Biennale Teatro 2019: il meglio della prima settimana

Here the English version.


Il 47 Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia da lunedì scorso (22 luglio 2019) anima la laguna con un fittissimo programma di spettacoli, incontri con autori e registi, letture ed eventi collaterali organizzati da Biennale College. Un pubblico internazionale (non solo europeo), moltissimi giovani attori, drammaturghi, scenografi e ballerini interessati a partecipare ai workshop organizzati da La Biennale, direttori artistici di tanti teatri italiani e “addetti ai lavori” di ogni tipo. Non è facile districarsi nella moltitudine di proposte, volutamente eclettica, offerte da questa Biennale intitolata – non a caso – Atto Terzo: Drammaturgie. Nel tentativo di valorizzare i numerosi spunti di riflessione emersi in questa prima settimana del Festival, ecco cinque spettacoli che devono essere senz’altro tenuti a mente, nella speranza di vederli presto in cartellone nei teatri italiani.


Mauser

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Regia: Oliver Frljić | drammaturgia: Marija Karaklajić, Sebastian Huber | interpreti: Franz Pätzold, Götz Schulte, Marcel Heuperman, Nora Buzalka, Christian Erdt | produzione: Residenztheater | anno: 2017 | durata: 90 ’.

Il Festival si è aperto con l’opera del regista croato Frljić che ha ridato vita al testo del drammaturgo tedesco Heiner Müller (1929 – 1995) interrogandosi ancora una volta sulla possibilità di apprendere dalla Storia: tenendo conto degli errori del passato e confrontandoci con le opere che li riportano in scena, siamo in grado di capire fino a che punto siamo disposti a spingerci? Per cosa siamo disposti a morire e per cosa ad uccidere? Il tema viene continuamente evocato da alcune frasi pronunciate ossessivamente: ‹‹Il pane quotidiano della Rivoluzione è la morte dei suoi nemici››, ‹‹Chi non uccide non mangia!››, ‹‹Uccidere i nemici della Rivoluzione per fare in modo che le uccisioni finiscano››. È più umano uccidere  per restare in vita o rifiutarsi di farlo e di conseguenza condannarsi alla morte? A dare vita alla vicenda sono i corpi di tre attori e di un’attrice, costantemente osservati da un quinto personaggio più anziano che prederà parte all’azione solo in un secondo momento, diventato oggetto del processo che viene messo in scena. Tutta l’umanità e la crudeltà del dramma vengono espresse da questi straordinari corpi senza nome eppure pulsanti di vita, palpitanti, desiderosi di rimanere indifferenti di fronte alle atrocità a cui assistono, umiliati, stremati, irriconoscibili e incapaci di sopportare tutto il peso delle azioni disumane che compiono.


Ghost Writer and the Broken Hand Break

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Ideazione: Miet Warlop | musiche e performance: Miet Warlop, Pieter De Meester, Wietse Tanghe, Joppe Tanghe | testi: Miet Warlop, Pieter De Meester, Raimundas Malasauskas | produzione: Miet Warlop/Irene Wool vzw&NTGent | anno: 2017 | durata: 45 ’.

L’artista visiva belga partecipa a La Biennale con due performance: Mystery Magnet (spettacolo surreale, vertiginosamente caotico e colorato in scena martedì 23 luglio) e Ghost writer and the Broken Hand Break (allestito giovedì 25 luglio). Quando a Miet Warlop, prima di questo secondo spettacolo, è stato chiesto di trovare tre termini che lo identificassero ha risposto ‹‹Liberatorio, rituale e difficile›› ed è esattamente così: questa performance incentrata sul movimento concentrico è una grandissima prova fisica per i tre performer protagonisti che girano ossessivamente su sé stessi e sprigiona un’intensità ritmica sconvolgente per il pubblico partecipante, una potenza ipnotica viscerale prodotta dall’insieme di suoni, luci e macchie di colore.


War

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Regia: Jetse Batelaan | interpreti: Martin Hofstra, Tjebb Roelofs, Ton Heijlinger | effetti speciali: Dik Beets | produzione: Theater Artemis | anno: 2017 | durata: 50 ’.

