Coyote vs. Acme è un omaggio alla resilienza dei cartoni animati
Ti è mai caduto un pianoforte in testa? Hai mai subito un incidente degno di un cartone animato? Probabilmente no, altrimenti non saresti qui per leggere queste parole. I personaggi dei cartoni animati seguono leggi della fisica e della biologia tutte loro, soprattutto se si considera l’elasticità del corpo capace di tornare alla forma originale anche quando schiacciato da pesi o la possibilità di rimanere illesi davanti al 99% delle minacce. Sono resilienti nel senso più letterale della parola, ma noi umani, quando vediamo sul nostro schermo le vere e proprie torture alle quali sono sottoposti, ridiamo perché è quello che ci hanno insegnato a fare fin dall’infanzia e non proviamo nemmeno una briciola di pena.
Una delle principali vittime della dura legge del cartone animato è Willy il Coyote, che ha solo un intento nella sua esistenza: dare la caccia a un esemplare di road runner, un grosso pennuto blu che sfreccia per il deserto dove entrambi vivono (solo noi in Italia chiamiamo questa creatura Beep Beep). Il suo piano per catturarlo e renderlo la sua cena prevede l’utilizzo di numerosi gadget tecnologici, che in teoria dovrebbero portare risultati infallibili ma in pratica lo hanno solo fatto bruciare, esplodere, sprofondare sotto terra o perdersi nello spazio. Non i risultati che vorresti quando paghi fior di quattrini per un’arma targata Acme. Almeno quando compri un oggetto su Aliexpress o Temu, ti aspetti che possa essere malfunzionante, rotto o ancora contenere sostanze nocive, mentre quando compri da un’azienda con una storia come ACME credi (giustamente) di avere tra le mani il top di gamma, l’arma che ti permetterà di farti un delizioso banchetto con la tua nemesi.

Quando Willy sente una pubblicità alla televisione della Avery, Jones & Maltese Lawyers, capisce che potrebbe avere diritto a un più che meritato risarcimento. Così parte verso la città con un sacchetto in spalla, pieno – con una legge della fisica degna della borsa di Mary Poppins – di centinaia di gadget malfunzionanti della ACME e di una limitata serie di cartelli che gli servono per parlare. La sua denuncia però, seguita con non poche preoccupazioni dal nevrotico avvocato Kevin Avery (Will Forte), apre un caso che coinvolge tutto il mondo dei cartoni animati e rischia di svelare una pericolosa cospirazione che l’azienda vuole tenere sotterrata a tutti i costi ed è disposta a sguinzagliare il suo responsabile legale, il minaccioso Buddy Crane (John Cena), per farlo.
C’è un motivo se The American Cinematheque, nella sua rassegna di avvicinamento all’attesa e spesso dubitata uscita di Coyote vs. Acme (dal 2 settembre nelle sale italiane grazie a Lucky Red), ha scelto di accompagnare a ogni cortometraggio dei Looney Tunes proiettato titoli come Erin Brockovich, Michael Clayton e Codice d’onore, ed è un motivo estremamente semplice: il film di Dave Green è a tutti gli effetti un courtroom drama e ha più in comune con i titoli precedentemente citati che con Un’avventura spaziale – Un film dei Looney Tunes.
Partendo da un articolo umoristico dal titolo Coyote v. Acme di Ian Frazier pubblicato sulla pagine di The New Yorker nel 1990, che si concentrava sulla dichiarazione d’apertura dell’avvocato di Willy il Coyote, il regista Dave Green e la sceneggiatrice Samy Burch (che esordì con May December di Todd Haynes, insomma la versatilità fatta a persona) tessono una storia che sceglie di non guardare ai vincitori, anche perché il suo protagonista è un personaggio che esiste finché può fallire. Per Willy il Coyote mangiare Beep Beep significherebbe la fine della sua corsa e la cancellazione del suo scopo. Allo stesso modo, non è che Kevin goda di maggiore successo: a malapena guadagna quanto gli serve per tenere le luci accese nel suo studio e non si azzarda a prendere casi rischiosi, preferendo un veloce accordo tra le parti. Due perdenti non faranno un vincitore, soprattutto quando la legge è scritta da ACME per favorire i suoi stessi subdoli piani, ma la resilienza e la totalità incapacità di ascoltare un qualsiasi no di Willy il Coyote spingono Kevin a provare almeno ad affrontare il gigante Golia del capitalismo.

È impossibile parlare di Coyote vs. Acme senza menzionare la tragedia greca che è stata la sua distribuzione. Girato nel 2022, il film doveva uscire nelle sale nell’estate del 2023 con Warner Bros, che poi lo rimandò poi a data da destinarsi donando quello slot a Barbie – e sappiamo che gli è andata molto bene questa scelta. Nel novembre del 2023 chi l’aveva creato scelse di distruggerlo in nome di una detrazione fiscale di circa 30 milioni di dollari. Inutile dire che alla notizia i fan dei Looney Tunes, ma anche molto più semplicemente chiunque rispetti anche solo minimamente la creatività umana, iniziarono a protestare vivacemente portando in tendenza l’hashtag #SaveCoyotevAcme. Una persona vestita da Willy il Coyote con un cartello campeggiante la scritta Release Me camminava per giorni davanti agli studios della Warner. È solo grazie all’intervento della piccola casa di produzione e distribuzione ketchup entertainment., che già si era fatta salvatrice di Un’avventura spaziale – Un film dei Looney Tunes, che ora abbiamo la possibilità di vedere Coyote vs. Acme.
Il film di Dave Green è talmente profetico che appare spesso come una parodia che qualcuno avrebbe potuto fare post-debacle distributivo. Il mondo dei cartoni animati minacciato da chi pensa solo al Dio Denaro? Un avvocato umano che abbraccia la causa di personaggi 2D per portare loro giustizia? Coyote vs. Acme appare come una continuazione spirituale di Looney Tunes: Back in Action, entrambe riflessioni in tecnica mista e straordinariamente meta sulla posizione di Willy il Coyote e amici vari nel panorama dell’intrattenimento contemporaneo (persino si scherza sulla riconoscibilità della sagoma di Bugs Bunny in questo ultimo capitolo) e sul corporate greed, l’avidità delle aziende che guardano il loro potenziale pubblico con le banconote al posto degli occhi.

Rispetto al film con Brendan Fraser, qui i Looney Tunes non sono trattati diegeticamente come celebrità, sono individui qualsiasi, vittime di un sistema più grande di loro che vuole inghiottirli e usarli. Titti può essere stritolato dalle mani di John Cena, Daffy Duck può essere ricoverato, Porky Pig può ricevere pianoforti in testa (non che quello sia una novità). Cadono e si rialzano, perché è quella la notizia che i cartoni animati e nello specifico Willy il Coyote ci hanno sempre trasmesso. Coyote vs. Acme, in fondo, è un inno alla spericolata gioia dell’essere testardi, di andare avanti nonostante armi difettose e complotti delle multinazionali e magari sulla strada del deserto troverai qualcuno disposto a correre al tuo fianco verso lo stesso obiettivo (ma tanto non riuscirete a catturare Beep Beep ed è proprio lì il bello).
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