente ottimista, dall’aria un po’ naïve e con un’affascinante vena di follia: così lo sceneggiatore Tony McNamara ha immaginato Caterina II, la potente imperatrice di Russia passata alla storia come Caterina la Grande. La serie in costume The Great, distribuita in Italia da Starz Play, è una farsa provocatoriamente anacronistica sull’ascesa della celeberrima zarina che, vessata e mortificata dai capricci e dalle violenze di una corte licenziosa, ignorante e oltremodo bislacca, sogna un’Età dei Lumi per l’arretrata Russia di Pietro III.

Chi, meglio di Elle Fanning, avrebbe potuto interpretare un personaggio così fresco, ingenuo e arguto a un tempo? Pura e angelica quanto basta per non dar sospetto di un’appassionata ambizione politica, Caterina è una visionaria incompresa, dalla personalità complessa e in continua evoluzione. Le fa da contraltare l’immaturo zar Pietro III, magistralmente interpretato da Nicholas Hoult: un sovrano lunatico, instabile, superficiale, violento, misogino e del tutto idiota. «I’m married to an idiot» dice infatti la novella sposa Caterina, infelice prigioniera di un matrimonio combinato e spettatrice impotente di un malgoverno esiziale per la Russia.
Sulla base di eventi realmente accaduti, prende vita una vicenda storicamente poco attendibile, che si attiene solo di tanto in tanto ai fatti documentati, dando molto spazio ai pettegolezzi e alle storielle piccanti. Viene più volte citato, ad esempio, l’aneddoto secondo cui Caterina avrebbe giaciuto con un cavallo per soddisfare la propria sfrenata libido.

Il sesso è del resto argomento centrale dei dieci episodi, nonché unica attività cui lo zar sembra dedicarsi con zelo e interesse. Il tempo dei reali e della corte si consuma a colpi di «Huzzah!» tra lusso sfrenato, assassinii gratuiti e scaramucce tra dame. I fatti politici, economici e militari, come l’estenuante guerra contro la Svezia e l’estrema miseria della popolazione, si stagliano sullo sfondo in tutta la loro drammaticità, sintomi trascurati di una grave malattia del potere imperiale.
The Great ricorda The Favourite (sceneggiatura di Tony McNamara) nel ritmo isterico e nei toni grotteschi, ai quali si aggiunge un black humor esilarante e mai banale, vero punto di forza della serie. L’ambientazione è sontuosa, maestosa: il set si divide tra Reggia di Caserta, Hatfield House, Belvoir Castle e altre locations di inestimabile valore artistico e architettonico. Ma in questi luoghi, dove risplende il sublime risultato dell’umana maestria, si aggirano personaggi cinici e incolti, le cui azioni sono guidate per lo più dai bassi istinti, dalla vigliaccheria o dagli interessi personali.

The Great si presenta come un racconto di contraddizioni e di opposizioni, presenti sia all’esterno che all’interno dei protagonisti, compresa la zarina, che nella scalata al potere ai danni del marito si mostra perennemente in bilico tra desiderio di libertà e senso del dovere, piacere sensuale e volontà di costruire un futuro migliore per sé e per la Russia.
La prima stagione ha riscontrato un notevole successo grazie all’immensa bravura degli attori, alla vivacità della narrazione e alla trama per nulla scontata e ricca di colpi di scena. Si spera che la seconda stagione, da poco annunciata, sia meritevole di altrettanto apprezzamento.
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Brava!!! Mi hai fatto venire voglia di guardarla