Bucking Fastard è l’ennesimo motivo per cui Werner Herzog andrebbe clonato
Da grande maestro dell’ossessione Werner Herzog torna alla finzione per portare alla Mostra del Cinema due nuovi personaggi che camminano sul sentiero tracciato dai vari Aguirre, Fitzcarraldo e Timothy Treadwell (quello di Grizzly Man), scegliendo di seguire nuovamente per la loro strada due menti che funzionano diversamente dalle altre. Protagoniste sono le gemelle Holbrooke, identiche nell’aspetto esteriore e interiore, incapaci di separarsi, innamorate dello stesso uomo, ossessionate dalla mimesi completa con la propria copia perfetta. Interpretate dalle sorelle Rooney e Kate Mara, Jean e Joan sono il centro di un film sorprendente, una commedia spontanea che pesca dalla vita delle sorelle Chaplin, realmente esistite, e disegna una spirale di eventi che sembrano ripercorrere le ossessioni dello stesso Herzog e dei suoi personaggi.

Per certi versi Bucking Fastard potrebbe essere per Herzog un modo di specchiarsi, di rivedere sé stesso. Il rapporto tra le due sorelle che parlano all’unisono e insieme alimentano le loro ossessioni ricorda da vicino tante avventure cinematografiche di Herzog, che nel rapporto coi protagonisti dei suoi documentari o con un attore come Klaus Kinski ha sempre trovato la fonte della propria creatività, anche laddove sopportarsi era diventato impossibile. L’appiglio era sempre l’obiettivo finale, il film, una storia da raccontare e nel mentre vivere un’avventura e vedere come va a finire. Ma in Bucking Fastard non c’è solo questo, c’è soprattutto la percezione palpabile di un regista che sceglie di mettere in scena con grande umorismo una storia che bramava raccontare da tanto tempo.

La storia delle gemelle – documentata nel 1987 dal preziosissimo A Pair of One – è raccontata da Herzog attraverso un intreccio di scene spesso vicine allo sketch comico, sfuggendo alla logica del biopic pedissequo e virando piuttosto in direzione ostinata e contraria, scavando e scavando nell’ossessione per raccontarne i tratti più naïf e scanzonati fino al riconoscimento di un’unicità paradossale proprio perché duplice, un qualcosa che il resto del mondo non potrà mai capire e che forse basta, però, alle protagoniste, il cui mondo è tutto negli occhi della sorella che hanno di fronte. Così queste due donne, incapaci di conformarsi a un mondo adulto, impossibilitate a lavorare e capaci tuttavia di cimentarsi in uno stalking forsennato dell’uomo che hanno deciso all’unisono di amare, resistono a qualsiasi spinta esterna e trovano la propria strada attraverso le asperità della vita, quasi scavandosi uno spazio vitale laddove sembrava non esserci.
Le sorelle Mara e un ritrovato Orlando Bloom compongono un trio che meriterebbe un premio dedicato, mentre Werner Herzog, a 83 anni, sembra il filmmaker più giovane e fresco in Concorso a Venezia. Per questo Bucking Fastard, oltre ad essere un bellissimo film che divertirà molti e meriterà tanto spazio nelle sale, è anche una grande lezione di cinema per tutti coloro che hanno dimenticato di fare film per il pubblico, quella serie di persone variegate troppo spesso viste come una massa informe a cui il cinema d’autore interessa solo ogni tanto. Herzog dimostra il contrario, che può esserci una commedia d’autore, originale, poetica e mai retorica, senza lezioncine da film finanziato dallo Stato, pensa che follia!
Sia benedetto il giorno in cui qualcuno a Cannes ha deciso che questo film non si sarebbe meritato il Concorso: ha regalato a Venezia 83 uno di quei film per cui quest’edizione verrà ricordata, e ha tenuto acceso quel barlume di speranza per un cinema d’autore che sceglie di andare per la sua strada a suon di picconate, in cerca di interminati spazi.
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