Brothers è un titolo click-bait che ha espresso il desiderio di diventare una serie tv
Brothers, la nuova comedy Apple TV che vede protagonisti Matthew McConaughey e Woody Harrelson, è un titolo clickbait di Facebook fatto a serie tv. Potrebbe essere una definizione azzardata, ma come annuncia il progetto stesso fin dalla logline, è «basata su un vero pettegolezzo» e il tour promozionale che ha accompagnato il lancio ha trattato quella possibile notizia come una mucca da mungere finché possibile. Il pettegolezzo in questione – che in effetti potrebbe essere benissimo uno di quei titoli che clicchi prima che i tuoi dati vengano venduti sul dark web o quei caroselli di puro engagment farming su Instagram – è molto semplice. Ormai nove anni fa, i due attori si trovavano in vacanza e mentre stavano sfogliando gli album di famiglia dalla madre di McConaughey arrivò una rivelazione come fulmine a ciel sereno. Dalle foto riconobbe il padre di Harrelson – sicario per la criminalità organizzata, quindi non proprio la persona che vorresti avere in famiglia – come un uomo con cui era stata intimamente poco prima di rimettersi con il marito e dare alla luce Matthew.
Se i due siano veramente fratelli non ci è dato saperlo. Harrelson vorrebbe fare il test del DNA, mentre McConaughey tentenna anche per non minacciare l’idea che ha sempre avuto della sua famiglia. Ovviamente certe amicizie son più forti di ogni legame di sangue e altri aforismi che puoi trovare nella bacheca di tua zia su Facebook, quindi quel test che tutti vorrebbero spingerli a fare non cambierebbe fondamentalmente il rapporto simbiotico che già li lega. Poi perché no, nel mezzo di questa curiosità mediatica, creare una serie che appaia come primo risultato quando qualcuno cerca «Matthew McConaughey Woody Harrelson brothers» è un colpo da maestri.

La serie, in uscita il 23 settembre, è uno spaccato sulla vita di due versioni caricaturali di McConaughey e Harrelson: il primo troppo concentrato ad apparire serio, pensieroso e all’altezza delle 6 milioni di copie vendute dalla sua autobiografia Greenlights. L’arte di correre in discesa, il secondo invece segue il flow con un savoir-faire degno dei fattoni che un tempo Seth Rogen interpretava a raffica. Quando Harrelson parte per una gita di famiglia in Texas per distrarre la figlia Olive (Highdee Kuan) dalla fine del suo fidanzamento con Jimmy (Skyler Gisondo), si trova davanti il suo migliore amico impegnato a scrivere in pochissime ore un discorso in memoriam del padre, senza però trovare le parole giuste a causa della sua «costipazione emotiva».
È solo la prima delle disavventure che i due uomini si trovano ad affrontare insieme, tra genitorialità, incursioni con la polizia, band e campagne per entrare in politica. Ovviamente, come nella realtà, c’è lo spettro del dubbio: la stravagante matriarca della famiglia McConaughey (qui interpretata da Holland Taylor in perenne stato d’ebrezza) rivela a Harrelson di essere stata con suo padre e che quindi c’è una certa possibilità che i due amiconi siano fratelli. È un dubbio che l’uomo tiene per sé ma che lo fa scendere in una spirale di giocosa paranoia, anche perché in questa serie quasi nessuna emozione viene presa realmente sul serio.

Più volte durante la visione di Brothers mi sono chiesta se il suo intento di fondo non fosse semplicemente trovare una giustificazione propositiva per far passare del tempo insieme ai due protagonisti (e far indossare loro degli incredibili cappelli da cowboy), perché oltre al piacere di vederli insieme – e sappiamo benissimo quanto funzionino grazie a quella prima stagione di True Detective – non è che la serie offra molto altro. Segue il ritmo e le tappe di una qualsiasi sitcom familiare, mostrando due uomini agli antipodi (ma pur sempre migliori amici) e i loro approcci confusi e spesso errati verso i loro figli e le loro mogli. Per contare tra i creatori Lee Eisenberg, produttore tra le altre cose di The Office e Jury Duty, Brothers gioca estremamente sul sicuro anche sul fronte risate, anche perché la caricatura che McConaughey e Harrelson si permettono di portare sullo schermo è estremamente controllata per non minacciare la loro immagine pubblica. Le controversie che li hanno visti protagonisti sono a malapena sfiorate e nemmeno passibili di scherno, i tratti esagerati per favor di caricatura rimangono gli stessi per tutti gli otto episodi e sono volti quasi esclusivamente a sottolineare tutte le abissali differenze tra i due uomini (come se il tutto non si fosse capito già a metà del primo episodio).
Accompagnata come ogni serie Apple TV – e torna in mente soprattutto Stick con Owen Wilson – da una sottotrama adolescenziale che stavolta ha il gusto di una versione americana di Marco ed Eva Cesaroni, Brothers sarà basata un vero pettegolezzo, ma forse sopravvaluta quanto realmente ci interessi la risoluzione di questo débâcle familiare. Sapere se McConaughey e Harrelson sono davvero fratelli ci cambierebbe la vita? No, il sole domani sorgerebbe comunque e i due attori sarebbero ancora amici, proprio come lo sono stati finora. Oltre quella possibile parentela, la serie non porta nulla sullo schermo che non si sia già vista in almeno venticinque iterazioni diverse ogni anno e la chimica tra McConaughey e Harrelson – menzione speciale alle versioni fittizie (persino con nomi e volti nuovi) delle loro stesse famiglie, un dettaglio assurdo e concepibile solo una mente maschile – non basta a giustificare Brothers. Però la curiosità ci ha fatto premere play comunque, vedete che il clickbait funziona comunque?
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