Come la prima volta – Una storia di aging e rinascita

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La location di Montefioralle, nel Chianti, è il contesto perfetto per ospitare alcune scene chiave di Come la prima volta, cortometraggio di Emanuela Mascherini ora in concorso a Tulipani di Seta Nera: un borgo che sembra svuotato dai suoi abitanti, le cui strade paiono abbandonate, diventa lo sfondo d’elezione per il racconto di una mente svuotata dai ricordi, un luogo senza più vie da percorrere, se non a ritroso. Un paesaggio autunnale, poco a poco devitalizzato dall’inverno in arrivo, che fa da teatro alla storia di un amore colpito dal peso degli anni.

Ad accelerare il naturale processo di aging è l’Alzheimer, che colpisce Beatrice, una donna ormai da tempo ospite di una casa di riposo; a contrastare l’aging è invece il marito di quella, Oscar, che usando la fotografia digitale prova a immagazzinare “milioni di foto” per “non far scolorire i nostri ricordi”. Parallelamente al ricordo digitale il protagonista si affida al supporto analogico di un piccolo mangianastri, lasciandosi trasportare nei ricordi attraverso vecchie conversazioni registrate o musica.

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Quello di Emanuela Mascherini diventa un ragionamento al di là della semplice storia di ricordo e sentimento, una riflessione sull’ingannevole natura bifronte del digitale, da una parte fonte di illimitate possibilità, dall’altra fragile nel suo essere sistema binario che imita la materialità senza poterla mai raggiungere. Chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla musica diventa quindi la via più sicura non solamente per rivivere i ricordi, ma per tornare a vivere tutti i giorni senza rimanere intrappolati nel passato.

Il corto – che potete vedere a questo link nella sua versione da 15’, la stessa che è stata in shortlist ai Premi David di Donatello – è forte di un’ottima scrittura, posata, misurata, che, come nel prologo, non teme di avventurarsi in scene surreali, risultando riflessione mai pesante su un tema che più pesante non potrebbe essere. Perché che lo si dica o no, lo spettro della morte aleggia sulle vicende di Come la prima volta, salvo essere allontanato dalla luminosa speranza – e caparbietà – che anima il marito innamorato, interpretato dall’ottimo Luciano Virgilio. Le arti, poi, sembrano le alleate più forti nell’elaborazione del lutto: musica e letteratura come additivi per la riflessione sulla vita, sullo scorrere del tempo. Così nelle orecchie risuona Il nostro concerto di Umberto Bindi, e tra le mani, quasi fossero un libro sacro da cui ripartire, si trovano i Sonetti di Shakespeare, conosciuti proprio per essere riflessione sullo scorrere del tempo, sull’amore e sulla caducità della vita.

Non stupisce quindi il grande successo festivaliero di questo cortometraggio, partito dalla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia in anteprima per I LOVE GAI, “Giovani Autori Italiani”, e poi proiettato in mezza Italia inanellando un successo dopo l’altro. In attesa che arrivi su Amazon nella sua versione da 20’ (esiste anche una director’s cut da 28’), il film è ora in gara per vincere Tulipani di Seta Nera. Un’ottima occasione per vedere un corto molto ben girato, giocato su una regia attenta ai piccoli gesti, ai dettagli, agli sguardi che mirano lontano in cerca di un ricordo.

Tratto da una storia vera, Come la prima volta è capace però di riassumere in sé non una, ma tante storie vere che ogni giorno, da sempre, si trovano a vivere in tantissimi, procedendo per tentativi, nella speranza di ricostruire una normalità. In questo corto, forse, è racchiuso uno di quei tentativi che hanno trovato successo, una riconquista del sé in carne ed ossa, in spirito e pensiero, sull’eco di un concerto. Bisogna solo imparare ad ascoltare.


Clicca qui per vedere Come la prima volta, di Emanuela Mascherini. 

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