Mohammad Rasoulof, Orso d’Oro 2020, condannato a un anno di carcere in Iran.

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Giusto tre giorni fa vi comunicavamo la vittoria del regista iraniano Mohammad Rasoulof alla Berlinale 2020, con il suo Sheytan vojud nadarad – There is No Evil. Come riportato poco fa dalla Associated Press, il regista, cui non è stato permesso di uscire dal suo Paese per volare in Germania e presenziare alla cerimonia di premiazione, è stato convocato per scontare un anno di carcere nelle prigioni iraniane. A rivelarlo il suo avvocato, Nasser Zarafshan: una sentenza che arriva a seguito di tre film ritenuti  dal governo “propaganda contro il sistema”.

Oltre all’anno di detenzione, Rasoulof è stato colpito dal divieto di girare film per i prossimi due anni. In risposta alla citazione, il regista ha fatto sapere che non si consegnerà alle autorità e che farà appello tramite il suo avvocato, considerando peraltro il grande rischio di contagio da coronavirus che le carceri iraniane possono veicolare (già 54.000 prigionieri sono stati rilasciati, in Iran, per paura che il sovrappopolamento delle carceri possa essere un volano per la propagazione del virus).

Tra i film incriminati, anche il vincitore dell’Orso d’Oro, quel There is No Evil che ancora una volta punta il dito contro la difficile situazione politica e sociale dell’Iran contemporaneo: quattro storie legate alla pena di morte e alla libertà personale in tempo di tirannia.

I fatti del 2011

Come riporta Associated Press, già nel 2011 il regista Mohammad Rasoulof, assieme al collega Jafar Panahi era stato arrestato dalle autorità iraniane per riprese effettuate senza permessi. In seguito a quella vicenda, i due registi erano stati condannati a sei anni di carcere e a vent’anni di allontanamento dall’attività cinematografica (la condanna di Rasoulof è stata poi ridotta a un anno in appello).

Sempre nel 2011, al regista fu impedito di presenziare al Festival de Cannes, dove il suo Goodbye ricevette il Premio per la Miglior Regia nella sezione “Un Certain Regard”.

Berlinale 2020

Alla conferenza stampa per il suo film, lo scorso venerdì a Berlino, una sedia vuota col suo nome, pegno degli organizzatori del festival al regista iraniano. A ricevere l’Orso d’Oro è stata la figlia di Rasoulof, Baran.

Dal 2017 il regista non può lasciare il proprio Paese e, dato il divieto ventennale di girare film, There is No Evil è stato girato in completa segretezza e nella forma di quattro cortometraggi, per non attirare l’attenzione delle istituzioni iraniane.


Fonte: Associated Press

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