Square Milano: un’esperienza percettiva nelle diverse dimensioni del reale

Square Milano è un’installazione partecipativa volta a modificare la percezione che lo spettatore ha della realtà circostante attraverso un’esperienza uditiva di tipo immersivo. Per partecipare alla performance – ideata da Lorenzo Bianchi Hoesch appositamente per lo spazio della XXII Triennale di Milano e visitabile dal 2 al 7 aprile dalle ore 10.30 alle 19 – sono necessari soltanto un paio di auricolari e uno smartphone dotato di connessione 3G-4G. Il progetto si svolge nell’ambito della seconda edizione del FOG Festival che, da marzo a giugno 2019, presenta al pubblico le espressioni più all’avanguardia delle arti performative.

Lorenzo Bianchi Hoesch è un compositore e performer italiano che abita stabilmente a Parigi e si occupa di musica, installazioni, danza e teatro. Numerose sono le commissioni che ha ricevuto da istituzioni internazionali quali – per citare qualche esempio – la Biennale di Venezia, l’Opera di Göteborg e il Ballet National de Marseille. La ricerca artistica di Hoesch si muove nell’ambito di procedimenti sperimentali e improvvisativi, è inoltre docente di composizione elettroacustica presso l’Università della Franche-Comté e al Conservatorio di Montbeliard in Francia.

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L’installazione milanese rientra nel più ampio progetto Square, il quale nasce da un lavoro di ricerca condotto nel corso del 2016-2017 dall’artista presso l’istituto di ricerca IRCAM del Centre Pompidou di Parigi. Lo scopo del progetto è quello di creare un’installazione sonora che interagisca armonicamente con un preciso spazio fisico. Alla base dell’esperienza vi è il concetto della spazializzazione del suono in cuffia, e cioè la creazione di un paesaggio sonoro (soundscape) al quale lo spettatore può accedere attraverso una tecnologia web interattiva.

L’esperienza di Square Milano ha come obiettivo la ridefinizione di un ambiente espositivo e insieme dell’esperienza tradizionale della fruizione artistica stessa. Lo spazio che viene percorso è quello della XXII Triennale di Milano, dedicata al tema Broken Nature, che indaga il rapporto tra uomo e ambiente naturale. La performance si inserisce quindi in un contesto più ampio di riflessione sull’interazione tra l’essere umano e la spazialità.

Dopo essersi connesso ad una pagina web ed aver avviato il programma, il visitatore riceve delle immagini sul suo telefono e viene invitato a raggiungere la posizione esatta da cui la foto è stata scattata.

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Nel momento in cui il fruitore arriva nel punto indicato e tocca lo schermo, prende forma il vero corpo dell’installazione: un universo sonoro di bisbigli, suoni confusi e rumori si mescola alla voce-guida di una donna, che accompagnerà gli uditori lungo tutto il percorso.

Si tratta di un gioco: il pubblico percepisce al contempo una realtà effettuale e una aumentata, ma quale delle due prevarica sull’altra? L’esposizione della Triennale riunisce in un luogo delimitato opere differenti, provenienti da contesti diversi; la registrazione olofonica assembla rumori della vita quotidiana disparati negli auricolari degli ascoltatori. Forse entrambe, allora, sono dotate della stessa forza in quanto composizioni stratificate di oggetti-entità. La simultaneità sensoriale di due realtà diverse, una visiva e l’altra uditiva, porta alla sovrapposizione del tempo presente – esperito con tutti i sensi eccetto quello dell’udito – al tempo della memoria, riportato in cuffia dalla voce.

Compare allora la dimensione del racconto, in cui la voce iniziale prevale sugli altri rumori. La storia è quella di un viaggio, o meglio, di una partenza sofferta. Il tema della migrazione cambia però inaspettatamente direzione, in un futuro immaginato in cui si cerca l’Egitto. Lo spettatore percepisce polifonicamente negli auricolari l’ansia della fuga.

Certamente possiamo dunque parlare di arte partecipativa, ma anche di esperienza individuale sempre diversa. Non è l’artista a dare vita alla performance ma lo spettatore stesso. Il percorso ha delle tappe stabilite – inseguite attraverso le foto – ma tra l’una e l’altra il visitatore è libero di muoversi nello spazio espositivo e guardare quello che lo circonda dando significati altri a ciò che vede sulla base dei rumori, delle voci e dei suoni che ascolta. Il suono risignifica lo spazio, lo manipola e diventa a sua volta luogo della mente.

Si tratta di un’esperienza tanto unica quanto effimera – perché accessibile per così pochi i giorni? – forse proprio perché è l’evanescenza a racchiudere il significato più profondo di questo viaggio, al termine del quale il visitatore è invitato a chiudere gli occhi un attimo prima che il suono nelle cuffie cessi e il viaggio trovi la sua conclusione nella dimensione privativa del buio e del silenzio.

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