Thor: Ragnarok, il Walhalla può attendere

Si legge nella Vǫluspá, l’equivalente della teogonia esiodea della mitologia norrena, alla strofa 52 “Surtur viene da sud/ col veleno dei rami. Splende la spada, /sole degli dei caduti. / Le rocce si frangono, /crollano gigantesse; /gli uomini vanno a Hela, /il cielo si schianta.” Con questi versi la Vǫlva, la sinistra profetessa di Odino, narra l’inizio del Ragnarǫk, letteralmente “il fato degli dei”. E in effetti in Thor: Ragnarok non mancano i mostri mitologici e i personaggi tipici citati dalla profetessa. Ma si sa, la mitologia tutta è suscettibile di interpretazioni, talvolta anche a distanza di anni, le quali stravolgono la visione originaria di un racconto (sempre che ve ne fosse una). Ad esempio il cinema contemporaneo permette oggigiorno a una mega produzione americana di far interpretare un poema nordico-germanico ad un commediografo neozelandese con protagonista un australiano. Magie della post-modernità diranno alcuni, scempi della globalizzazione sosteranno altri ma quello che importa è il risultato. Thor: Ragnarok di Taika Waititi è un film godibilissimo e gustoso ma la sua profondità è troppe volte oscurata da una ossessiva ricerca del comico a tutti i costi.


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L’articolo è stato pubblicato il 25 ottobre 2017 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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