Una crepa ci dannerà – La donna più grassa del mondo al MaMiMò

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La donna più grassa del mondo è la nuova produzione del Centro Teatrale Mamimò di Reggio Emilia. Lo spettacolo ha debuttato lo scorso 22 settembre al cinema-teatro Astoria di Fiorano Modenese.

Le bolle speculative funzionano così: l’eccesso di domanda di un bene ne fa schizzare i prezzi alle stelle, gli acquirenti, sedotti dalle possibilità economiche dell’affare, rilanciano a cifre sempre più alte, finché, in un’orgia di panico enthusiasmós, l’interesse scema, il mercato muove verso la nuova droga del momento, e la bolla, in gergo, scoppia, lasciando a vestigia di sé piccoli cerchi di calcare e sapone. Oltre la bolla, ci sono solo altre bolle, cluster di relatività alienante, e alienata. In un mondo dove la forza e la realtà delle bolle speculative si è imposta più e più volte, il dubbio sull’esistenza di verità stabili e condivise sorge spontaneo.

La donna più grassa del mondo, nuova produzione del Centro Teatrale Mamimò di Reggio Emilia, parte proprio da questo dubbio, lo esplora, e lo gira in metafora. Scritto da Emanuele Aldrovandi per la regia di Angela Ruozzi, lo spettacolo si apre con una crepa, lunga e profonda, sul soffitto di un appartamento. O, per meglio dire, sul pavimento dell’unità abitativa che gli sta sopra. Preoccupato per un possibile cedimento strutturale dell’intero edificio, l’inquilino del piano di sotto, professore e padre di famiglia (Luca Cattani), chiede la disponibilità dei vicini (Marco Maccieri e Alice Giroldini) per una ristrutturazione, ma questi si oppongono fermamente. Noi non abbiamo visto nessuna crepa, gli dicono, e poi, comunque, in quella stanza ci sta mia moglie, sottolinea il marito, e, lei, non la si può proprio spostare. Pesa 460 chili, è bellissima, una dea, e ha un seguito di Instafollowers sfegatati. Deve battere una messicana per entrare nel Guinness come Donna Più Grassa Del Mondo, Lei capisce, è un momento molto delicato per noi.

La dicotomia parrebbe facilmente risolvibile, la soluzione, ovvia. Che vinca il bene maggiore dell’Utilitarismo. Invece, La donna più grassa del mondo instaura uno stallo alla messicana e osa intaccare lo standard principe della logica della bolla, in altre parole, questiona con quella ricerca ad infinitum dell’auto-determinazione che avviene sotto l’egida di un principio di piacere applicato alla spicciola. Tra momenti di appreciation contemplativa di draghi di komodo su piccolo schermo (la signora, dovete sapere, è una patita di documentari) e strizzate d’occhio al teatro dell’assurdo più pregno di lacaniana jouissance (un godimento distruttivo, innescato dal ripugnante), La donna più grassa del mondo mette in scena un caso-studio limite e affascinante, ad alto potenziale d’identificazione. Una miscela ben calibrata di humour nero e crudo realismo per diagnosticare – e mettere alla berlina – il fatalismo lassista e privilegiato della bolla in cui il dibattito socio-culturale contemporaneo rischia sempre più di rinchiudersi.

Responsabilità, allora, pare essere la soluzione proposta dalla pièce del Mamimò. Nell’anno in cui il Biografilm Festival di Bologna ha ospitato Fat Front, documentario di body positivity e “orgoglio grasso”, e Apple TV+ ha smascherato sottotoni e zone d’ombra del movimento #MeToo con The Morning Show, La donna più grassa del mondo si pone in una posizione mediana tra le festosa celebrazione del primo e la disincantata problematizzazione del secondo. Per Ruozzi e Aldrovandi la strada da percorrere sembra essere quella della via mediana, una fruttuosa unione di bolle che porti al riconoscimento tanto delle necessità del singolo quanto dell’esigenza di uno sguardo globale, e concertato, su ciò che avviene oltre i confini dei nostri orticelli urbani.

La performance è frizzante, le smorfie di Alice Giroldini (alias Donna Più Grassa Del Mondo) indimenticabili. La scenografia tra lo shabby chic e il “tradizionale contemporaneo” mettono l’(ironica) ciliegina sulla torta alla storia di una ragazza che voleva sentirsi bene con sé stessa e di un professore che cercava di dare una vita decente a moglie e figlio. Una storia semplice, ma che verrà ricordata nei secoli. Se non vi pare possibile, aspettate di vedere che cosa succede alla fine, quando la bolla, ormai, era scoppiata da un pezzo…

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