#PFF18 • Uno

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Per quest’edizione Birdmen è media-partner del Pentedattilo Film Festival, il festival internazionale di cortometraggi che si svolge a Pentedattilo (Reggio Calabria) dal 31 al 4 novembre. Qui le nostre recensioni in anteprima. Una selezione di sei elementi della redazione comporrà la giuria per la Sezione Thriller.


Uno (2018) di Gianluca Ariemma, alla sua prima esperienza da regista cinematografico, intercetta immediatamente il pubblico attraverso tre inquadrature in montaggio alternato, col compito di dissezionare la scena della camminata – forse una “discesa”, in virtù della sua connotazione immediatamente mortifera e per la concavità del terreno nel quale è girata: protagonisti una donna (Denise Capezza), un uomo (Giovanni Anzaldo) e un terzo (lo stesso regista) che vi si frappone, anticipando simbolicamente il proprio ruolo nel corso del cortometraggio. Al centro, con inquadrature immobili – «perché la morte è immobile» suggerisce Ariemma, ma sono le parole (confessa) del direttore della fotografia Rocco Marra – sui personaggi seduti su una panchina e in controcampo sul lago di fronte. La donna soffre di una disabilità (mentale, non precisata, forse autismo): emerge dalla tonalità bassa della voce, dalla perifericità dello sguardo e dalla gestualità (le mani che si intrecciano, la testa che si piega).

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L’uomo è a lei vicinissimo perché il sussurrare della donna – molto complesso da decifrare – è a lui assolutamente comprensibile e perché le ragioni, la materia del loro discorso è certo sottintesa, comune. Il loro sguardo si posa finalmente sul lago, sulle rive del quale sembrano divertirsi dei circensi (giocolieri, nani…). Fino al controcampo che rivela la desolazione del luogo, lo spettatore è spinto a sospendersi in una dimensione di tipo fantastico, immagina dunque che i due protagonisti stiano assistendo (un assistere comunque inedito, all’aria aperta) a uno spettacolo. Ma ecco la prima sconfessione: il ragazzo appare molto più lucido e mantiene il gioco aperto, descrive i circensi, risponde provocatoriamente alla ragazza (l’unica, per ora, a risultare non capace di discernere tra realtà e immaginazione), la quale ammette di dormire, di nascosto, al fianco di un uomo alto con una pallina rossa in mano (un ulteriore circense, un clown), il sig. Milungo – è un momento fondamentale, perché s’annuncia senza dubbio alcuno che tra i due protagonisti c’è amore, pure non canonico (e l’ammissione è un gioco di innesco). «Quanti spettatori?» chiede il ragazzo – «Uno», risponde la ragazza, quasi a significare, inizialmente, il suo isolamento, l’impossibilità di percepire ma non comprendere l’alterità. Ma al momento dell’arrivo di Mr. Milungo la dimensione fantastica si rivela a pieno, la camera inquadra il ragazzo per la prima volta a destra (nella logica frontale) ed è un’assenza al suo fianco: lo spettatore è sì uno, ma è lui, colpito dalla perdita della ragazza, confermata in definitiva dalla ripetizione delle stesse parole che nel dialogo (ora sappiamo monologo) sembravano riferite ad una terza persona: «si è addormentata…».

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Dialogo-monologo dal sapore fortemente teatrale (che rispecchia la formazione del giovane regista), il cortometraggio di Ariemma si chiude circolarmente con la sequenza iniziale dei tre protagonisti in limine, sul ciglione, con un primo piano sulla sabbia e sul volto della ragazza.

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