The Forum – Dietro le quinte del WEF | Biografilm 2020

La nostra recensione di ‘The Forum (Das Forum)’, di Marcus Vetter, uno dei 41 film selezionati alla 16ª edizione di Biografilm Festival, di cui Birdmen Magazine è media partner. Clicca qui per scoprire come vedere tutti i film del Festival in streaming gratuito su MyMovies (fino al 15 giugno). Un’occasione unica, da non perdere!


Da cinquant’anni, circa a metà gennaio, gli uomini più potenti del mondo si riuniscono a Davos, sulle Alpi Svizzere. La ragione del loro incontro è il meeting annuale del World Economic Forum (WEF), fondato nel 1971 da Klaus Schwab con l’obiettivo di rendere il mondo un posto migliore.

Il regista tedesco Marcus Vetter, con il suo documentario The Forum – che egli definisce come un documentary thriller – dà un’occhiata dietro le quinte della controversa organizzazione internazionale. Il film si svolge tra gli eventi di Davos del 2018 e del 2019: è la prima volta in cui le telecamere di un regista indipendente riescono ad ottenere l’accesso.

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Il documentario si affianca proprio alla figura di Klaus Schwab, da sempre convinto che lo strumento per risolvere i problemi mondiali sia da ritrovarsi nel dialogo. Indubbie risultano le capacità diplomatiche del fondatore del WEF, tuttavia lo stesso Vetter – nell’intervistarlo – questiona la sua scelta di accogliere come partner dell’organizzazione aziende dalla dubbia eticità (come Monsanto e Nestlé).

Se da una parte alcune iniziative del WEF – come l’utilizzo del sistema Zipline in Ruanda, grazie al quale i droni vengono utilizzati per rifornire gli ospedali di riserve di sangue, o i progetti di agricoltura sostenibile in Indonesia – risultano ammirevoli, dall’altra l’autopromozione dei leader mondiali per ottenere i soldi degli investimenti fa storcere parecchio il naso. The Forum quindi, pur “seguendo” Schwab, pone l’accento sulle critiche mosse al WEF, in particolare quella di sostenere gli interessi privati degli uomini di potere.

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Poco prima dell’incontro a porte chiuse con Donald Trump, Schwab propone un’interessante allegoria, che, parafrasando, mi sento di riportare: se fossi un prete, non saresti contento di vedere i peccatori in chiesa? Pare essere della stessa opinione Jennifer Morgan di Greenpeace, nel sostenere che il WEF sia la piattaforma migliore per comunicare con i “cattivi”. Sia nelle conferenze che negli incontri privati, cerca di sensibilizzare al tema del cambiamento climatico.

Lo stesso Schwab viene accusato di non aver fatto abbastanza. Sebbene l’uomo muova una forte critica al sistema – definendo l’egoismo come la principale minaccia per il mondo, poiché conduce alla perdita di fiducia nelle istituzioni e al conseguente populismo – resta comunque fedele alla linea della diplomazia, aggrappato saldamente ai suoi ideali, nonostante sembri che tale approccio abbia fallito.

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Ciò che rende The Forum estremamente interessante è la possibilità per lo spettatore di assistere a incontri a porte chiuse o informali, normalmente riservati alle figure dell’establishment.

A tal proposito, ho trovato squisitamente eloquente una conversazione informale tra Al Gore e Jair Bolsonaro, al tempo fresco di nomina come Presidente del Brasile. Non c’è bisogno di presentare i due personaggi per comprendere come siano agli antipodi, ma lasciatemi dire che le poche parole che si scambiano potrebbero essere usate per sostenere una tesi sull’incomunicabilità. Il sottotesto della conversazione lascia intendere come parlino davvero due lingue diverse, e – sia chiaro – non mi riferisco all’inglese e al portoghese.

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Nel meeting del 2019 risuonano i nomi dei “grandi assenti”: Trump, Macròn, May. Tuttavia, fa la sua comparsa la giovane attivista svedese Greta Thunberg, promotrice degli scioperi sul clima.

Sebbene il documentario non assuma una posizione apertamente critica, lascia aperta una domanda: il Forum può davvero contribuire a risolvere i problemi mondiali o, promuovendo l’interesse personale di un’élite globale, è parte del problema?

La speranza di Schwab è che il confronto con le nuove generazioni possa effettivamente dare il via al cambiamento e portare a termine nel modo più etico possibile la Quarta Rivoluzione Industriale.

L’ultima parola viene lasciata alla lettera di Greta Thunberg indirizzata a Schwab. L’attivista sottolinea come la rivoluzione dal basso non basti se chi ha il potere – le stesse persone che partecipano al WEF – non attua decisi cambiamenti.


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