I Teatri del Sacro: uno sguardo sulla sesta edizione

di Sara Picello e Silvia Mazzei

Cinque giorni, undici spettacoli – di cui sei prime nazionali – sei luoghi diversi, centinaia di persone coinvolte e una città intera in movimento. Questo è I teatri del sacro, Festival di cadenza biennale, arrivato ormai alla sua sesta edizione e che si è tenuto ad Ascoli Piceno dal 19 al 23 giugno 2019.

Sacro però non vuol dire strettamente religioso, quanto più rivolto a una ricerca di mistero, di spiritualità, di sacralità intesa come fragilità insita nella stessa condizione umana.

Non a caso per le ultime edizioni la scelta della città è ricaduta su Ascoli Piceno, la città delle cento torri, nel cuore delle Marche, luogo duramente colpito dal terremoto del 2016, ma che ha deciso di non arrendersi al vittimismo tipico di queste situazioni. I teatri del sacro diventa quindi un’opportunità di riscatto per tutta la comunità, che cerca attraverso la cultura un’occasione di rilancio e di sollecitazione delle coscienze.

62588033_379032729411276_7722584509421453312_n.jpg

Gli undici spettacoli sono stati distribuiti nei luoghi più belli della città, arrivando ad occupare non solo il Teatro dei Filarmonici e il Teatro Ventidio Basso, ma anche bellissime chiese – spesso addirittura chiuse al pubblico – e i giardini vescovili.

Il tema portante di ogni rappresentazione sono state le opere di misericordia, che hanno il merito di inserire la fede, un argomento spesso così lontano dalla modernità, in una dimensione attiva, agìta e partecipativa. Pur nascendo tutti da un unico nucleo tematico, gli sviluppi si sono rivelati poi quanto più caleidoscopici e personali, indice anche della natura diversa di ogni singola compagnia: da Sporco Negro e la sua originale trattazione dei pregiudizi e delle paure che l’Italia di oggi nutre nei confronti del diverso, fino ad arrivare a Il Vangelo secondo Antonio che tratta il tema della malattia dell’Alzheimer, un tabù che ancora oggi è un macigno, un qualcosa da nascondere anziché affrontare. Merita una menzione anche Acquasantissima, diretto e interpretato da Fabrizio Pugliese, che gravita attorno a ciò che determina la non contraddizione tra cultura mafiosa e quella cattolica: com’è possibile all’interno della stessa Chiesa la presenza di un Dio dei carnefici e di un Dio delle vittime?

Il compito di aprire il Festival è  stato lasciato alla performance esito del corso di formazione professionale per operatori di teatro sociale – OTS Lab – nato anch’esso in seguito al terremoto e con la voglia di ricostruirsi oltre che ricostruire. 

Il Festival però non è solo teatro in quanto ha previsto anche la proiezione del film documentario I Nostri di Marco Santarelli e la presentazione del libro Nel nome di Alessandro Zaccuri, presso la libreria Rinascita.

La partecipazione è l’altro argomento cardine del Festival, che ha l’obiettivo di porsi come esperienza a trecentosessanta gradi per il pubblico, che diventa quindi un soggetto attivo all’interno della rappresentazione. Il teatro infatti non può prescindere dalla sua relazione con l’altro, andando così a formare un’assialità orizzontale, ma non solo: ne I teatri del sacro la relazione non è solo con “l’altro”, ma anche con “l’alto”, creando così un’assialità anche verticale, in un rapporto che diventa triangolare.

Cinque giornate intense e ricche di appuntamenti in cui una città intera celebra il teatro come spinta motrice che intreccia trame di emozioni e relazioni per creare un rinnovato modello di comunità.

Rispondi