Cinquant’anni di Ethan Hawke

“Da bambini non sappiamo certe cose, ma nonostante tutto ho sempre saputo di voler recitare”: Ethan Hawke ha descritto in questo modo l’inizio delle sue aspirazioni artistiche durante una conferenza allo SCAD Savannah Film Festival che ha preceduto la consegna del premio alla carriera. È facile parlare dell’attore texano riferendosi ai suoi ruoli più conosciuti, da L’attimo fuggente (Dead Poets Society, Peter Weir, 1989) alla trilogia di Before diretta da Richard Linklater, ma ridurlo solo a questi non è abbastanza. Ethan Hawke, consapevole di non voler finire nel nutrito gruppo di meteore hollywoodiane, ha sempre affrontato il suo lavoro con strategia e saggezza, senza disdegnare la sperimentazione.

Nei momenti in cui si stancava del cinema, tornava al suo primo amore, il teatro, che lo ha portato anche a ricevere una nomination come miglior attore in The Coast of Utopia ai Tony Awards del 2007 (la sua ultima apparizione risale alla produzione 2019 di True West a Broadway, che l’ha visto protagonista insieme a Paul Dano). Ma non basta. Oltre a scrivere per il cinema, cosa che lo ha portato a ricevere due candidature agli Oscar (rispettivamente per aver partecipato alla stesura delle sceneggiature di Before Sunset e di Before Midnight), ha pubblicato anche due romanzi (The Hottest State del 1996 e Ash Wednesday del 2002, a cui nel febbraio 2021 si aggiungerà A Bright Ray of Darkness), una graphic novel, Indeh: A Story of the Apache Wars (2016), e un manuale di self-help mascherato da libro per bambini dal titolo Rules for a Knight (2015). I libri, anche se in questo caso di altri, lo hanno portato alla sua prima vera esperienza televisiva (lui ricorda un adattamento in due puntate di Moby Dick dove recitò al fianco di William Hurt, ma riconosce che questo è stato praticamente dimenticato) con la serie The Good Lord Bird (ora in onda su Sky Atlantic), di cui Hawke è protagonista, creatore e produttore esecutivo, tratta dal romanzo omonimo di James McBride.

ethan hawke film attore

In poche parole, è limitativo definire Ethan Hawke solo come attore. Il suo scopo principale è sempre stato quello di essere bravo in qualsiasi ambito fosse di suo interesse. Dietro quest’idea forse c’era un’inerente competitività o forse una semplice curiosità. La certezza è che l’attore non ha mai dato per scontata la sua carriera, nonostante gli esordi esplosivi. Si è dichiarato spesso imbarazzato di quanto facile sia stato per lui raggiungere il successo, ma riconosce che la vita si è impegnata per dargli una lezione di umiltà (che ribadisce nel suo Rules for a Knight, attraverso una metafora storica: “non annunciare mai di essere un cavaliere, semplicemente comportati come tale”). Agli exploit dei primi anni ’90 seguirono decine di provini sfortunati, tra cui quello per il ruolo di Jack in Titanic, per poi arrivare finalmente alla rinascita, avvenuta davanti alla cinepresa di Antoine Fuqua con Training Day (2001), che lo portò alla sua prima nomination attoriale agli Oscar. Il 2004, poi, con Before Sunset, aprì le porte alla fruttuosa collaborazione con Richard Linklater (hanno lavorato insieme agli altri due film della trilogia con Julie Delpy e a Waking Life, Tape e Boyhood).

È complesso anche disegnare una traiettoria precisa delle sue scelte, che si distacca molto da quella di altri attori della sua generazione. Hawke si è interessato anche ai film di genere, come Sinister (nominato da uno studio scientifico come l’horror più spaventoso di tutti i tempi), Predestination (all’uscita un flop e diventato poi il film più scaricato dell’anno successivo) e The Magnificent Seven, remake del classico western dove l’attore si è trovato di nuovo diretto da Fuqua. Quando ha invece deciso di dedicarsi alla regia, lo ha fatto dapprima adattando un suo romanzo con The Hottest State (2006), per poi passare al documentario dedicato al pianista Seymour Bernstein (Seymour: An Introduction, 2014) e a un biopic su un cantante dimenticato (Blaze, 2018).

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La paura più grande di Ethan Hawke è proprio questa: essere dimenticato. Per lui l’importante è sempre stato trovare il modo di restare in quell’industria che tanto ama, cambiando con i tempi senza mai tradire la propria identità artistica. Guardandolo nei suoi ultimi film, dove magari fisicamente potrebbe apparire più opaco e non più il Todd Anderson de L’Attimo Fuggente, ci si può accorgere di come il suo amore per quel mestiere sia solamente aumentato con il tempo e l’esperienza che ha accumulato. Proprio per questo. oltre alle sue interpretazioni, occorrerebbe guardare anche le interviste rilasciate da Hawke nel corso degli anni (partendo dalla sua TED Talk sulla creatività) per imparare da un’artista saggio che ancora, nonostante ormai trent’anni di carriera, continua a guardare alla sua professione con la stessa meraviglia e riconoscenza degli esordi.

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