Il Leone d’Argento di questa edizione del Festival premia il lavoro di un autore che si è distinto nel Teatro Ragazzi: Jetse Batelaan, specializzato in spettacoli pensati per bambini a partire dai sei anni (ma non solo per loro!) partecipa a La Biennale con due spettacoli The story of the story e War. Il titolo di quest’ultimo spettacolo sembra eccessivamente impegnativo per un pubblico di bambini: com’è possibile raccontare loro le atrocità del conflitto? Batelaan riesce a farlo con leggerezza e, al tempo stesso, con grandissima profondità, coinvolgendo il pubblico giovane e non solo (perché sono soprattutto gli adulti a divertirsi a “fare rumori di guerra”). Su una scena caotica inaspettatamente animata (come una stanza dei giochi in disordine o come un campo minato) tre sgangherati soldati fifoni “spiegano la guerra” in tutte le sue possibili accezioni e il Teatro Ragazzi rivela una volta per tutte di non essere un teatro di “serie B” da prendere poco seriamente, ma uno straordinario meccanismo narrativo per raccontare storie difficili da esprimere altrimenti. ‹‹Abbiamo scoperto che possiamo iniziare una guerra e una performance sulla guerra in un secondo, ma che è terribilmente complicato finirla. Una performance intitolata War può finire soltanto con la pace. Ma la pace stessa può essere così terribilmente distante›› .


Saul

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Regia: Giovanni Ortoleva| drammaturgia: Riccardo Favaro, Giovanni Ortoleva | interpreti: Alessandro Bandini, Marco Cacciola, Federico Gariglio | produzione: Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, Arca Azzurra, Teatro i | anno: 2019 | durata: 100 ’.

Da diversi anni La Biennale Teatro dedica ampio spazio a giovani artisti attraverso la Biennale College che prevede, tra le molte attività, anche l’opportunità per i registi under 30 di farsi conoscere presentando mezz’ora di un possibile allestimento teatrale. Saul di Giovanni Ortoleva nasce così: presentato in forma embrionale nella scorsa edizione del Festival è stato successivamente prodotto dal Teatro della Tosse di Genova e presentato in prima assoluta il 27 luglio in questa edizione della Biennale. Uno spettacolo che guarda indubbiamente al testo di André Gide, ma soprattutto a quello che – per stessa ammissione del regista –  ‹‹è forse il primo mito consegnatoci dalla tradizione occidentale a narrare il tema del fallimento individuale››. Uno spettacolo che guarda fonde il teatro con la musica rock e il cinema (ambiti in cui forse il successo estemporaneo seguito da immediato declino è ancor più visibile) e che cattura l’attenzione del pubblico con danze, canzoni e inserti video. Saul rivela la bravura dei suoi autori e soprattutto dei suoi due giovani interpreti: Alessandro Bandini (David) e Federico Gariglio (Gionata).


Love 

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Regia: Susie Dee| drammaturgia: Patricia Cornelius | interpreti: Carly Sheppard, Tahlee Fereday, Benjamin Nichol | produzione: Laura Milke Garner | anno: 2019| durata: 70 ’.

‹‹Il mio amore ti spezzerà in due perché non sei mai stata così vicina›› Love – presentato in prima europea sabato 27 luglio – racconta di un amore indispensabile, terribilmente logorante e crudelmente meschino. I tre ragazzi protagonisti si sfidano in maniera brutale per questo amore, rinchiusi in uno spazio angusto che ricorda un ring o una gabbia per bestie feroci. Il testo violento di Patricia Cornelius prende vita attraverso i corpi di tre eccellenti attori che esprimono tutto lo sfinimento cui porta questo sentimento, così logorante e irrinunciabile, come la droga di cui i tre fanno uso. Uno spettacolo essenziale, diretto e angosciante che racconta di violenza, emarginazione, degrado sociale e abbandono, ma soprattutto del viscerale egoistico bisogno che abbiamo tutti di sentirci amati, unici e indispensabili.

Per il programma completo de La Biennale Teatro 2019 clicca qui.


Biennale Teatro 2019: “best of” from the first week

By Federica Scaglione

July 29th, 2019

The 47th edition of the Festival internazionale del teatro at Biennale, Venice, has been animating the lagoon for the past week (it started on July 22nd) with a busy schedule of performances, meetings with authors and directors, readings and other events organized by Biennale College. An international audience (not only Europeans but people from all over the world), many young actors, playwrights, scenographers and dancers keen on taking part in the workshops organized by La Biennale, artistic directors from various Italian theaters and other people in the business. It’s not easy to work one’s way through the eclectic multitude of possibilities provided by this Biennale, entitled (not casually) Atto Terzo: Drammaturgie. In the attempt to give voice to various points of reflection emerged during the first week of the Festival, here are five shows worth remembering, with the strong hope that they will be on the bills of Italian theaters soon.

Mauser

Director: Oliver Frljić | playwriting: Marija Karaklajić, Sebastian Huber | Cast: Franz Pätzold, Götz Schulte, Marcel Heuperman, Nora Buzalka, Christian Erdt | producer: Residenztheater | 2017 |  90 ’.

