Nord Sud Ovest Est è un omaggio agli anni del “Tranquillo, siam qui noi”
Hanno ucciso l’uomo ragno – La leggendaria storia degli 883 è il raro caso di un biopic che ha seguito la stessa parabola dei suoi soggetti: nessuno avrebbe mai scommesso un euro su di loro, eppure son diventati in brevissimo tempo un fenomeno intergenerazionale senza limiti. Tra chi ha sempre amato il duo composto da Pezzali e Repetto e chi li intercettava per la prima volta grazie alla serie Sky, era bastato un anomalo coming of age per dare al duo una seconda rinascita e magari una seconda chance (anche se la reunion appare ancora abbastanza fuori discussione). Quella breve storia leggendaria – con tutti i suoi possibili e necessari voli pindarici o però non era finita in quegli otto episodi: mancava la seconda metà e con essa la fine della leggenda.
A chiudere il cerchio (anche perché proseguire sulla venture di Pezzali sotto il nome 883 significherebbe snaturare la stessa serie che si poggia sulla splendida chimica tra Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli) arriva dal 9 ottobre su Sky la seconda stagione o meglio, il secondo disco Nord Sud Ovest Est, perché quando tutti gli occhi sono su di te e arrivi al quarto posto dei dischi più venduti del 1992 è normale che il tuo discografico Claudio Cecchetto (interpretato nella serie da Roberto Zibetti) prema per farti cavalcare quella rara onda alta il prima possibile.

Un secondo disco significa soprattutto dimostrare che il primo non era frutto della fortuna dei principianti. Nel 1993 tutti aspettavano gli 883 al varco per capire se fossero «due ragazzini che avevano fatto sette canzoni o dei cantanti seri». È attorno alla trappola dell’essere adulti che si snoda gran parte di Nord Sud Ovest Est, sia come disco (basti pensare alla title track dove il cowboy Pezzali si interroga sullo scopo del suo viaggio con «E forse quel che cerco neanche c’è») che come stagione. L’inizio della fine degli 883 coincide con il momento in cui tutto ha smesso di essere l’avventura curiosa di due compagni e nelle loro teste si è insinuata una parola, ripetuta come un ritornello da tutte le persone che incrociano: “maturità”. Una maturità negli atteggiamenti e anche nell’arte, ma quando sei a malapena uscito da un liceo e ti hanno schiaffato in un mondo dove sei un outsider, hai due strade davanti a te: o cresci in fretta, perdendo la bussola di dove ti trovi nell’universo, o vivi orgogliosamente la tua immaturità.
I problemi per Max (Elia Nuzzolo) e Mauro (Matteo Oscar Giuggioli) partono dove era finita la scorsa stagione e inizia questa: una semplice domanda, «Max ma io… questa come la ballo?» esclamato al primo ascolto di una Come mai ancora in stato embrionale, perché una ballad lenta in quel momento è una minaccia strutturale per gli 883 e i ruoli che si erano imposti. Da lì emergono direzioni artistiche diverse, idee diverse sullo stesso percorso del duo e una piccola crepa nel loro rapporto, che nel corso degli episodi diventa sempre più profonda e difficile da ignorare. È un dolore silenzioso, mai visto come una tragedia ma frutto dello strano percorso di ognuno di noi, come canterà Pezzali molti anni più tardi.

La serie, partendo con un sorprendente episodio bolla volto a trovare un precedente ai sentimenti che i due amici stanno provando, tratta con immensa attenzione il rapporto tra Max e Mauro, che rimane – nonostante Silvia partita per l’Irlanda e l’arrivo di potenziali nuove fiamme – la storia d’amore centrale a Nord Sud Ovest Est. Alla fine qui si tratta di un lento, inesorabile e tragico disinnamoramento, quello che ti porta a guardare una persona con occhi diversi e a rendertene conto solo quando è troppo tardi. Nord Sud Ovest Est è la somma di tanti “troppo tardi”, di treni che sono passati e non torneranno, di parole che dovevano essere dette e non saranno mai pronunciate e lì la performance di Giuggoli è particolarmente struggente: creatura apparentemente ingenua e scavezzacollo, il suo Repetto si accorge lentamente che il suo posto in quella amicizia e nell’arte che creano insieme non c’è più e inizia a mettersi in disparte, martire di una città ormai troppo stretta per entrambi.
Come annunciato nella prima puntata dallo stesso Pezzali-personaggio, la serie prende la storia «molto alla larga», tra voli pindarici, dettagli forse superflui e una voce che commenta incessantemente quello che è successo con la consapevolezza di chi non può tornare indietro e può solo raccontare e rimuginarci sopra. È una narrazione fondamentalmente logorroica, che corre come un treno grazie alle penne di Francesco Agostini, Marco Pettenello e Sydney Sibilia con quella velocità che è tipica di una persona spinta verso il mondo dei grandi troppo in fretta. Nord Sud Ovest Est sventola con orgoglio e malinconia la sua gioiosa immaturità, la sua voglia di guardare con la leggerezza dei giovani un mondo di grandi finché quella certezza che nulla potrà mai toccarti si scontra con una triste e universale verità: nulla dura per sempre. Ogni canzone a un certo punto finirà e Mauro non la potrà ballare in eterno.
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