6 grandi registi premiati sia a Cannes sia a Venezia

I festival sono tra le celebrazioni più alte dell’arte cinematografica. È lì che per qualche giorno si concentra tutta l’attenzione del sistema-cinema, è lì che si possono ammirare i lavori di registi emergenti o godersi quelli di registi già pluri-premiati. Il festival di Cannes e il festival di Venezia sono sicuramente tra le rassegne più importanti per il cinema europeo e mondiale. Il primo ha luogo nella cittadina francese dal 1946, il secondo, dal 1932, ha origini più lontane. Al netto del valore simbolico e di come possa essere discutibile l’assegnazione di premi in un contesto artistico, la vittoria del premio più ambito – rispettivamente la Palma d’oro e il Leone d’oro – è da sempre segno di grande prestigio. Se vi siete mai chiesti chi siano stati i registi capaci di vincere entrambi i premi nel corso della loro carriera, questa lista cerca di fare un po’ di chiarezza. Dal momento che il lavoro di controllo incrociato dei vincitori non è per nulla semplice, non escludo che mi possa essere sfuggito qualche nome.


Michelangelo Antonioni (1912 – 2007)

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Il regista ferrarese ha trionfato a Cannes nel 1967, quando il primo premio si chiamava Grand Prix du Festival International du Film, con Blow-Up (1966). A Venezia il premio prese il nome di Coppa Mussolini dal 1934 al 1942; Antonioni vinse il Leone nel 1964, grazie a Deserto Rosso, il suo primo film a colori. Ma non è tutto: il regista è uno dei pochissimi vincitori di una triade ideale, poichè con La Notte si portò a casa l’Orso d’oro del Festival di Berlino nel 1961. Insieme a lui in questa speciale classifica figura, tra i registi italiani, anche Ermanno Olmi (vittorioso a Cannes nel 1978 con L’albero degli zoccoli e a Venezia nel 1988 con La Leggenda del Santo Bevitore).


Robert Altman (1925 – 2006)

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Con M*A*S*H, Altman riuscì ad affermarsi sia nell’edizione di Cannes del 1970, sia agli Oscar, vincendo il premio per la migliore sceneggiatura non originale; fu per lui il trampolino di lancio verso una carriera prolifica e immensa. A Venezia, nel 1993, il suo capolavoro America Oggi (Short Cuts) si aggiudicò il massimo riconoscimento a parimerito con Tre colori – Film blu (Trois couleurs: Bleu) di Kieslowski. Bisogna annoverare anche lui tra gli appartenenti alla triade summenzionata, poiché nel 1976 vinse l’Orso di Berlino grazie al meno conosciuto Buffalo Bill e gli Indiani (Buffalo Bill and the Indians). L’unico regista anglofono che è riuscito quasi ad eguagliarlo è il britannico Mike Leigh: Palma d’oro nel 1996 con Segreti e bugie (Secrets & Lies) e Leone d’oro nel 2004 con Il segreto di Vera Drake (Vera Drake).


Luis Buñuel (1900 – 1983)

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Il ramingo regista spagnolo era poco interessato ai riconoscimenti e ai premi, tanto da affermare che «niente mi disgusterebbe di più moralmente che vincere un Oscar». Ironia della sorte, finì per vincerlo davvero nella categoria del Miglior film straniero con Il fascino discreto della borghesia (Le charme discret de la bourgeoisie, 1972). Sorprendentemente, non si presentò a Los Angeles per ritirarlo. Non solo, egli si aggiudicò il primo premio a Cannes nel 1961 grazie all’allora scandaloso Viridiana, e parimenti fece a Venezia nel 1967 con Bella di giorno (Belle de Jour).


Akira Kurosawa (1910 – 1998) 

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L’Imperatore del cinema mondiale vinse i due premi che stiamo prendendo in considerazione in due momenti agli antipodi della sua carriera. Rashomon (1950) è universalmente riconosciuto come il film che portò il cinema giapponese al grande pubblico europeo, soprattutto grazie all’inaspettato successo al festival di Venezia del 1951. Kagemusha è uno dei lavori tardi di Kurosawa, che nel decennio precedente aveva sofferto di depressione anche a causa dello scarso entusiasmo con cui erano stati accolti i suoi film. La kermesse di Cannes del 1980 vide il successo ex aequo di Kagemusha e All That Jazz di Bob Fosse (1979).


Louis Malle (1932 – 1995) 

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Il grande regista francese figura tra i pochi ad avere non solo vinto sia in Italia che in Francia, ma ad averlo fatto anche più volte! Nel 1956 si aggiudica la Palma di Cannes per Il mondo del silenzio (Le mond du silence), co-diretto insieme a Jacques Costeau. A Venezia, come detto, il trionfo è invece doppio: nel 1980 con Atlantic City, USA e nel 1987 con Arrivederci Ragazzi (Au Revoir les Enfants). Tra i suoi conterranei, solo Henri-George Clouzot sarà capace di fare lo stesso con Vite Vendute (Le salaire de la peur) a Cannes e Berlino nel 1953 e Manon a Venezia nel 1949.


Wim Wenders (1945) 

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Nemo propheta in patria: il regista tedesco, l’unico ancora vivente di questa lista, ad oggi non è riuscito a vincere il primo premio del Festival di Berlino, ma solo l’Orso d’argento e il premio alla carriera. Non si può dire, tuttavia, che gli siano mancati altri riconoscimenti internazionali; nel 1982 ha vinto il Leone d’Oro grazie a Lo stato delle cose (Der Stand der Dinge), mentre nel 1984 è stato il suo film più celebre, Paris, Texas, a trionfare a Cannes.


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