The Festival opened with Mauser, directed by Croatian Frlijc, who gave back life to the text by the German playwright Heiner Muller(1929-1995). Frlijc is here once more confronting himself with the issue of what can be learnt from History: how far can we go, having taken into account past mistakes and confronting those works which bring them on scene? What are we ready to die or kill for? The theme is constantly echoed in sentences which obsessively repeated by the characters: “The daily bread of the Revolution is the death of its enemies”, “He who won’t kill won’t eat”, “Killing the enemies of the Revolution to stop killings”. What’s more human, killing to stay alive or refusing to do it and be doomed? The plot is brought to life by the bodies of three actors and one actress, constantly observed by an older character who will take part in the action only later .

All the humanity and cruelty of the drama are expressed by these nameless, vibrating bodies , wishing to remain indifferent in front of the atrocities they are witnessing, humiliated, exhausted, unrecognizable and unable to bear the weight of their own inhuman actions.

Ghost Writer and the Broken Hand Break

concept: Miet Warlop | music and performance: Miet Warlop, Pieter De Meester, Wietse Tanghe, Joppe Tanghe | testi (in senso di texts o lyrics?): Miet Warlop, Pieter De Meester, Raimundas Malasauskas |producer: Miet Warlop/Irene Wool vzw&NTGent |  2017 |  45 ’.

Belgian visual artist Miet Warlop takes part to La Biennale with two performances: Mystery Magnet (a surreal, chaotic show brought on stage on Tuesday, July 23rd) and Ghost Writer and the Broken Hand Break (Thursday, July 25th). When Warlop was asked to find three words to define the second show, just before its performance, she said “liberating, ritualistic, difficult”: and that’s exactly what it is, a performance based on concentric movement, extremely tiring for the three protagonists who liberate an overwhelming physical intensity with their obsessive twisting, emanating a visceral hypnotic power coming from the union of sound, light and colour.

War

Director: Jetse Batelaan | actors: Martin Hofstra, Tjebb Roelofs, Ton Heijlinger | special effects: Dik Beets | producer: Theater Artemis |2017 |50 ’.

The winner of the Leone d’Argento for this edition of the festival is an author who distinguished himself in theatre for kids: Jetse Batelaan, specialized in shows for kids from 6 years of age (but not only in this!) presents two shows at Biennale, The story of the story and War. This last title sounds a bit too demanding for an audience of kids: how can we tell them the atrocities of conflict? Batelaan manages to do it lightly and, at the same time, in a thoughtful, deep manner, involving kids and adults (since the latter are the ones who enjoy making “war noises”). On this chaotic, unexpectedly animated stage (which recalls an untidy games room or a mined field), three rickety, gun-shy soldiers explain “war” in all its dimensions, and Teatro Ragazzi shows once and for all how its repertoire is to be taken seriously, like the extraordinary narrative mechanism it is.

“we found out that we can start a war and a performance about war very easily, but we cannot end it without extreme difficulties. A performance entitled War can only end with peace. But peace can be awfully far.”

Saul

director: Giovanni Ortoleva| playwriting: Riccardo Favaro, Giovanni Ortoleva | actors: Alessandro Bandini, Marco Cacciola, Federico Gariglio | producer: Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, Arca Azzurra, Teatro i |  2019 |   100 ’.

In the past few years, La Biennale Teatro has devoted a large space to young artists with La Biennale College, which offers the opportunity to directors under 30 to gain visibility by showing an half-hour long “draft” for a possible theatre production. This is how Saul by Giovanni Ortoleva was born: its embryo was presented last year at the Festival, then produced by Teatro della Tosse (Genova) and brought on stage for the very first time at Biennale on July 27th. The show undoubtedly looks at the text by André Gide, but also and mostly at that myth which, in the words of the director, “is maybe the first in Western tradition to deal with individual failure”. The show blends theater, rock music and cinema (all environments in which sudden success followed by immediate failure is maybe even more visible) and catches the attention of the audience with dance, songs and videos. Saul reveals the mastery of its authors and actors, among whom in particular Alessandro Bandini (David) and Federico Gariglio (Gionata).

Love 

director: Susie Dee| playwright: Patricia Cornelius | actors: Carly Sheppard, Tahlee Fereday, Benjamin Nichol | producer: Laura Milke Garner |  2019|  70 ’.

“My love will break you in two because you have never been this close”. Love – which premiered in Europe on July 27th – tells the story of a necessary, extenuating, mean and cruel love. The three young protagonists challenge each other brutally for the sake of it, enclosed in a space which reminds the viewer of a wrestling ring or a cage for wild animals. The violent text by Patricia Cornelius lives through the bodies of three excellent actors who express all the exhaustion coming from this feeling, necessary and consuming, just like the drugs used by the protagonists. An essential, straightforward performance telling a history of violence, marginalization, social degradation and abandonment, of the egotistic, visceral need we all have to feel loved, indispensable, unique.

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